donluigiciotti1.jpgIstituire per il 21 marzo, primo giorno di primavera, la Giornata nazionale in memoria di tutte le vittime di mafia. E’ una delle richieste che don Luigi Ciotti, fondatore di Libera, ha presentato ieri al presidente della camera Fausto Bertinotti come gesto conclusivo di «Contromafie», la tre giorni di dibattiti e gruppi di lavoro che ha riunito a Roma più di tremila persone. Al presidente della camera don Ciotti ha consegnato il «Manifesto per un’Italia libera dalle mafie», messo a punto in questi giorni dalle associazioiani antimafia e antiracket. «Libera non è di parte», ha spiegato don Ciotti durante l’incontro alla camera: «Abbiamo invitato agli Stati generali tanti politici, amministratori di ogni colore politico. Libera non è di parte, sta da una parte sola: quella della legalità e dei diritti». All’associazione Bertinotti ha riconosciuto il merito di aver fatto capire quanto quallo mafioso sia un fenomeno nazionale e internazionale. «La mafia – ha detto il presidente della Camera – non può essere considerata un fatto locale: la lotta alla mafia non può essere fatta solo in Sicilia o in Calabria, non si vince se non la si fa anche a Roma o a New York. Questo è l’impegno che viene chiesto alla politica: una sponda politico-istituzionale grande».

Ma per conbattere la mafia le parole non sono sufficienti. Anzi, come il sacerdote ha ricordato a Bertinotti, «quella delle parole è la prima delle mafie». E sono proprio fatti quelli che l’associazione chiede al mondo politico. Fatti come quelli contenuti nel Manifesto presentato ieri a Bertinotti. Tra le priorità messe in evidenza nel documeto, ci sono il potenziamento delle risorse e dei mezzi a disposizione della magistratura che indaga sui delitti e sulle stragi di mafia, il pieno e effettivo sostegno dello Stato ai testimoni di giustizia, un testo unico della legislazione antimafia, l’istituzione di un’Agenzia nazionale per la gestione dei beni sottratti alla mafia, di un’autority indipendente contro il riciclaggio dei capitali di provenienza illecita e di un osservatorio nazionale permanente sull’informazione in tema di mafie.

«Bisogna cancellare la parola emergenza ‘emergenze’ e affermare la ‘continuità’» della logica alla mafia, ha detto Bertinotti al termine dell’incontro. «Serve poi recidere tutti i legami, palesi e occulti, specie questi ultimi, del mondo politico con la mafia: ci deve essere un rapporto tra quanto si dice e quanto si fa, si deve prosciugare l’acqua nella quale nuota il ‘pesce mafioso’».Intanto ieri è stato presentato al Senato un disegno di legge, realizzato da Cittadinanzattiva in collaborazione con Libera, Trasparency international e Avviso pubblico, in cui si equipare la corruzione ai reati di mafia.