russo-spena.jpgIl capogruppo di Rifondazione al senato parla del «decreto Lanzillotta» e dei servizi pubblici locali. No alle privatizzazioni chieste a gran voce da Rutelli, l’Unione deve tutelare innanzitutto l’acqua. E dopo il «pacchetto Bersani» ora ci vuole la «class action»
Galapagos
«Il tema centrale è quello dei “beni comuni”: sono il paradigma della ricostruzione delle municipalità aggredite negli ultimi anni da un eccesso di liberalizzazioni e privatizzazioni. Vi sono beni comuni che debbono essere assolutamente posti sotto il diretto controllo e gestione dello stato e degli enti locali: l’acqua, per fare l’esempio più eclatante». Giovanni Russo Spena, capogruppo di Rifondazione comunista al senato, quando parla di «beni comuni» si appassiona. E non da oggi. Ovvio rivolgersi a lui per cercare di capire a che punto è il disegno di legge (definito «Lanzillotta» del nome del ministro che lo ha proposto) che delega il governo per il riordino dei servizi pubblici locali. Di più: sulle privatizzazioni oggi sembra essersi aperta una battaglia politica che vede Rutelli scatenato per riconquistare l’egemonia all’interno del suo partito come paladino di una apertura totale al mercato.Sbaglio o in un primo tempo sembrava dover essere un collegato alla finanziaria?
E’ vero. Poi, però, abbiamo convinto il governo a presentarlo come disegno di legge a se stante. Attualmente è alla commissione affari costituzionali del senato.

La premessa è che si vuole imprimere una ulteriore svolta liberalizzatrice in tema di servizi pubblici perché – si dice- liberalizzare vuol dire maggiore concorrenza e più efficienza. E quindi benefici per gli utenti consumatori. Sei d’accordo?

Parzialmente: credo che con le dovute accortezze per alcuni servizi una maggiore concorrenza possa portare a risultati positivi. Ma questo non vale per tutti i settori: l’acqua, ad esempio, non può assolutamente essere un bene privatizzato. E quando parlo di acqua mi riferisco anche agli acquedotti e cose simili. Anzi, come previsto nel programma, occorre pubblicizzare l’intero settore.

So che l’Anci, l’associazione dei comuni italiani, ha fatto molte osservazioni al testo presentato dalla Lanzillotta che, sembra, le abbia fatte proprie. Però finora nel testo originale non compare alcun emendamento.
Le osservazioni non sono state fatte solo dall’Anci, ma anche da altre organizzazioni, come l’associazione dei piccoli comuni, associazioni no-profit, e sindacati. Senza entrare nei particolari, ti posso anticipare che gli emendamenti proposti sono stati accettati e che non ci sarà nessuna liberalizzazione selvaggia, ma un tentativo di inserire maggiore concorrenza, senza ovviamente danneggiare i comuni e soprattutto i cittadini.
Escludi che ci troveremo di fronte a privatizzazioni che hanno trasferito monopoli pubblici in mani private?
Personalmente escludo che ci saranno liberalizzazioni surrettizie. Anche se occorre sempre stare molto attenti.

Per molti chi si oppone alle privatizzazioni è un conservatore.
Ovviamente non mi sento un conservatore. Rifondazione era d’accordo con il decreto Bersani che eliminava alcune incrostazioni. Ma riteniamo che non ci possano essere ulteriori privatizzazioni se prima non si garantiscono i cittadini consumatori. Insomma, prima di tutto serve l’approvazione della normativa che introduca la class-action anche in Italia: solo così si limiterà lo strapotere delle imprese.

Non c’è il rischio che dopo l’approvazione della finanziaria, quelli che si definiscono innovatori, tentino un colpo di mano?
Il rischio c’è: le liberalizzazioni per un verso sono molto popolari. E c’è chi ci punta per cercare di riemergere politicamente

Ti riferisci a Rutelli?
Si. Ma non solo. Anche la Confindustria è su questa linea: le ultime dichiarazioni di Montezemolo muovono in questa direzione. Il riferimento è alla «liberalizzazione» dell’orario di lavoro, al governo della flessibilità. E per ottenerlo la Confindustria è pronta a rinunciare a parti della legge 30.