Merito e metodo Può uno slogan dei Cobas cambiare l’agenda del più forte sindacato italiano?I delegati che hanno manifestato il 4 novembre non ci stanno a farsi processare dal segretario. Una precaria dell’Slc: «Vuole che passiamo ai Cobas?»
Manuela Cartosio

democrazia.gifLa più caustica è Julia Vermena, delegata Fiom alla Lear di Grugliasco. «Pensavo che il congresso della Cgil fosse finito. Invece vedo che continua…». Continua «male», disattendendo molte delle decisioni assunte a Rimini meno di un anno fa, quando ancora non c’era il «governo amico». Ed è continuato nel direttivo della Cgil, con il duro scontro tra Epifani e la Fiom. Raccogliamo commenti e opinioni tra la «base» quando il direttivo è ancora in corso. La «sostanza» dello scontro era chiara da un pezzo.

Martedì Epifani l’ha esplicitata, mettendo sul banco degli imputati la Fiom, Lavoro e società, Rete 28 Aprile. «Colpevoli» d’aver partecipato alla manifestazione del 4 novembre contro la precarietà. Julia ha partecipato a quella manifestazione, «e non ho visto violenze».

Rivendica alla Fiom il «diritto-dovere» di portare in piazza i lavoratori su un tema chiave come la precarietà. «Dove sta lo scandalo? A me operaia di terzo livello la polemica su quella manifestione non serve a niente. Se si fa, è perchè serve a isolare la Fiom, a metterla in riga in vista dei tanti tavoli che si apriranno dopo l’approvazione della finanziaria». Ci saranno cose grosse su quei tavoli: pensioni, patto per la produttività, flessibilità degli orari, «riforma» della struttura contrattuale.

La Cgil vuole arrivarci senza «la spina nel fianco» della Fiom? «Siamo molto di più di una spina», assicura la delegata della Fiom, «e venderemo cara la pelle».Restiamo in zona e sentiamo il parere di Nina Leone, delegata alla Carrozzerie di Mirafiori. Sta tutto in una parola: autonomia. Quella della Cgil scema di fronte a un governo cosiddetto amico. Quella della Fiom resta salda. «Siamo fastidiosi. Per questo subiamo attacchi feroci. Vogliono mettere il bavaglio al diritto di critica. Non ci riusciranno». Nina non assimila il governo Prodi a quello Berlusconi. «Vedo la differenza, capisco le sue difficoltà. Ma Epifani ha sbagliato. Prima ha messo il timbro della Cgil sulla finanziaria, poi si è accorto che le manca l’anima».

 «Le avesse fatte Berlusconi questa cose qua, ci avreste già fatto scioperare una mezza dozzina di volta». Il ritornello delle tute blu leghiste assedia Francesco Bertoli, delegato all’Iveco di Brescia. Ma fioccano critiche anche da sinistra, documentate e non per partito preso. La firma messa in calce al patto sul Tfr, senza chiedere il permesso ai lavoratori, non è andata giù a nessuno. «Di questo la Cgil dovrebbe preoccuparsi. Invece, se la prende con la Fiom».

Anche Bertoli interpreta il comportamento della Cgil alla luce della sindrome del «governo amico». A questa si aggiunge la voglia matta dei «moderati» della Cgil di regolare i conti con la «sinistra» interna per poi rinverdire la stagione della concertazione. «Non si rendono conto che lo scenario non è più quello del ’93. E comunque vorrei ricordare che quella stagione ha regalato ai lavorati tanti accordi a perdere». Graziana Rinaldi lavora al call center della Tim a Milano.

Delegata della Slc, è andata alla manifestazione del 4 novembre, nonostante il contrordine arrivato della sua categoria. «Al direttivo della Slc ci hanno fatto sgradevoli ramanzine». Robetta, aggiungiamo noi, rispetto alle bombe sganciate da Epifani al direttivo della Cgil. Fatte le debite proporzioni, Graziana rintraccia il filo comune nell’incapacità della Cgil di «gestire le differenze» al suo interno. «Se mi oppongo a un accordo, il mio sindacato non la vive bene. Mi considera una che disturba. Statuti e congressi rendono omaggio al pluralismo. Ma se il diritto di critica non si può esercitare, il pluralismo resta sulla carta».

Perchè l’attacco si concentra sulla Fiom? «Ovvio, perché muove più persone».Milita in Lavoro e società Paola Buccianti, delegata della Cgil Funzione pubblica al Comune di Milano. «Con le piazze occupate dagli evasori fiscali, è stato giusto e sacrosanto essere in piazza con i precari». Lei c’era il 4 novembre e non si è sentita per nulla fuori posto. Non è tenera con Cremaschi, conserva dall’ultimo congresso una punta di ruggine verso la Fiom. «Però difendo la Fiom dall’attacco esagerato di Epifani».E’ iscritta ai Ds e si definisce «una moderata» Donatella Poliandri, ricercatrice precaria da 7 anni, delegata all’Invalsi di Roma. «Al corteo del 4 novembre non abbiamo potuto portare lo striscione dell’Slc. Ci siamo messi dietro la Fiom. Devo arguire che Epifani condanna pure me. Sono a dir poco perplessa. Il mio segretario generale vuol spingermi nelle braccia dei Cobas?».