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L’authority approva il ddl Lanzillotta» per gara obbligatoria di luce, trasporti, raccolta rifiuti e gas ma invita a dare ai privati anche l’acqua

«Non si comprende la ragione della clausola di salvaguardia prevista per la gestione pubblica delle risorse e dei servizi idrici». L’autorità Antitrust presieduta da Antonio Catricalà proprio non si spiega come mai dal ddl Lanzillotta sulla liberalizzazione dei servizi pubblici locali l’acqua sia rimasta esclusa contraddicendo in sostanza il principio stesso alla base della legge.  Tuttavia il ddl attualmente in discussione in senato «va nella direzione giusta» nel garantire «la concorrenza e una maggior tutela dei cittadini-consumatori». Leggi il seguito di questo post »

rilievo.gifL’Assemblea generale delle Nazioni Unite ha approvato ieri con 153 voti a favore, quello contrario degli Usa e 24 astensioni, l’avvio della stesura di un Trattato internazionale sul commercio delle armi, destinato a impedire i trasferimenti di armi che alimentano conflitti, povertà e gravi violazioni dei diritti umani. Il voto dell’Assemblea generale è giunto, dopo quello favorevole della Commissione Disarmo e Sicurezza dell’Onu dello scorso ottobre, a tre anni dal lancio della campagna “Control Arms” promossa da Amnesty International, Oxfam International e Iansa (Rete internazionale d’azione sulle armi leggere) per sollecitare l’adozione del Trattato. Alla campagna, promossa in Italia da Amnesty e Rete Disarmo hanno aderito oltre un milione di persone di 170 paesi. “Sebbene vi siano ancora numerosi passi da compiere per ottenere un consenso su questo fine, la risoluzione rappresenta il primo passo formale verso l’elaborazione di criteri internazionali comuni per l’importazione, l’esportazione e il trasferimento di armi convenzionali” – ha commentato il portavoce di Kofi Annan nel salutare l’importante iniziativa. “Il commercio senza regole di queste armi contribuisce attualmente ad alimentare i conflitti, il crimine e il terrorismo e compromette gli sforzi internazionali in favore della pace e dello sviluppo” – ha aggiunto. Gli Usa sono rimasti l’unico paese a votare contro la proposta del Trattato, nonostante il recente appello di 14 senatori alla segretaria di Stato Condoleezza Rice, affinché l’amministrazione di Washington riconsiderasse la propria posizione. Leggi il seguito di questo post »

nairobi.jpgIl  Kenya di Nairobi. la megapoli che  scoppia per troppa gente in troppo poco spazio, dei contrasti  stridenti. Nairobi la bella, la corrotta, l’astuta, la ricca, la  tranquilla, la caotica, la piangente. Nairobi significa fonte,  dove  nasce l’acqua. Dove nasceva l’acqua ora vi sono le sue  figlie che si prostituiscono, per mangiare, per dare di che vivere  ai propri figli, dove tutto sembra perduto e perso, nei rigagnoli  delle baracche, della gente ammassata su luride catapecchie e il  sopruso è la legge. 

Si  fa di tutto per vivere: si vende ogni cosa, si ruba, si coltiva  anche il più piccolo spazio di terra. Ma è dove c’è la puzza  di marcio, di lurido, che si alzano al cielo piccole ma forti  fiammelle di speranza. E’ nei luoghi più impensabili che la  speranza prende forma. Dove la resurrezione si vede e si  tocca, la si desidera ardentemente, dove la vita batte la morte  anche quando tutto sembra dire di no.  Moderni  grattacieli si stagliano sugli ampi viali di Nairobi,  maggiore città del Kenya  e centro commerciale, culturale e delle comunicazioni della  nazione, nonché nota località turistica e via d’accesso per le  riserve di caccia del Kenya.

Nairobi si trova immediatamente a sud  dell’Equatore,  tuttavia, data l’altitudine,  gode di una piacevole temperatura.  La maggior parte degli abitanti di Nairobi abita in grandi  caseggiati popolari. Il Governo e l’industria  sono la principale fonte di lavoro della città. Leggi il seguito di questo post »

supposta_di_natale.jpgBabbo Natale ci ha portato la Finanziaria.

Invece delle renne ha usato la bicicletta. Romano Natale si è subito pentito e ha detto che non la farà più. Poi ha subito cambiato idea e ha detto che non si è pentito e la rifarebbe ancora. E’ stata una Finanziaria piena di sorprese. Una Finanziaria mutante. Una Finanziaria che gli studiosi ci spiegheranno solo tra qualche anno.

Quando riusciranno a capire di cosa si tratta. Delle correlazioni e degli emendamenti. Delle puntualizzazioni e delle retromarce. Delle lobby e degli inciuci. E’ stata una Finanziaria estenuante. Ci ha preso per sfinimento. Prima della votazione finale Romano Natale poteva chiederci qualunque cosa, qualunque tassa, qualunque schifezza. Gli avremmo detto di sì pur di togliercelo dai piedi per il periodo natalizio.

Le cose che ho capito nella Finanziaria non mi sono piaciute. Non mi è piaciuto il tentativo di cancellare i reati contabili contro la Pubblica amministrazione, non mi è piaciuta la modifica alla legge che eliminava i contributi ai nuovi inceneritori togliendoli alle energie rinnovabili.

Le cose che non ho capito nella Finanziaria mi sono piaciute ancora di meno. Non ho capito perchè si tolleri il conflitto di interessi, perchè non siano state cancellate le leggi salva ladri Pecorella e ex Cirielli.

Perchè non sia stata modificata la legge elettorale che ha creato delle consorterie a disposizione di Berlusconi Bossi Casini Rutelli Fassino Bertinotti eccetera eccetera. Leggi il seguito di questo post »

Letterina di Natale     

L’esecutivo sarà capace di trasmettere un’idea diversa del rapporto tra gli esseri umani, un immaginario differente del mondo che vogliamo?

babbo-natale.jpgSe questa fosse una lettera a Babbo Natale avrei il dubbio che prima o poi potrebbe anche innervosirsi e perdere la pazienza. Dopotutto quest’anno ha esaudito un desiderio di non poco conto: il proprietario di Mediaset non è più il capo del governo, Calderoli ora può mostrare le sue magliette senza provocare incidenti internazionali, Fini anziché occuparsi di come coordinare la mattanza a Genova deve impegnare il suo tempo tra Storace e le celebrazioni del ventennio.Nonostante tutto ciò siamo in tanti a non essere ancora soddisfatti.

Potremmo discutere della chiusura dei CPT, del ritiro dall’Afghanistan, della difesa dei servizi pubblici insidiati dalla direttiva Bolkestein e dal disegno di legge Lanzillotta, di una distribuzione di reddito a favore del lavoro anziché della rendita, della lotta alla precarietà che non si esaurisca nella partecipazione di qualche esponente governativo alle manifestazioni, del sapere e della conoscenza come investimenti collettivi…..e di tante altre cose. Leggi il seguito di questo post »

Carlo Podda (segretario generale Fp Cgil)
Corrado Oddi (responsabile Dipartim. welfare Fp Cgil)

fpcgil.jpgSiamo tra i molti che hanno guardato con preoccupazione alle dimissioni di Riccardo Petrella da presidente dell’Acquedotto Pugliese e alla polemica che si è innescata con il presidente della regione Nichi Vendola. Ci sembra che quanto successo rappresenti un colpo assai rilevante per tutti quelli che si battono per affermare l’idea che l’acqua deve essere considerata bene comune, da sottrarre alla mercificazione e alle logiche del mercato.Proprio per questo, però, riterremmo un errore alimentare una discussione incentrata sul prendere partito per l’uno o l’altro dei «contendenti» o, peggio ancora, partecipare a una disputa per stabilire se sia meglio professare la radicalità dei principi o la ragionevolezza dei risultati da perseguire passo passo. Lo diciamo non per sottrarci a una valutazione su quanto è stato fatto o quanto si poteva e si può fare nello specifico della vicenda dell’Acquedotto pugliese ma perché vorremmo evitare di ridurre il tutto a una contrapposizione di natura quasi personalistica o a una ricerca delle semplici responsabilità soggettive. Leggi il seguito di questo post »

*Guglielmo Ragozzino

Quello che pubblichiamo a fianco  uno stralcio della lettera con cui alla fine di luglio del 2005 il professor Riccardo Petrella dopo l’offerta di andare a dirigere il maggiore acquedotto d’Europa arrivatagli dal “governatore” Nichi Vendola cerca di rispondere alle perplessità dei “militanti per l’acqua (per il diritto all’acqua, contro la mercificazione e la privatizzazione dell’acqua)”. Il suo argomento principale : non posso fare altrimenti, non possiamo perdere questa occasione. La sua idea  che  stato fatto un passo, con la costituzione della società per azioni per l’acquedotto, nel 1999, che può andare in due direzioni: verso il bene pubblico, con l’aiuto dei politici, Nichi Vendola prima di tutti, ma anche dei rappresentanti dell’Associazione degli eletti. L’altra direzione verso cui il carrozzone della Spa può mettersi in moto  la privatizzazione e la mercificazione dell’acqua. Siamo di fronte a uno dei maggiori gestori di acqua d’Europa.C’e’ il rischio che si metta in cammino, con moto accelerato, verso il precipizio; e c’he l’occasione per salire a bordo e mettersi ai comandi. Come si fa a dire di no? Uno dei maggiori acquedotti sarà attraverso di me, affidato a noi, al movimento intero. Diventeremo un modello e un punto di riferimento per tutti coloro che nel mondo lottano per la liberazione dell’acqua nel mondo. “Certo… non sarà del tutto un fiume tranquillo, nè con esito finale garantito”. Molti preferiscono “la de-pubblicizzazione dei servizi idrici” e il “ppp” (partenariato pubblico-privato) che sappiamo essere “un’illusione”. Leggi il seguito di questo post »

Alberto Lucarelli *

Negli ordinamenti giuridici positivi dell’Europa continentale, come è noto, vale il principio che può così sintetizzarsi: «la forma è sostanza» ovvero la forma caratterizza la fattispecie concreta. Le recenti vicende dell’acquedotto pugliese, conclusesi con le dimissioni del presidente Riccardo Petrella, hanno origine proprio dalla dicotomia forma-sostanza e dall’erronea convinzione di chi sostiene che tale dicotomia sia alla base di una sterile disputa tra tecnici del diritto, priva di effettive conseguenze sul piano giuridico-economico. Secondo tale orientamento la società a capitale interamente pubblico e l’ente pubblico rappresenterebbero due forme giuridiche del tutto interscambiabili e utilizzabili entrambe a discrezione della pubblica amministrazione. Coloro che sostengono tale tesi ritengono poi che si possa legittimamente sostenere che la gestione dell’acqua resterebbe pubblica tanto nel caso di utilizzo dell’ente pubblico quanto nel caso di utilizzo della Spa a capitale interamente pubblico. Non mi sento di condividere tale impostazione, credo che la società interamente pubblica configuri un monstrum difficilmente gestibile e orientabile nel tempo al perseguimento degli interessi pubblici.

Proverò a spiegarne i motivi. Leggi il seguito di questo post »

sole.jpgUn colpo di sole ci seppellirà
Secondo gli scienziati, il 2006 è stato il sesto anno più caldo della storia moderna e il futuro prometterebbe male. Scioglimento dei ghiacciai, ecosistemi sconvolti, economie in ginocchio, desertificazione e milioni di morti

Il riscaldamento del pianeta è un fatto incontestabile, la percezione delle sue conseguenze forse un po’ meno, visto che a livello mondiale pochi sono disposti ad investire davvero per cercare di limitare le emissioni di gas serra. L’ Organizzazione meteorologica mondiale (Omm), rischiando l’effetto tormentone, l’ha ribadito ancora ieri a Ginevra, anticipando i dati definitivi di uno studio su scala mondiale che verranno resi pubblici la prossima primavera: l’anno che sta terminando è stato straordinario, il sesto più caldo dell’epoca moderna (1861). Nel 2006, la temperatura media della superficie del globo dovrebbe essere stata superiore di 0,42 gradi alla media del periodo di riferimento 1961-1990 (era 14 gradi). Leggi il seguito di questo post »

Sarà un’annata millesimée . Stiamo parlando del clima: il Met Office, l’Ufficio meteorologico inglese, ci informa che il 2006 si concluderà in sesta posizione tra gli anni più caldi da quando esiste una rilevazione delle temperature mondiali, cioè da circa un secolo e mezzo. Le precedenti «annate da record» sono tutte comprese tra il 1998 e il 2005, dice l’Organizzazione meteorologica mondiale. E i dieci anni più caldi della storia recente (successiva alla Rivoluzione industriale) sono tutti negli ultimi 12 anni. Bisogna allarmarsi? Certo. Sappiamo – lo ripetono sempre più spesso autorevoli scienziati – che il riscaldamento globale del clima provocherà disastri, alluvioni, tempeste, carestie di massa. Metterà in pericolo milioni di vite umane. Leggi il seguito di questo post »

mafia10.jpgBanche, fabbriche e uffici chiusi oggi a Napoli in segno di protesta contro la criminalità. Sindacati e associazioni in piazza. La protesta delle tute blu

L’avevano annunciato durante i giorni caldi dell’emergenza criminalità a Napoli: una grande manifestazione per chiedere sicurezza del territorio, lotta all’evasione scolastica, confisca dei beni alla camorra, sviluppo economico, della ricerca e delle nuove tecnologie. Dopo alcune settimane oggi è tutto pronto e organizzato da Cgil, Cisl e Uil: un corteo regionale che partirà alle 9.30 da piazza Mancini, attraverserà il centro storico e si fermerà in piazza Dante, accompagnato da uno sciopero di 8 ore. Nell’intera Campania resteranno chiusi uffici pubblici, fabbriche, scuole, banche, uffici postali e non ci saranno mezzi di trasporto per mandare due segnali, il primo al governo affinché intervenga a Napoli, ma anche nell’intero Mezzogiorno, il secondo alla città stessa. Leggi il seguito di questo post »

 Un petardo e volantini intimidatori all’ospedale di Siderno dove lavorano il fratello e la moglie del politico ucciso un anno fa

Una bomba e un biglietto. Un botto e nuove minacce. La ‘ndrangheta torna a bussare alla porta della famiglia di Franco Fortugno, il vice presidente del consiglio regionale della Calabria ucciso a Locri poco più di un anno fa. Ieri un ordigno, seppur di basso potenziale, è stato fatto esplodere all’ingresso dell’ospedale di Siderno, a due passi dall’ufficio della direzione sanitaria. E’ lì che Domenico Fortugno, fratello del politico assassinato, lavora. Erano da poco passate le 12 quando una telefonata anonima ha indirizzato i carabinieri verso una cabina telefonica nei pressi della stazione. La voce parlava di «una busta importante» nascosta al suo interno. Leggi il seguito di questo post »

lotta-allaids.jpgDovevano essere 130 milioni all’anno, secondo gli impegni. Il viceministro Sentinelli: cerchiamo di trovarli altrove 

La notizia arriva come un fulmine a ciel sereno nel primo pomeriggio. Spulciando le carte del maxiemendamento, un gruppo di senatori si accorge che nel testo della finanziaria non c’è, finora, il minimo accenno al contributo italiano per il Fondo globale di lotta all’Aids. E’ Vittorio Agnoletto, europarlamentare ed ex presidente della Lega Italiana per la lotta contro l’Aids, a farsi interprete per primo di una vicenda che sembra riportare l’Italia dell’Unione ai tempi delle promesse a vuoto del precedente governo. «Per cinque anni il centrosinistra aveva duramente criticato il governo Berlusconi per il ritardo e le incertezze manifestate nel sostenere il Fondo globale per la lotta contro l’Aids, la tubercolosi e la malaria ma oggi che lo stesso centrosinistra è al governo, cancella ogni sostegno al fondo, riuscendo a fare peggio dell’esecutivo di centrodestra». Agnoletto ricorda come l’Italia si fosse impegnata a versare 130 milioni all’anno al Fondo lanciato nel 2001 dall’Assemblea straordinaria dell’Onu sull’Aids. Nel 2005 Roma ne ha versati solo 110 e «nel 2006 nemmeno un euro dai due governi che si sono alternati». Quanto alla finanziaria attuale, sembra che nulla sia previsto nemmeno per il 2007. Notizia particolarmente pesante a ridosso della Giornata mondiale per la lotta contro l’Aids e mentre tutte le maggiori Ong di cooperazione chiedono – insiste Agnoletto – di saldare il debito di 280 milioni (20 per il 2005, 130 per il 2006, 130 per il 2007). Leggi il seguito di questo post »

Comuni, associazioni e singoli cittadini scrivono alla Regione  

fontana-acqua1.jpgÈ stata inviata alla Regione Puglia, precisamente al Presidente Nichi Vendola e alla Giunta Regionale, un appello firmato da diversi comuni, associazioni e singoli cittadini sul problema dell’AQP.L’argomento su cui verte l’intera lettera è quello dell’identità del soggetto gestore delle risorse idriche, ponendo l’accento sulla possibilità di riconoscere l’acqua come “bene comune” e quindi sulla “gestione pubblica e partecipata” di questo bene, così come la società civile ha più volte sottolineato. 

Attualmente l’AQP è una società per azioni che gestisce il servizio idrico con un affidamento cosiddetto in house, il cui capitale è totalmente pubblico, detenuto dalla Regione. Tale modalità è prevista dalla legislazione vigente a livello italiano ed adottata da oltre 1/3 delle 91 AATO italiane (Autorità di Ambito Territoriale Ottimale) che hanno scelto di affidare la gestione a società di diritto privato ma a capitale pubblico. In linea con tale indirizzo gestionale, la linea politica introdotta dal Presidente Petrella per un governo pubblico dell’acqua si è caratterizzata con l’avvio di un dialogo con i cittadini e le comunità locali attraverso le attività del Centenario, i Venerdì dell’acquedotto,la Facoltà dell’acqua, nella costruzione di momenti di confronto politico rispetto alla gestione con l’AATO Puglia e con gli altri soggetti coinvolti nella gestione dell’acqua, quali: la Regione, i consorzi di bonifica e l’ente regionale per lo sviluppo idrico. Leggi il seguito di questo post »

enel-clima.jpgOrmai sono quasi 48 ore. L’azione a Porto Tolle continua. Ieri mattina un gruppo di climber ha scalato la ciminiera della centrale dipingendo sulle pareti del camino la scritta “No Carbone” a caratteri cubitali. Un altro gruppo di attivisti ha invece posizionato sul tetto dell’edificio una mega coccarda con scritto “Enel clima killer”.I nostri volontari hanno trascorso la notte sulla ciminiera della centrale, in condizioni ambientali davvero avverse, completamente al buio, perchè L’Enel ha pensato bene di staccare la luce. E a stare al buio, a 250 metri di altezza, si rischia la vita. Oggi pomeriggio, subito dopo pranzo, un altro colpo di scena! Un attivista brasiliano di nome Sabia, non nuovo a imprese di questo tipo, si è lanciato con il paracadute dall’alto della ciminiera. Sul paracadute campeggiava la scritta “Energy Revolution”. In queste ore gli undici climber rimasti sulla ciminiera si preparano ad affrontare la seconda notte di azione. Domani, in mattinata, si svolgerà una manifestazione davanti alla centrale: comitati locali e comuni cittadini si uniranno nella protesta contro la conversione a carbone della centrale di proprietà dell’Enel. Leggi il seguito di questo post »

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