L’allarme dell’alto commissario anticorruzione, Gianfranco Tatozzi: «L’attività della malavita con il traffico dei rifiuti produce effetti devastanti sul territorio». Legambiente: «Subito i reati ambientali»
Roma

art_4_2001.jpgUn vero e proprio contropotere, in grado di intervenire in maniera «devastante» su vaste aree del territorio. E’ il sitema dell’ecomafia secondo la descrizione fatta ieri a Roma dall’alto commissario anticorruzione Gianfranco Tatozzi. «Vicende quali l’emergenza rifiuti in Campania, Porto Marghera, Priolo, Punta Perotti, gli spiaggiamenti di navi sulle coste meridionali – è scritto nel dossier presentato ieri al Cnel -, testimoniano di un’emergenza ambientale che incombe da tempo sul nostro paese», e rappresentano in realtà la punta dell’iceberg. «Casi eclatanti», rispetto a «molte altre realtà cresciute all’ombra di condizionamenti economico-sociali di diversa natura», da quelli industriali a quelli imposti dalla criminalità organizzata.

«L’ inserimento nel ciclo del cemento – si legge nella relazione- rappresenta per la criminalità organizzata un interesse di tipo strategico ed il mezzo per imporre tangenti ed estorsioni che, unite ad una illecita gestione delle procedure di assegnazione degli appalti, determinano un sistema eversivo di contropotere capillare ed insidioso». Un sistema, assicura la ricerca, in grado di condizionare e gestire il mondo del lavoro e rilevanti settori economico-amministrativi». L’ecomafia del resto, per la ricerca, è in grado di assicurare «profitti altissimi a fronte di costi modesti e rischi limitati».

Uno dei risultati di questa gestione criminale è un impatto devastante sul territorio che ci circonda. «L’ impatto per l’ambiente che ne deriva – scrive l’alto commissario – è devastante per ampie aree, investite anche da abusivismo edilizio imponente e indiscriminato». Ma non solo: «Le tipologie dell’illecito ambientale – si legge- con gli anni hanno subìto modifiche. Si è passati dalle grandi discariche abusive ad un sistema basato sugli interramenti non visibili e sull’abbandono incontrollato dei rifiuti in aree e strutture preventivamente individuate. Oggi i traffici di rifiuti seguono procedure complesse che controllano l’intera fase del trasporto e dello stoccaggio, previa falsificazione dei documenti». Lo studio dell’Alto commissario sottolinea anche come ormai «il traffico di rifiuti pericolosi trattati e smaltiti con sistemi illegali costituisce una vera attività economica, lucrosa e ben sviluppata». Un’attività che, ancora una volta, ha un impatto negativo sull’ambiente e positivo per le tasche della mafia: produce infatti, si legge nel dossier, «una pressione ambientale drammatica e l’acquisizione di rilevanti profitti per le organizzazioni criminali».
Di fronte ai dati forniti dall’alto commissario anticorruzione, Legambiente è tornata a chiedere l’inserimento dei reati ambientali nel codice penale. «Lo chiediamo da 12 anni», ha detto il presidente Roberto Della Seta. «Ora siamo però fiduciosi che si arrivi a una soluzione – ha detto – vista la disponibilità espressa dal ministro dell’Ambiente, Pecoraro, in accordo anche con il ministro della Giustizia, Mastella, per arrivare a definire entro il prossimo giugno una proposta condivisa da tutte le forze politiche, da votare in parlamento».