Antislamismo e antisemitismo, immigrati discriminati su casa e lavoro, rom ghettizzati.

Un dossier presentato al Parlamento europeo accusa i paesi Ue. Palma nera alla Danimarca e alla Francia
A. D’Arg.  Bruxelles
 

nero.gifAntisemitismo, islamofobia, violenza contro i rom o più semplicemente contro immigrati, stranieri e richiedenti asilo. Discriminazione e segregazione nell’accesso alla casa, nell’educazione e sul posto di lavoro, mancanza di strumenti efficaci per contrastare i crimini legati al razzismo e, a volte, addirittura mancanza di chiare informazioni ufficiali sui fenomeni di violenza razziale e di discriminazione.

 Il panorama disegnato ieri dall’Osservatorio europeo contro il razzismo e la xenofobia, presentando il rapporto 2005 al Parlamento europeo, è francamente desolante: in Europa l’odio razziale è sempre più di moda.

E non sempre i governi attuano con la dovuta decisione. È anche vero che non mancano buone pratiche e una certa presa di coscienza da parte di alcuni esecutivi, oltre a molto lavoro di campo svolto dalle Ong, ma l’integrazione ed il rispetto delle minoranze restano ancora una chimera nella Ue.

I problemi emergono già alla base. Solo Regno unito e Finlandia hanno infatti un efficace e completo sistema di rilevamento dei crimini legati al razzismo ed alla discriminazione, altri nove – Austria, Repubblica Ceca, Danimarca, Francia, Germania, Irlanda, Polonia, Slovacchia e Svezia – possiedono un «buon sistema», indica l’Osservatorio, un istituto comunitario con base a Vienna. Gli altri paesi ricevono dei giudizi insufficienti, vuoi perché hanno un metodo «limitato», vuoi perché direttamente non raccolgono i dati, come succede in Italia, Spagna, Grecia, Cipro e Malta. E si tratta di una doppia mancanza visto che proprio nel lato sud del Mediterraneo è più forte la pressione migratoria. A dire il vero in Italia, tra il 2002 ed il 2003, l’Istat ha pubblicato le statistiche legate ai crimini di «discriminazione razziale», ma poi basta. «Questi paesi – afferma Beate Winkler, direttrice dell’Osservatorio – non possono valutare in che misura sono riusciti a rompere il circolo vizioso delle privazioni, dei pregiudizi e della discriminazione visto che non hanno dati chiave che gli permettono di studiare come le loro politiche sociali ed economiche influiscono sulle minoranze etniche e sui migranti». Il vuoto informativo lasciato dagli Stati viene spesso riempito con le informazioni fornite dalla Ong, ma ciò non toglie responsabilità ai governi europei. Altre volte il vuoto è doppiamente colpevole, visto che si tratta di abusi perpetrati dagli stessi funzionari pubblici.
E se poi si va a spulciare nei paesi in cui i dati sugli incidenti razziali e sulla discriminazione vengono raccolti con criterio, emerge un trend assai negativo. Nel periodo 2000-2005 sono infatti aumentati i crimini praticamente dappertutto, con
la Danimarca che fa registrare la maggior crescita, un più 68,7%, seguita dalla Slovacchia, più 43,1%, e
la Francia, più 34,3%. Il 2005 è d’altronde ricordato soprattutto come l’anno della rivolta nelle banlieues, simbolo diretto del senso di frustrazione e di discriminazione, vissuto quotidianamente da una larga fascia di immigrati francesi di terza-quarta generazione.
Guardando all’Italia, il rapporto sottolinea la situazione di sfruttamento a cui vengono sottoposti gli immigrati sul posto di lavoro, soprattutto quando si guarda ai lavoratori agricoli nel Meridione. Non sfuggono poi i requisiti imposti per l’assegnazione delle case popolari da parte della regione Lombardia e dei comuni di Parma e Brescia, che di fatto limitano l’accesso degli immigrati. Negli ultimi anni, sottolinea sempre il rapporto, non è migliorata la situazione dei rom, una comunità che vive episodi di ghettizzazione urbana e di segregazione scolastica, in Italia come in molti altri paesi europei, soprattutto ad est. Per sostenere la causa dei rom si è presentato ieri al Parlamento europeo anche Joaquin Cortes. Il ballerino ha ricordato come la sua etnia, forte di 10-12 milioni di persone, faccia registrare vari record in Europa, a partire dalla disoccupazione per finire con l’abbandono scolastico. Dati peggiori di quelli di qualsiasi
altro gruppo etnico presente sul vecchio continente, immigrati compresi. «I rom sono particolarmente vulnerabili alla violenza e delinquenza razzista, anche dei funzionari pubblici», ricorda l’Osservatorio. Ma non sono gli unici a passarsela male. «I membri della comunità ebraica continuano a soffrire l’antisemitismo e la crescente islamofobia è una questione alquanto preoccupante». «Non ci sono stati miglioramenti importanti in Europa» è la conclusione finale.