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Diritti e Mercato globaleVerso il forum sociale mondiale del 2007 in Kenia. Intervista a Moema Miranda, rappresentante di IBASE e membro del Consiglio internazionale del Fsm fin dal primo Porto Alegre per fare il punto su aspettative e limiti del movimento

Il ruolo del movimento nel rapporto, attualmente deviato, tra i diritti umani e il mercato. A discuterne, lo scorso 1 e 2 dicembre a Milano, sono stati intellettuali, esponenti dei sindacati, giuristi e attivisti, in occasione del convegno “Diritti fondamentali e Mercato globale”. Spunto della discussione, la clausola per i diritti umani e la democrazia, oggetto della “risoluzione Agnoletto”, votata dall’europarlamento lo scorso febbraio, che, una volta trasformata in atto cogente dalla Commissione Europea, potrà vincolare i Paesi che stipulano accordi commerciali con l’Unione europea al rispetto dei diritti umani, pena la progressiva rescissione dell’accordo stesso. Uno strumento a disposizione della società civile, alla portata del movimento dei movimenti che a gennaio del 2007 si ritroverà in Kenia per il settimo Forum sociale mondiale. A Moema Miranda, rappresentante di IBASE e membro del Consiglio internazionale del Forum sociale mondiale fin dal primo Porto Alegre, nonché una delle relatrici più appassionate e coinvolgenti del convegno, abbiamo chiesto di fare il punto sulla situazione del Forum. 

Che cosa ti aspetti dal prossimo FSM?
Sono tre le aspettative principali verso il prossimo Forum sociale mondiale di Nairobi. La prima sfida è che diventi uno spazio d’incontro della diversità, che rappresenti una connessione panafricana alternativa ai confini territoriali, che vada oltre i confini degli stati. Quindi, per il movimento altermondialista, sarà l’occasione per prendere coscienza della realtà africana. Spero davvero che la prospettiva africana, i problemi e i temi delle popolazioni africane divengano propri del movimento dei movimenti. Per finire, ci auguriamo che a Nairobi vengano costruite delle alternative concrete, delle campagne e delle vertenze specifiche su temi fondamentali come il diritto all’acqua, il dramma delle migrazioni, l’AIDS. La rotta da seguire, più che mai a partire dall’appuntamento keniano, è quella di alternative effettive alle situazioni che vogliamo cambiare.

Cosa manca al movimento, quali sono ancora i limiti dei Forum sociali mondiali?
Purtroppo molti. Siamo in cammino, siamo in marcia, ma dobbiamo fare ancora molta strada per costruire alternative più radicali. In primo luogo dobbiamo progredire dal punto di vista della discussione con il mondo della politica e del dialogo costruttivo con le istituzioni. Non solo, il movimento deve poi imparare a parlare di più e meglio con gli altri, con chi non si identifica nell’altermondialismo.

E forse un piccolo tassello è rappresentato in questo senso dal convegno dell’1 e 2 dicembre. Cosa porti a casa da quest’iniziativa?
È stato un incontro importante, da più punti di vista. Abbiamo ascoltato e definito il bisogno di una reciprocità in termini di responsabilità tra nord e sud del mondo. Ora dobbiamo continuare una lotta comune, dobbiamo farlo con l’astuzia politica di porre i diritti umani al meno sullo stesso piano, allo stesso livello del mercato, elemento che ha caratterizzato il convegno. Abbiamo sperimentato con il discorso sulla clausola per i diritti umani un circolo virtuoso che è la strada da seguire: uno strumento che nasce dalla collaborazione tra istituzioni e società civile, che poi si confronta con il movimento, per tornare infine a fare pressione, a relazionarsi con le istituzioni.Come dire, una strategia efficace per raccogliere l’esortazione che la stessa Moema Miranda ha lanciato al termine del suo intervento, nella sessione del 2 dicembre, al convegno su diritti e mercato: «globalizziamo la lotta, globalizziamo la speranza. 

Di Barbara Battaglia Aprile on line