Dopo le dimissioni del professore dalla presidenza dell’Acquedotto pugliese, parla il «governatore» Nichi Vendola (Prc): solo posizioni dogmatiche, il problema non sono le tariffe e la trasformazione della spa in ente regionale ma la riduzione degli sprechi. Ha perso una grande opportunitàvendola11.jpg

«Finché sarò presidente della regione Puglia la privatizzazione dell’Acquedotto pugliese non si farà». Non usa mezzi termini Nichi Vendola, dopo le dimissioni annunciate dal presidente dell’Aqp Riccardo Petrella.

Lei ha voluto fortemente Petrella alla guida dell’Acquedotto, e ora? Quando ho vinto le elezioni ho scelto, come terreno ideale di una battaglia politica, il «no» secco e radicale alla privatizzazione dell’Acquedotto pugliese. Nonostante una norma imponesse la privatizzazione, abbiamo operato in aperta inosservanza, affinché prevalesse un cambio di marcia che ci allontanasse dalla mercificazione del bene acqua. Come sentinella di questa esplicita intenzione politica abbiamo chiesto a Petrella – in nome della sua autorevolezza – di essere il presidente dell’Aqp.Ma ora Petrella se va. E con molte polemiche.Ha concentrato il suo impegno su due obiettivi completamente sbagliati: il superamento della Spa e l’abbattimento delle tariffe. Sono il frutto di un radicalismo astratto, privo di coordinate politiche, di valutazioni sommarie e semplificate su un ente che, al contrario, è straordinariamente complesso.

Parliamo della società per azioni.La configurazione giuridica dell’ente, per Petrella, era una fissazione. Voleva creare un ente regionale. Ma questo, più che una ri-pubblicizzazione, comporta una ri-politicizzazione. Con l’effetto di una lottizzazione progressiva. Non dobbiamo dimenticare le battaglie condotte dalla sinistra contro un ente che era, sì, integralmente pubblico, ma dava molto da mangiare e poco da bere. Un’azienda che ha perso parte del suo sapere produttivo. E s’è piegata fortemente a logiche clientelari.

Petrella voleva accordare 50 litri pro-capite d’acqua gratuita.Gli sfugge qualche semplice elemento di realtà. La condizione idrica, in Puglia, è drammatica. Il dissesto idrogeologico tocca il 15% del territorio, attraversiamo un principio d’esaurimento delle falde storiche, la vetustà della rete causa il 50% di acqua persa, abbiamo 150 mila pozzi che impoveriscono la falda e sono esposti all’inquinamento. Una crisi idrica macroscopica: ma lei sa che dobbiamo persino sostituire 280 mila contatori, ormai malandati?E quindi?In queste condizioni, garantire 50 litri gratuiti di acqua pubblica è fuori dalla realtà: è una proposta dogmatica. Vogliamo parlare di tariffe? L’associazione dei consumatori ha denunciato l’Aqp perché nel 2003 sono state aumentate le tariffe a fronte di investimenti mai realizzati: chiede che restituisca agli utenti 80 milioni di euro. Per l’ente sarebbe letale. Eppure, nel 2006, l’Aqp ha aumentato le tariffe solo nei limiti dell’inflazione. Nel 2007 non aumenteranno per nulla. Sostanzialmente è una riduzione delle tariffe. Questi sono fatti. Le proposte di Petrella sono esercitazioni scolastiche.

E il progetto acqua bene comune?L’acqua, per diventare bene comune e diritto universale, deve prima divenire senso comune. In Puglia il terreno per questa operazione è far partire l’appalto per la ricerca delle perdite: trovo molto più rivoluzionario di qualunque chiacchiera diminuire lo spreco dell’acqua. E’ più rivoluzionario, allo stato attuale, far partire i piani d’investimento che servono a modernizzare la rete. E poi far partire una campagna per l’uso sobrio, consapevole d’una risorsa scarsa. E a questo proposito, da gennaio, a Bari comincerà la distribuzione dei kit di riduzione di pressione. Sono fonte di assoluto risparmio. E ancora: costruire quelle buone pratiche tra istituzioni diverse – Aqp, assessorati, ente irrigazione, consorzi di bonifica – che consentano un governo integrato del ciclo dell’acqua. Queste sono le risposte.

E invece?E invece la fissazione di Petrella per la Spa. Ma siamo in presenza di una società che per l’88% è della Puglia e per il 12% della Basilicata. Questa disputa, nata senza un contesto di riqualificazione dei servizi, offre solo la sponda al partito dei privatizzatori. Che è un partito trasversale: appartiene anche alla mia maggioranza.

Secondo Petrella lei sarebbe ostaggio dei partiti.

Le coalizioni sono fatte dai partiti. Bisogna tenerne conto, per senso di realtà. Poi Petrella deve mettersi d’accordo con se stesso. Non può sostenere che, per opportunismo, sono ostaggio dei partiti e, contemporaneamente, che sono affetto da personalismo presidenziale. Sul personalismo presidenziale, poi, vorrei sottolineare che l’accusa si può rivolgere a qualsiasi tipo di presidente.

Anche quello dell’Aqp, intende?Faccia lei.

Petrella avrebbe voluto sganciare l’Aqp dalla dipendenza dai mercati e dal capitale privato.

Siccome la Spa è un ente di diritto privato, allora è al servizio del capitale finanziario internazionale? Scusi se sorrido. Mi sembra che Petrella sia troppo innamorato delle sue opinioni.

Ma lei lo ha scelto per le sue idee.Certo. Però le sue idee non possono procedere per violenti schematismi ideologici. Il radicalismo senza coordinate politiche è l’anticamera della sconfitta. Ha abbandonato l’Aqp proprio quando l’ente inizia a fare assunzioni, finalmente, con un criterio di selezione blindato, a prova di qualunque pulsione clientelare.Si sente deluso?C’è chi pensa che il cambiamento possa procedere per scorciatoie. Scansando i rapporti di forza nella società e nella politica. Negando la possibilità di guadagnare il consenso alle proprie ipotesi. Questo è il radicalismo senza politica. Poi è facile pensare che tradiscono tutti. E che Vendola è il lupo camuffato da agnello. Ma chi ragiona in questo modo pensa il cambiamento come la proiezione della propria biografia, non come un terreno sperimentale, dove attivare nuove pratiche di governo. Anche nella mia coalizione c’è chi punta alla privatizzazione, magari strizzando l’occhio all’Acea, e allora andando via Petrella a chi fa un favore? Ha commesso un grande errore politico: era in una posizione privilegiata, era il presidente della più grande azienda idrica d’Europa. E mi lasci aggiungere un piccolo particolare: sono due anni che l’Aqp non spende un euro in regali di natale. Con quei soldi l’anno scorso abbiamo pagato percorsi d’istruzione scolastica in Africa. Quest’anno costruiamo 5 pozzi d’acqua in Kenya. Sono pochi, ma facciamo il possibile.