La discussione sulla forma giuridica dell’AQP è tutt’altro che oziosa! Essa costituisce il punto nodale per un governo pubblico dell’acqua.Questo l’avevamo già sottolineato un mese fa con un appello indirizzato alla Regione e continuiamo a sottolinearlo con forza all’indomani delle dichiarazioni del governo della Regione su quella che viene definito il dibattito “spa si, spa no” riacceso in seguito alle dimissioni del Prof. Petrella, presidente dell’AQP.

La discussione sulla forma dell’ente gestore dell’acqua è talmente centrale, al contrario di quanto sostenuto dal Presidente Nichi Vendola, che ha portato alla rottura della condivisione del percorso di ripubblicizzazione avviato un anno e mezzo fa con la nomina da parte della Regione del Prof. R. Petrella alla Presidenza dell’AQP e con le dichiarazioni rese in più occasioni dal Presidente Vendola o altri rappresentanti regionali (come per esempio i Cantieri per la Democrazia dell’autunno 2005, la Conferenza organizzata al Politecnico nel dicembre 2005, e al Forum di Sbilanciamoci del settembre di quest’anno) non solo sul riconoscimento dell’acqua bene comune ma sulla necessità della gestione pubblica e partecipata.Attualmente, l’AQP è una società per azioni che gestisce il servizio idrico con un affidamento cosiddetto in house (il cui capitale è totalmente pubblico, detenuto dalla Regione).Per noi cittadini pugliesi conta indubbiamente l’efficienza nella gestione dei servizi idrici, la riduzione delle perdite, il funzionamento reale del ciclo di depurazione, ma crediamo che tali esigenze non solo non siano in contrasto con una gestione effettuata da un ente di diritto pubblico, ma che questo rimanga l’unico che per sua natura giuridica possa garantire realmente un governo pubblico dell’acqua e dei servizi idrici.Al contrario una spa a capitale interamente pubblico resta, comunque, una società di diritto privato che, come tale, risponde alle norme a garanzia dell’interesse dei privati e non del rispetto dell’interesse della collettività nel suo insieme. La spa è una società finalizzata per legge al conseguimento del profitto (indipendentemente dalla natura dei suoi azionisti), mentre ai cittadini interessa che l’acqua ed i servizi idrici siano governati da un ente che garantisca gli interessi di tutti e non di pochi.Una spa può subire variazioni nella proprietà degli azionisti; per questo l’attuale amministrazione Regionale deve rendere definitiva la chiusura ad ogni processo di privatizzazione dell’AQP, al di là del proprio mandato. A questo aggiungiamo che siamo preoccupati per i prestiti finanziari da capitale privato a cui è ricorsa l’AQP, perchè chi finanzia gli investimenti può condizionare la linea politica dell’azienda.A parte la dimensione territoriale, vogliamo ancora una volta ricordare come il principio secondo cui l’acqua è e deve rimanere pubblica nella proprietà e nella gestione, è contenuto nel programma elettorale del Governo nazionale ed ha trovato una conferma anche nel decreto Lanzillotta che ha escluso il servizio idrico dalle liberalizzazioni.E’ incomprensibile che in Puglia il progetto di fare dell’AQP il primo modello di gestione pubblico e partecipato si è arrestato, mentre a livello nazionale il Governo sta creando un nuovo quadro legislativo (che vieta la gestione privata dei servizi idrici) ed i Movimenti lanciano una legge di iniziativa popolare per la ripubblicizzazione,Un mese fa avevamo inviato un appello, sottoscritto da decine di associazioni ed istituzioni, e centinaia di esponenti della società civile e della cittadinanza, per chiedere al Presidente della Regione Puglia Nichi Vendola, garante dell’impegno di ripubblicizzazione dell’AQP assunto verso i cittadini pugliesi, ed alla Giunta Regionale, di ricreare le condizioni politiche per far ritornare pubblico l’Acquedotto.A tale appello non abbiamo avuto risposta. Ricordiamo ancora una volta al Presidente Nichi Vendola gli impegni da lui assunti e la sollecitazione che ci fece in occasione delle elezioni quando ci chiese di non essere lasciato solo e di essere vigili sulla coerenza delle attività di governo rispetto al programma.Il non aver messo il prof. Riccardo Petrella nelle condizioni di portare a termine il suo compito è una drammatica resa alle logiche della privatizzazione.OSSERVATORIO SUDCOMITATO TERRITORIALE CONTRATTO MONDIALE SULL’ACQUAPer informazioni:Margherita Ciervo 339/6894675