Le dimissioni, spiega il presidente della Regione Nichi Vendola, “chiudono un dissenso istituzionale che andava avanti da un anno”. Sul futuro di un bene essenziale per la vita quale è l’acqua, si avviluppano interessi finanziari e di potere?

Il presidente di Acquedotto pugliese spa, Riccardo Petrella, si è dimesso. Lo ha comunicato ai membri della prima commissione consiliare permanente della Regione Puglia, socio di maggioranza dell’ente, dove era prevista l’audizione del Consiglio d’amministrazione di Aqp. Petrella ha fatto sapere che la decisione è stata comunicata al presidente della regione, Nichi Vendola, in una lettera del 29 novembre scorso, e che le dimissioni, oltre che irrevocabili, sono da considerarsi operative a partire dal 21 dicembre.
L’abbandono di Petrella resta un “fulmine a ciel sereno”, come testimoniano le numerose prese di posizione dell’associazionismo, ma anche all’interno di Rifondazione comunista (leggere nella rubrica “C’è gente che ci scrive). Come poteva essere altrimenti, visto il balletto di smentite su un presunto scontro politico alla fine della scorsa estate?

Il 15 settembre, infatti, Petrella decise di tranquillizzare  – tramite sms – amici e sostenitori dicendo testualmnte: “Non ho alcuna intenzione di lasciare la presidenza dell’Acquedotto Pugliese nella misura in cui, un minimo di capacità di cambiamento, è garantito”. Lo stesso fece il presidente Nichi Vendola: “Del pensiero del mitico prof., che penso di conoscere un pochino, spero di farne la trama di una politica”. Ma allora, cosa è successo da settembre ad oggi? Unica certezza, Petrella ha deciso di mettere fine al mandato assegnatogli, quello di contribuire alla ripubblicizzazione dell’acqua in Puglia, perché non sarebbe riuscito nell’intento. Sulle dimissioni è intervenuto il presidente della regione Puglia, Nichi Vendola (che aveva nominato Perella subito dopo le sue elezioni a governatore della Regione) che ha parlato di “un dissenso sulla forma societaria dell’acquedotto”, acquedotto di cui
la Regione è il maggior azionista. Le motivazioni di Riccardo Petrella verranno invece illustrate in un lungo articolo che uscirà sul settimanale Carta, sabato in edicola. Questa decisione scaturita, a quanto sembra, dall’impossibilità a concludere il mandato ricevuto, cioè quello di contribuire alla ripubblicizzazione dell’acqua in Puglia, lascia sgomenti, carichi di dubbi ed incertezze. Sul futuro di un bene essenziale per la vita quale è l’acqua, si avviluppano interessi finanziari e di potere?
”Ho provato lungamente a chiedere a Petrella – ha spiegato Vendola in una conferenza stampa – che il processo di ‘ripubblicizzazione’ non fosse racchiuso solo in uno schema ideologico. Il problema fondamentale non può essere l’esistenza di una società per azioni, ma il problema dell’acqua bene comune riguarda la sistemazione di un’azienda che ha una percentuale di perdite di rete del 50 per cento”.
”E questa – ha aggiunto – è una vera lesione all’acqua bene comune, un problema sostanziale da proporre alla leadership dell’Aqp. Ma il presidente Petrella è rimasto della sua opinione – ha ammesso – e come non usa in generale in Italia, ha deciso di rassegnare le proprie dimissioni. Questo è anche il segno di uno stile importante che io apprezzo molto, di un uomo che continua per me ad essere un amico e un maestro”.Sul futuro di Aqp e sulle privatizzazioni Vendola ha detto di essere ”dispiaciuto per le dimissioni di Petrella, ma con le sue dimissioni non finisce la battaglia per la ripubblicizzazione”. ”Non ci sarà un processo di riapertura della privatizzazione di Aqp – ha sottolineato – fino a quando sarò presidente della Regione. Sull’Aqp la discussione tra me e Petrella andava avanti da un anno – ha rivelato – ma credo che avere una Spa di proprietà integralmente pubblica non sia una privatizzazione. Lo voglio ribadire: sono un nemico della privatizzazione di Aqp e un amico della pubblicizzazione”. ”Spero che questa vicenda – ha affermato – non sia una rottura di un’amicizia e di un rispetto per un personaggio di levatura mondiale. Il problema era però, nell’ambito del nostro dissenso, su come la filosofia diventa politica, da come si passa dal cielo delle idee alla terra delle nazioni. La scelta condivisa è quella della difesa dell’acqua come bene comune e come bene pubblico, il rifiuto di qualunque idea di mercificazione dell’acqua. L’acqua non è una merce, è un diritto universale e su questa base e su questa filosofia si trattava di riorganizzare un acquedotto che da lungo tempo vive una crisi importante di ‘mission’ e vive anche una crisi organizzativa interna”.Per Vendola, ”è comunque importante sottolineare la modalità delle dimissioni di Riccardo Petrella, presentate di fronte ad un organo istituzionale, la commissione consiliare competente”. ”Le sue dimissioni – ha proseguito Vendola – chiudono un dissenso istituzionale. Devo ringraziarlo per il suo lavoro fin qui svolto, contraddistinto da una non comune cifra per la passione civile a difesa dell’acqua pubblica”. Vendola ha confermato che non ci saranno scossoni per l’assetto dei vertici. ”L’orientamento sui prossimi assetti – ha concluso – è che l’attuale Cda rimane in carica con l’amministratore delegato. E sul centrodestra che invoca le mie dimissioni sul caso Aqp dico che se se vuole parlare della politica fallimentare sugli investimenti, le perdite, sulle assunzioni clientelari dovrebbe farsi una cura omeopatica”.