sole.jpgUn colpo di sole ci seppellirà
Secondo gli scienziati, il 2006 è stato il sesto anno più caldo della storia moderna e il futuro prometterebbe male. Scioglimento dei ghiacciai, ecosistemi sconvolti, economie in ginocchio, desertificazione e milioni di morti

Il riscaldamento del pianeta è un fatto incontestabile, la percezione delle sue conseguenze forse un po’ meno, visto che a livello mondiale pochi sono disposti ad investire davvero per cercare di limitare le emissioni di gas serra. L’ Organizzazione meteorologica mondiale (Omm), rischiando l’effetto tormentone, l’ha ribadito ancora ieri a Ginevra, anticipando i dati definitivi di uno studio su scala mondiale che verranno resi pubblici la prossima primavera: l’anno che sta terminando è stato straordinario, il sesto più caldo dell’epoca moderna (1861). Nel 2006, la temperatura media della superficie del globo dovrebbe essere stata superiore di 0,42 gradi alla media del periodo di riferimento 1961-1990 (era 14 gradi).

Tra le altre anomalie, un autunno «torrido» come non si ricordava a memoria d’uomo (di strumenti di misurazione), questo significa, per esempio, che dal XVII secolo in Inghilterra non ha mai fatto così caldo come nella stagione autunnale (record a luglio con 36,5 gradi). Dire che le conseguenze del cambiamento climatico sconvolgeranno la terra, e la vita di chi la abita, forse non rende l’idea. Intere economie, a partire da quelle dei paesi dell’emisfero nord, saranno sconvolte, e deve essere proprio vero se anche le imprese del turismo invernale delle regioni alpine già cominciano a fare i conti del disastro prossimo venturo: secondo un recentissimo rapporto, i massicci alpini di Francia, Austria, Svizzera e Germania hanno «sopportato» un riscaldamento tre volte superiore alla media mondiale (1994, 2000, 2002 e 2003 sono stati gli anni più caldi degli ultimi cinque secoli).

Altra zona, altro allarme, con conseguenze davvero incalcolabili. Secondo alcuni ricercatori americani e canadesi del Centro nazionale per la ricerca atmosferica (Ncar), la quasi totalità della regione artica sarà priva di giaccio durante i mesi estivi del 2040: «Uno scioglimento brutale che potrebbe modificare l’ecosistema mondiale». Il ritmo di scioglimento già oggi è pari a 60.421 chilometri quadrati, una superficie superiore a quella della Svizzera. Avanti di questo passo, gli animali si dovranno spostare, l’orso polare dovrà andare altrove a cacciare…e alcune economie mondiali potranno addirittura espandersi o risentirne: per
la Russia potrebbero aprirsi nuove vie marittime, così come per il Canada, mentre gli Stati Uniti con l’intensificarsi dei traffici su mare si troveranno a fronteggiare nuove «maree nere». Anche sposando un altro approccio, quello del «duro» Nicolas Sarkozy, il ministro degli interni francese, la sostanza non cambia: è stato lui, fissato com’è con l’ordine pubblico, a parlare per primo di «rifugiati climatici» (dalle regioni del sud, a causa del riscaldamento, arriverebbero in Europa altri 50 milioni di nuovi migranti). E, sia detto per inciso, nel sud del mondo il riscaldamento causerebbe milioni di morti. L’anno in corso è già stato caratterizzato da fenomeni di siccità nell’Africa orientale e in particolare in Somalia. Altri paesi, in particolare il Corno d’Africa, sono stati colpiti da inondazioni catastrofiche. Anche l’Italia, dove nessuno ha ancora avuto il coraggio di confrontarsi seriamente sul tema della riduzione delle emissioni inquinanti, è già stata investita dal riscaldamento globale. Lo confermano i dati presentati ieri dall’ Agenzia per la prevenzione dell’ambiente (Apat) che ha realizzato uno studio mirato sul clima in Italia nel 2005. Un dato fa particolarmente impressione. Il numero medio annuale delle nottate con temperature minime uguali o maggiori ai 20 gradi è passato da 15,8 nel 1981 a 36,7 nel 2004: in 25 anni abbiamo guadagnato quasi un mese di caldo notturno, e speso milioni in inutili condizionatori d’aria. Inoltre, l’aumento della temperatura negli ultimi 45 anni (circa 1 grado) è stato superiore alla media globale. Altra anomalia: il 2005 è stato caratterizzato da numerosi eventi di caldo e di freddo intenso. Se siete contenti perché quest’inverno non si sta poi così male, allora non avete capito niente.