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praha_04.jpgdi Iolanda Fresnillo (Osservatorio del Debito nella Globalizzazione)

Ogni anno, all’arrivo dell’autunno, la Banca Mondiale e il Fondo Monetario Internazionale tengono le proprie riunioni annuali, nelle quali i delegati dei Paesi membri discutono (tutti) e deliberano (alcuni) sulle linee generali di attività per i 12 mesi successivi, e nelle quali viene dato il via alle iniziative e alle riforme più importanti. Ogni 3 anni, i tecnici e i direttivi della BM e del FMI escono dalla tana e le Riunioni Annuali hanno luogo fuori Washington. Vi ricordate Praga nel 2000? Poi è venuta Qatar nel 2003, e quest’anno, il 19 e il 20 settembre, i ministri delle Finanze e per lo Sviluppo dei 184 Paesi membri si sono riuniti a Singapore, protetti da draconiane misure di sicurezza. Nelle Riunioni Annuali si tiene quella che potremmo considerare l’Assemblea Generale della BM e del FMI, cioè la Giunta dei Governatori di entrambe le organizzazioni.

I Governatori sono i rappresentanti dei vari Paesi membri, e la loro figura generalmente coincide con quella del Ministro delle Finanze o per lo Sviluppo, a seconda dei casi. Alle riunioni assistono anche l’equipe tecnica e direttiva delle due Istituzioni e altri invitati, come ad esempio, quest’anno, Pascal Lamy, direttore generale dell’OMC.

Le Riunioni Annuali sono precedute da riunioni ministeriali del Comitato Finanziario e Monetario Internazionale (IMFC, dalla sigla in inglese) – ente incaricato di formulare le politiche pubbliche del FMI – e del Comitato di Sviluppo – forum congiunto della BM e del FMI che ha il compito di dibattere temi relativi ai Paesi poveri e alla lotta contro la povertà-.

(Tutta l’informazione ufficiale sopra le riunioni di quest’anno si può trovare in: http://www.bancomundial.org/reuniones/anuales/2006/index.htm).

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photo-world-trade-center-after-attack-satellite-picture-of-wtc-usa.jpgDi Raúl Zibechi

Cinque anni dopo gli attentati dell`11 settembre, la superpotenza comandata da George W. Bush sta vivendo, in America Latina, il momento di maggiore isolamento e di maggiore debolezza.Per la prima volta dalla Seconda Guerra Mondiale, gli Usa hanno smesso di essere il fattore predominante nella politica sudamericana, così possiamo affermare che oggi nel continente si è instaurato una specie di multilateralismo regionale. Il Brasile rappresenta il principale contrappeso di Washington nella regione, ma non si deve sottostimare l’importanza crescente di Paesi come l’Argentina e il Venezuela, e perfino il Messico post Fox, come nuovi elementi di potere.La lista degli avvenimenti sfavorevoli al Consenso di Washington, a partire dagli attentati a New York e a Washington, è il segno più tangibile che – malgrado la “guerra contro il terrorismo” – una nuova situazione sta prendendo forma in America Latina. I movimenti sociali continuano a rappresentare il fattore più dinamico, insieme, da qualche tempo, ad una serie di governi progressisti o di sinistra che, nonostante alcune esitazioni, contribuiscono a configurare la nuova realtà. Leggi il seguito di questo post »

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