You are currently browsing the daily archive for 25,01PMMer, 03 Gen 2007 21:26:04 +010022007,2008.

poverta1.jpgLa nuova indagine sulla distribuzione dei redditi dice che il 20% più ricco guadagna più del 40% della ricchezza prodotta nel paese. Al 20% più povero resta solo il 7%

Ernesto Geppi
Roma

Un paese dove il 20% più ricco della popolazione raccoglie più del 40% del totale dei redditi e dove, all’opposto, al 20% più povero non spetta che una misera fetta pari al 7%, è un paese senz’altro diseguale. E’ un paese dove, per esempio, una famiglia su sei arriva a fine mese con difficoltà, più di una su quattro non riesce a fare fronte a spese impreviste, una su dieci è in arretrato con le bollette o non riesce a garantirsi un adeguato riscaldamento della casa dove abita, più di una su dieci non ha avuto i soldi per pagarsi le spese mediche e quasi una su cinque non è riuscita a pagarsi i vestiti. Disuguaglianze e miserie: quel paese è l’Italia e stiamo leggendo alcuni dei dati sul reddito e sulle condizioni economiche delle famiglie diffusi ieri dall’Istat e riferiti agli anni 2004 e 2005. Si tratta di una nuova indagine campionaria (22 mila famiglie e 56 mila individui), armonizzata a livello comunitario, che servirà per lo studio della povertà, dell’esclusione sociale e degli effetti sulle famiglie delle politiche economiche e sociali. In breve, è uno degli strumenti con cui si dovrebbe sorvegliare il perseguimento degli obiettivi di Lisbona: vi ricordate? L’Europa fortezza della competitività economica e del benessere sociale. Leggi il seguito di questo post »

La conferenza stampa di Prodi è stata interessante, ma la sua cornice obbligata è quella data dall’ultima indagine dell’Istat sulla distribuzione del reddito nel nostro paese. In sintesi l’Istat ci dice che il 20 per cento più ricco degli italiani si appropria di più del 40 per cento della ricchezza prodotta nel paese e che al 20 per cento più povero resta solo il 7 per cento. Questa è la situazione, «qui Rodi, qui salta». E il problema non concerne solo Prodi.

Fatta questa premessa debbo dire che Romano Prodi nella sua conferenza stampa e nella risposta ai giornalisti si è ben arrampicato sugli «specchi rotti», quelli messi in circolo da Eugenio Scalfari, ma, sempre per stare al medesimo autore non ha assunto il ruolo di «dittatore»: ha voluto essere solo autorevole: insomma potrebbe dire qualcuno ha assunto il ruolo di «dittatore moderato», insistendo soprattutto sulla «svolta» che dovrebbe realizzare nel 2007. Leggi il seguito di questo post »

logo-pensione-pubblica.gifComitato Nazionale per la difesa della pensione pubblica e del TFR

Il sistema previdenziale italiano deve rispondere a quanto stabilito dall’articolo della Costituzione Repubblicana che garantisce ai lavoratori mezzi adeguati alle loro esigenze di vita in caso di infortunio, malattia, invalidità, vecchiaia e disoccupazione involontaria.

Questo non può essere assicurato attraverso le forme incerte, aleatorie e rischiose del sistema di finanziamento a capitalizzazione proprio della cosiddetta previdenza complementare privata.

Le ipotetiche e niente affatto probabili speranze di alti rendimenti, che i fondi stessi cercano di attribuirsi nella speranza di attirare i lavoratori, sono legate alla capacità dei mercati finanziari di lucrare sullo sfruttamento degli stessi lavoratori e dei paesi poveri del mondo. Leggi il seguito di questo post »

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