Susanna Florio*,  11 gennaio 2007 (Aprile on line)

bolkestein_et_frankenstein.jpgDeregolamentazione: Il caso della ditta lettone Laval e quello della estone Viking rappresentano il nodo dell’evoluzione del diritto comunitario in materia di libera circolazione e soprattutto dell’idea di mercato interno che prevarrà nell’UE

La Corte di Giustizia europea si è occupata questa settimana di due casi cruciali per il futuro del diritto del lavoro europeo e per la giurisprudenza che regolamenterà il mercato interno dell’UE. Martedì 9 gennaio la Corte del Lussemburgo ha affrontato il caso di una ditta lettone, la “Laval un Partneri” contro il sindacato degli edili svedese “Byggnads”. Nel maggio del 2004 la ditta Laval aveva vinto una gara d’appalto per ristrutturare una scuola nell’isola svedese di Vaxholm, vicino Stoccolma. La Laval aveva assunto lavoratori lettoni a salari molto al disotto di quelli previsti dal contratto svedese in edilizia, provocando una forte reazione da parte dei lavoratori e del sindacato svedese. Nel giugno del 2004 cominciarono i negoziati tra la Laval, la sua filiale svedese appositamente creata, ed il sindacato, senza che però si arrivasse ad una qualche soluzione. Nel novembre dello stesso anno i lavoratori svedesi bloccarono i cantieri e la Laval dichiarò fallimento. Per questo la Laval presentò un esposto contro il sindacato degli edili presso la Corte svedese che a sua volta interpellò la Corte di giustizia europea su eventuali infrazioni della normativa europea, inclusa la libera circolazione delle imprese, dei lavoratori e della direttiva sul distacco dei lavoratori.Allo stesso tempo, la Corte di giustizia del Lussemburgo ha aperto, con un’audizione, un caso del tutto simile, quello di un’impresa di navigazione finlandese, la Viking, che opera con traghetti tra Tallin ed Helsinki, con bandiera ed equipaggio finlandese. Nell’ottobre del 2003 la Viking tentò di registrare un suo traghetto sotto bandiera estone, rimpiazzando nel contempo tutto (o quasi) il personale con dipendenti estoni. Cominciarono così azioni sindacali e scioperi in Finlandia e grande solidarietà fu espressa anche da molte federazioni di categoria in tutta Europa, grazie al sostegno del sindacato europeo.

Nel maggio del 2004 la Viking portò la Federazione Internazionale dei Trasporti (con sede a Londra) davanti alla Corte d’Appello britannica, per avere violato i principi della libera circolazione e della libertà di stabilimento delle imprese nell’UE. Anche in questo caso la Corte britannica chiese un parere alla Corte europea, ma solo dopo avere condannato
la Federazione sindacale internazionale per avere organizzato scioperi contro la società di trasporti marittimi finlandese.
Il Commissario Mc Creevy, responsabile per il Mercato Interno ed entusiasta sostenitore della deregolamentazione e delle liberalizzazioni nell’Unione Europea, prendeva improvvisamente posizione affermando che la Commissione si sarebbe schierata a favore delle imprese, criticando duramente il sistema di relazioni industriali dei paesi nordici ed il loro modello contrattuale.

Con un certo imbarazzo, la Commissione (Barroso) corresse poi questa posizione, sostenendo che “il sistema svedese non è incompatibile con la libera circolazione delle imprese e dei lavoratori”.I due casi rappresentano, ma certamente non sono gli unici, il nodo dell’evoluzione del diritto comunitario in materia di libera circolazione e soprattutto dell’idea di mercato interno che prevarrà nell’UE. E’ cioè evidente che si torna al dibattito sulla prima versione del testo della ex Direttiva Bolkestein sui servizi, che sanciva in uno dei suoi articoli più pericolosi, quello del “principio del paese d’origine” (ex art. 16) che un’impresa potesse stabilirsi in un qualsiasi paese dell’Unione europea, magari quello che offriva maggiori vantaggi fiscali e soprattutto meno vincoli contrattuali e meno controlli, senza l’obbligo di rispettare leggi, contratti collettivi, diritti dei lavoratori, consumatori e cittadini del paese di stabilimento. Il nuovo testo della direttiva è oggi stato fortemente emendato, anche se i compromessi raggiunti sui numerosi emendamenti ci sembrano spesso pasticciati e non sciolgono nodi fondamentali , come quelli che verranno affrontati dai due casi presso la Corte europea. In più oltre alla libera circolazione nel mercato interno (imprese, lavoratori,capitali) vi sono diritti e libertà fondamentali che vanno salvaguardati giuridicamente: l’attività sindacale ed il diritto di sciopero (Titolo XI del trattato CE, Carta dei diritti fondamentali dell’UE) non possono essere considerati come un ostacolo alla libera circolazione delle imprese e dunque contrari all’art. 43 del trattato europeo, né i contratti collettivi nazionali possono essere in alcun modo messi in pericolo dalle regole del mercato interno. Il fatto che altri 15 paesi (tra cui Germania, Francia, Italia, Spagna, Belgio, Olanda) dell’Unione europea si siano schierati a favore della Svezia e del sindacato svedese, dimostra che, poiché la politica sociale è ampiamente di competenza degli stati membri, vi sarà uno scontro anche sul principio di sussidiarietà e di sovranità degli stati, nella difesa dei sistemi di contrattazione collettiva, di protezione sociale, ma anche in materia ambientale, rispetto a quanto sancito dai trattati e soprattutto dalle nuove direttive che regolamenteranno il mercato interno.

Il compito del sindacato europeo sarà quello di continuare ad operare in difesa di diritti e libertà, senza che questo crei delle divisioni al suo interno tra i vecchi ed i nuovi paesi, cosa non sempre scontata.Anche in Italia esistono casi di aziende che operano alla ” Viking e Laval”, in particolare nell’edilizia, nel commercio e nel turismo; il problema è quello della intercettazione di queste imprese ,fantasmi da un punto di vista giuridico e fiscale, e di maggiori controlli da parte degli ispettorati del lavoro. E su questo siamo solo all’inizio di un grande lavoro.  

*Responsabile Ufficio della CGIL Bruxelles