You are currently browsing the daily archive for 25,01PMSab, 20 Gen 2007 18:43:29 +0100192007,2008.

Marinella Correggia Il Manifesto

indonesia-forest.jpgLa strategia europea in favore dei biocarburanti (come il biodiesel ricavato da piante oleaginose e il bioetanolo ricavato da colture ricche di zuccheri o amidi) preoccupa i movimenti ambientalisti di mezzo mondo, in particolare per il suo possibile impatto socioambientale, in America latina e in Asia (vedi i terra terra di ieri e del 6 gennaio), e anche in Africa.
Ora Greenpeace rilancia l’allarme: la crescente domanda di biodiesel incoraggiata dalle direttive dell’Ue potrebbe dare il colpo di grazia ai pochi orang utan superstiti di questo pianeta. Si potrà infatti innescare il seguente effetto a catena: maggiori consumi di biocarburanti in Europa, maggiori importazioni di palma da olio, ulteriore espansione delle relative piantagioni in Indonesia, distruzione delle foreste, minaccia mortale per gli orang utan che vi sopravvivono. Non a caso, denuncia Greenpeace Indonesia, subito dopo l’emanazione della direttiva il governo indonesiano ha approvato progetti per l’espansione delle piantagioni di palma da olio in vaste aree di Papua e Kalimantan: un milione di nuovi ettari da mettere a piantagione. Leggi il seguito di questo post »

samir_amin.jpgNato al Cairo nel 1931, dopo aver studiato a Parigi Samir Amin ha lavorato dal 1957 al 1960 come Chef du Service des Études de l’Organisme de Développement Économique della sua città natale; dal 1960 al 1963 è stato consulente del Ministero della pianificazione del Mali; fino al 1970 ha lavorato presso l’Institut Africain de Développement Économique et de Planification (Idep), insegnando inoltre come docente di scienze economiche nelle Università di Poitiers, Parigi VIII e Dakar. Dopo avere passato dieci anni, dal 1970 al 1980, alla direzione dell’Idep è diventato direttore del Forum du Tiers Monde, a Dakar, e presidente del Forum Mondiale delle Alternative.

Tra le decine di libri che ha scritto, ricordiamo «L’accumulazione su scala mondiale» (Jaca Book, 1970); «Il capitalismo nell’era della globalizzazione» (Asterios,1997); «Il virus liberale: la guerra permanente e l’americanizzazione del mondo» (Asterios, 2004); «Geopolitica dell’impero» (Asterios, 2004); «Oltre il capitalismo senile. Per un XXI secolo non americano» (Punto Rosso, 2003); «Il mondo arabo» (con Ali El Kenz, Punto Rosso, 2004»; «Per un mondo multipolare» (Punto Rosso, 2006).È direttore del Forum du Tiers Monde e presidente del Forum Mondiale delle Alternative.

Il Forum Appuntamenti per contrastare l’appiattimento dell’universo simbolico
G. B.

Movimenti sociali, organizzazioni della società civile, comunità di base, associazioni e singoli attivisti di tutto il mondo si ritroveranno da domani al 25 gennaio presso il Centro sportivo internazionale «Moi» di Kasarani, nei pressi di Nairobi, in Kenya. Dopo l’esperienza dell’anno scorso dei Forum sociali mondiali policentrici di Bamako, Caracas e Karachi, quest’anno il Forum sociale mondiale (Fsm) torna infatti a ospitare in un’unica città i movimenti che si oppongono all’autoritaria ortodossia del progetto neoliberista.

 Raccolte sotto lo slogan «People struggles, people alternatives», le iniziative auto-organizzate si articoleranno attorno a nove aree tematiche, dalle quali emerge la centralità e la «trasversalità» dei problemi culturali: dal rispetto per le diverse espressioni spirituali alla democratizzazione della conoscenza e dell’informazione; dalla difesa delle diversità alla promozione dei diritti culturali; dall’autodeterminazione dei popoli al diritto all’educazione: gli appuntamenti di Nairobi si presentano – per dirla con Njuguna Mutahi, coordinatore della Commissione cultura del Comitato organizzatore del Fsm 2007 – «come una grande opportunità per sfidare le forze imperialiste» anche con gli argomenti della cultura. Leggi il seguito di questo post »

Alla vigilia di Nairobi, un incontro con l’economista Samir Amin, presidente del Forum Mondiale delle Alternative. Fra i temi toccati quello relativo all’inconsistenza del progetto europeo Tra i primi appuntamenti dai quali è nato il Forum sociale ci fu quello che venne chiamato «l’anti-Davos», piccolo ma marcatamente simbolico: vi parteciparono i rappresentanti delle grandi forze sociali, vittime delle politiche capitalistiche
Giuliano Battiston

social.jpgUn capitalismo dal volto umano? «Pura illusione». L’altermondialismo moderato? «Una ingenuità». L’Europa? «Ancora non esiste». Lontano dalla prudente retorica del politically correct, instancabile promotore di alternative politiche ed economiche al dogma neoliberista dominante, l’economista egiziano Samir Amin ha fatto del linguaggio schietto, del rigore analitico e della passione militante gli strumenti della sua decennale battaglia per anteporre l’uomo e i suoi bisogni al profitto.

Convinto sostenitore della necessità di affiancare le rivendicazioni relative alla giustizia sociale e la critica delle inuguaglianze intrinseche alla globalizzazione capitalistica con una radicalizzazione della lotta politica capace di radunare le multiformi energie dei movimenti altermondialisti, Samir Amin è un autore estremamente prolifico, i cui testi sono letti e discussi sia da quanti intendono trasformare l’eterogeneità dei «movimenti» in un attore politico collettivo, sia da quanti temono le derive della loro politicizzazione. Leggi il seguito di questo post »

Via lo «scalone», no alla riduzione dei coefficienti. Poter versare il Tfr al pilastro pubblico. Affrontare la discriminazione di donne e precari
Antonio Sciotto (Roma)

Uno dei motivi principali per spiegare l’iniziativa di Rifondazione di ieri – nuove proposte per una nuova previdenza – l’ha dato il ministro Paolo Ferrero: «Sarebbe una misura minima d’igiene della politica che si mantenessero le promesse fatte in campagna elettorale: non solo noi, ma anche i Ds e la Margherita, siamo andati tutti davanti ai cancelli delle fabbriche a dire che avremmo cancellato lo “scalone” introdotto” da Maroni, perché questo è scritto nel programma». L’anomalia italiana sta tutta qui: è difficile avere persino quello che sta scritto in un programma elettorale. Ieri il partito della Rifondazione comunista ha dunque spiegato le sue proposte – alternative a quelle dell’ala Ds-Magherita – sulle pensioni: l’eliminazione dello «scalone», innanzitutto, ovvero di quel brusco passaggio dell’età di pensionamento dai 57 ai 60 anni che entrerà in vigore dall’1 gennaio 2008, eredità avvelenata del governo Berlusconi. Senza però sostituirlo – come invece annunciano il ministro Damiano e i cosiddetti «riformisti» – con degli «scalini» (stesso innalzamento dell’età, ma diluito nel tempo). Piuttosto, creare un sistema di uscita flessibile, che permette a chi rimane al lavoro di avere incentivi, rifiutando lo strumento dei disincentivi. Leggi il seguito di questo post »

Pomodori veneti contro la guerra
Delusi dall’Unione «Il governo Prodi fa la stessa politica estera di Berlusconi». Nel mirino in particolare i Ds. Contestato il sindaco
Orsola Casafrande
Vicenza
vicenza_3lu06_mericani_solo_danni.jpgErano in tremila ieri mattina gli studenti che hanno sfilato, assieme a sindacalisti e cittadini, per le vie della città per protestare contro la decisione del presidente del consiglio Romano Prodi sul via libera alla nuova base militare americana nell’aeroporto civile cittadino Dal Molin.

Un corteo colorato, chiassoso e musicale, perché «il popolo delle pentole», come si sono ribattezzati i comitati per il no, vuole farsi sentire, soprattutto a Roma. Partito dalla stazione, il corteo ha attratto decine di persone. Signore uscite a far la spesa, signori che leggevano il giornale al bar. Per tutti la gravissima decisione comunicata da Prodi è un boccone avvelenato perché viene da un governo di centrosinistra e perché davvero a un certo punto a Vicenza si era cominciato a sperare in un cambiamento di rotta. Davvero si pensava che il governo avrebbe ascoltato i cittadini, nettamente contrari a una nuova caserma. E non per problemi urbanistici, come ha liquidato la questione Prodi, ma perché in ballo c’è, oltre al futuro della città (già pesantemente condizionata dalla presenza dei militari americani alla Ederle) anche il futuro della politica estera di questo governo. Leggi il seguito di questo post »

E’ in corso la raccolta delle firme per la legge di iniziativa popolare per fare dell’acqua un bene comune e non più l’occasione di profitto e di arricchimento di qualcuno che mette in bottiglia la sete di tutti, mentre un altro inquina
G. Ra. Roma (il Manifesto)

Raccogliere 50.000 firme per una legge di iniziativa popolare è un obiettivo alla portata dei movimenti e più in generale delle persone convinte che l’acqua sia un bene comune dei viventi. La campagna ha avuto un avvio effettivo e assai promettente nello scorso fine settimana. E’ importante andare avanti. Nessuno deve temere di non essere all’altezza, nessuno è isolato: il movimento è diffuso in tutte le regioni italiane, con 60 reti nazionali e più di 400 comitati territoriali. E questo è solo l’avvio. In futuro si aggregheranno altre forze e il risultato apparirà ancora più accessibile. Leggi il seguito di questo post »

Emilio Molinari *
Se l’accordo che sembra profilarsi all’interno dell’Unione in merito ai servizi idrici è reale, un altro passo significativo è stato fatto nel rispettare l’impegno preso nel programma elettorale: la natura pubblica nazionale di questo servizio viene ribadita e mi sembra si accenni ad un percorso per il governo pubblico dell’acqua. Ciò che si prospetta è una moratoria di tutte le messe a gara, di tutte le operazioni finanziarie di fusione e di tutte le iniziative legislative regionali e deliberative degli Ato idrici, che andavano verso la privatizzazione.
 

In una parola si tratta di un congelamento della situazione nei territori da sancire con un decreto nella delega ambientale in attesa di varare una legge specifica e complessiva.
Il movimento dell’acqua ha conseguito un altro innegabile successo, l’impegno di Rifondazione comunista in particolare e dei Verdi e Comunisti Italiani e la grande carica con il quale è iniziata la raccolta delle firme hanno sicuramente pesato sulla trattativa. Ciò dimostra ancora una volta che il diffuso lavoro che abbiamo fatto in questi anni sull’acqua e la sua eccezionalità: culturale, di informazione, di mobilitazione, di partecipazione e il rapporto dialettico con la politica, alla fine paga. Si aprono crepe nella cultura delle privatizzazioni, devastante per la vita di ogni comunità. Leggi il seguito di questo post »

A Kibera i poveri pagano per i ricchi

In uno slum di Nairobi, dove l’acqua si compra a caro prezzo e il bagno è una rarità. E chi ha i soldi ha anche i rubinetti (Paolo Rizzi Laura Bergomi) Nairobi

kibera.jpg «Maji chenchemi ya uzima», «maji usababisha kifo»: acqua fonte di vita, acqua causa di morte. Sul mini dizionario di lingua swahili non si trova la parola morte, non è argomento per turisti. Questi piccoli manuali di sopravvivenza sono pensati e redatti per muovere i primi passi e richiedere i servizi di cui non si può fare a meno quando si è in un paese straniero: food, cibo; travel, mezzo di trasporto; currency, servizi bancari: illnesses and accidents, malattie e incidenti.
Scriviamo queste righe a Nairobi nel centro commerciale Adam’s Arcade. Abbiamo preso il bus numero 4 per andare alla Comboni House ma ci hanno fatto scendere un km prima indicandoci questa direzione e, una volta superata la sbarra di controllo, ci troviamo in un’area di free wireless internet, dove la schizofrenia di Nairobi si manifesta in una decina di giovani intenti a consultare il proprio portatile sul tavolino del bar, bevendo birra o mango juice. Leggi il seguito di questo post »

 Riccardo Petrella *

La problematica dell’acqua, in particolare la «gestione» dei servizi idrici, è stata oggetto di un preciso impegno elettorale preso dai partiti dell’Unione in favore dell’esclusione della privatizzazione dell’acqua dal programma di governo. E’ noto che l’eccezionalità del trattamento riservato al settore dell’acqua rispetto a tutti gli altri servizi pubblici locali è il risultato di un serrato confronto politico fra i partiti dell’Unione tanto che il mancato accordo sull’eccezionalità avrebbe rischiato di far saltare il patto elettorale di governo. Il governo Prodi ha così riconosciuto che «la proprietà e la gestione dei servizi idrici sono pubbliche», cioè non appropriabili né gestibili da soggetti privati, in totalità o parzialmente.
 

La legge finanziaria ha profondamente deluso i membri di AcquaPubblica (associazione creata nel 2006 per iniziativa di una serie di imprese «pubbliche» di gestione del servizio idrico integrato) perché nessuna misura specifica è stata presa a supporto delle aziende pubbliche che hanno dimostrato di saper gestire con efficienza e qualità il servizio loro affidato, e sono numerose anche in Italia. Ci si aspettava, pertanto, che al «seminario» di Caserta, nel cui ordine del giorno figurava la tematica dei servizi pubblici locali, il governo avesse preso le misure efficaci per concretizzare, al di là delle incertezze e ambiguità tuttora esistenti sul piano legislativo e amministrativo su cosa debba intendersi per «gestione pubblica», l’impegno della non privatizzazione del settore idrico. Niente affatto. Non se n’è parlato, forse anche perché la parola d’ordine è stata quella di non sollevare temi ancora fonte di dissensi. Così facendo, però, le porte restano aperte all’evoluzione oggi sottile ma potente verso la privatizzazione reale dei servizi idrici. Leggi il seguito di questo post »

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