Il Forum Appuntamenti per contrastare l’appiattimento dell’universo simbolico
G. B.

Movimenti sociali, organizzazioni della società civile, comunità di base, associazioni e singoli attivisti di tutto il mondo si ritroveranno da domani al 25 gennaio presso il Centro sportivo internazionale «Moi» di Kasarani, nei pressi di Nairobi, in Kenya. Dopo l’esperienza dell’anno scorso dei Forum sociali mondiali policentrici di Bamako, Caracas e Karachi, quest’anno il Forum sociale mondiale (Fsm) torna infatti a ospitare in un’unica città i movimenti che si oppongono all’autoritaria ortodossia del progetto neoliberista.

 Raccolte sotto lo slogan «People struggles, people alternatives», le iniziative auto-organizzate si articoleranno attorno a nove aree tematiche, dalle quali emerge la centralità e la «trasversalità» dei problemi culturali: dal rispetto per le diverse espressioni spirituali alla democratizzazione della conoscenza e dell’informazione; dalla difesa delle diversità alla promozione dei diritti culturali; dall’autodeterminazione dei popoli al diritto all’educazione: gli appuntamenti di Nairobi si presentano – per dirla con Njuguna Mutahi, coordinatore della Commissione cultura del Comitato organizzatore del Fsm 2007 – «come una grande opportunità per sfidare le forze imperialiste» anche con gli argomenti della cultura.

L’eterogeneità degli eventi organizzati rimanda invece alla complessa «morfologia politica» del Fsm che, giudicata a secondo dei punti di vista come l’elemento che ne pregiudica l’efficacia o ne garantisce la sopravvivenza, produce comunque inedite (e a volte fragili) alleanze: quanti criticano le politiche securitarie che irrigidiscono le appartenenze collettive e manipolano strumentalmente le rivendicazioni identitarie si incontreranno con coloro che reclamano il riconoscimento dell’uguale dignità di tutte le culture, la formulazione di politiche culturali che promuovano la diversità e l’autonomia dei popoli e nello stesso tempo il mantenimento (o la creazione) di uno spazio pubblico autenticamente pluralistico; questi ultimi faranno tesoro non solo delle lotte di quanti si oppongono ai processi di privatizzazione e liberalizzazione dei servizi essenziali (come l’educazione), che riducono tale spazio, ma anche delle strategie adottate dai gruppi che, di fronte al crescente peso degli oligopoli mediatici, reclamano una gestione democratica dei media che sappia trasformare la moltiplicazione dei canali di informazione in molteplicità delle voci e dei punti di vista sul mondo. La battaglia per contrastare l’appiattimento degli universi simbolici e la riduzione della complessità linguistico-culturale da parte delle corporation mediatiche si incrocerà invece con la battaglia di quanti, riconoscendo la centralità della produzione immateriale si battono contro le leggi sulla proprietà intellettuale e promuovono iniziative che assicurino l’esistenza e la fruizione del sapere, in quanto bene comune.  

Sono queste – e molte altre ancora – le iniziative che per Njuguna Mutahi faranno del Forum di Nairobi anche un appuntamento capace di «usare la cultura come un mezzo di resistenza».