Pomodori veneti contro la guerra
Delusi dall’Unione «Il governo Prodi fa la stessa politica estera di Berlusconi». Nel mirino in particolare i Ds. Contestato il sindaco
Orsola Casafrande
Vicenza
vicenza_3lu06_mericani_solo_danni.jpgErano in tremila ieri mattina gli studenti che hanno sfilato, assieme a sindacalisti e cittadini, per le vie della città per protestare contro la decisione del presidente del consiglio Romano Prodi sul via libera alla nuova base militare americana nell’aeroporto civile cittadino Dal Molin.

Un corteo colorato, chiassoso e musicale, perché «il popolo delle pentole», come si sono ribattezzati i comitati per il no, vuole farsi sentire, soprattutto a Roma. Partito dalla stazione, il corteo ha attratto decine di persone. Signore uscite a far la spesa, signori che leggevano il giornale al bar. Per tutti la gravissima decisione comunicata da Prodi è un boccone avvelenato perché viene da un governo di centrosinistra e perché davvero a un certo punto a Vicenza si era cominciato a sperare in un cambiamento di rotta. Davvero si pensava che il governo avrebbe ascoltato i cittadini, nettamente contrari a una nuova caserma. E non per problemi urbanistici, come ha liquidato la questione Prodi, ma perché in ballo c’è, oltre al futuro della città (già pesantemente condizionata dalla presenza dei militari americani alla Ederle) anche il futuro della politica estera di questo governo.

La scelta che i cittadini si aspettavano dall’Unione era quella ribadita nel programma elettorale e cioè basta con le guerre. Ma evidentemente, e l’hanno ribadito gli studenti ieri dal furgone-palco mobile che ha accompagnato il corteo, la scelta è un’altra. «Ed è in linea con la politica estera del governo Berlusconi – dice Matteo, che fa la seconda superiore – e cioè: guerra, guerra e ancora guerra». Anche per Silvia, che frequenta la prima liceo scientifico, «la delusione è stata cocente. Pensavamo che il governo dell’Unione avrebbe detto no alla base americana. E invece, si sono accodati al volere degli Stati uniti, della destra e degli industriali di questa città».
 

Il corteo arriva tra un rap e un mini comizio davanti al comune. Parte qualche pomodoro verso il palazzo dove si è consumato il primo sì al Dal Molin. Partono anche i cori all’indirizzo del sindaco di Forza Italia Hullweck che in questi giorni gongola per il sì di Prodi. E partono anche i fischi e gli slogan contro il centro sinistra della città, Ds in primis. Non va giù ai cittadini quel tentennare continuo che ha caratterizzato i diessini. Sintetizza bene il sentimento degli studenti e dei vicentini il segretario della Cgil, Oscar Mancini, che ieri era in piazza al corteo. «I Ds – dice – non hanno ottenuto mai grandi consensi a Vicenza, ma in queste ultime elezioni c’era stato uno spostamento a sinistra e sulla base i cittadini pensavano davvero che il partito avrebbe assunto una posizione chiara e netta contro il Dal Molin. Così non è stato e i fischi e la rabbia che sentite è naturale vengano indirizzati soprattutto ai Ds, che della coalizione di governo sono il partito principale. Io – aggiunge – che sono iscritto ai Ds dico: vergogna».

Si arriva in piazza dei Signori, affollata per il mercato. Dal furgone si invitano i cittadini a unirsi al corteo e in molti lo fanno. Hanno voglia di sapere che cosa succederà adesso, se ci sono altre iniziative, quando. Molti vogliono sapere se si va a Roma. Ieri mattina una delegazione della Cgil e dei comitati è stata ricevuta dal sottosegretario alla presidenza del consiglio, Letta. I ragazzi dell’assemblea permanente contro il Dal Molin ricordano a tutti che da giorni è in piedi il presidio davanti all’aeroporto. Sul modello del presidio di Venaus, l’anno scorso in val Susa. Qui la lotta dei valsusini è un’ispirazione. E però, come sottolinea Olol Jackson dei Verdi, «a Vicenza stiamo assistendo a una val Susa accelerata». Nel senso che tutto si sta svolgendo in tempi molto ravvicinati e rapidi, al contrario che in Piemonte.
 

Il corteo procede e arriva davanti alla prefettura, dove la polizia vorrebbe si fermasse. Ma il percorso che gli studenti chiedono è un altro. Si contratta. Parte qualche pomodoro anche all’indirizzo della prefettura e le decine di poliziotti abbassano le visiere dei cashi. Nervosi. Ma fortunatamente non succede nulla e il corteo viene fatto passare. A questo punto l’obiettivo degli studenti è la rotonda che collega il centro alla zona industriale. Il traffico viene bloccato per una buona mezzora, e curiosamente nessun automobilista inveisce o suona il clacson. Anzi, molti scendono per esprimere il loro appoggio alla protesta. Dopo un tira e molla con la polizia che non vuole