Da Kibera aUhuru Park downtown Nairobi.

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Un corteo pieno di musiche diverse e di energia ha aperto il primo social forum mondiale in Africa, la settima edizione dell’evento nato a Porto Alegre, Brasile.
Il corteo e’ partito dai margini di Kibera, una delle periferie poverissime di Nairobi, uno slum, raccolta di insediamenti precari e malsani in cui vivono centinaia di migliaia di persone. In questi territori, dove i piu’ poveri della metropoli Africana devono spesso pagare per l’affito della baracca in cui vivono.
Insieme agli africani erano presenti numerosi partecipanti al FSM europei, nord e sudamericani e asiatici. Numerosi media indipendenti e mainstream erano presenti.La testa del corteo ha portato una grande bandiera della pace sostenuta da decine di uomini e donne piu’ diversi e diverse. Nonostante il sole cocente migliaia di persone hanno attraversato a passo di musica, r’blues, dub e afro beat le strade della citta’ e alcuni quartieri residenziali con una grande carica emotiva.

All’arrivo del corteo nel grande parco pubblico di Uhuru Park erano presenti alcune migliaia di persone. Di fronte e sotto il palco allestito questa notte dall’organizzazione del Forum, si sono radunate infine 20.000 persone che hanno partecipato alla cerimonia di apertura in cui si sono susseguiti tanti interventi da parte delle delegazioni di alcune delle esperienze piu’ rappresentative tra quelle inscritte al Forum.   Una presenza intense ma silenziosa e’ stata quella di un folto gruppo di anziani veterani e veterane della guerriglia Mau Mau (1953-1963), dichiarata movimento illegale dopo che grazie anche alla sua azione il Kenya aveva ottenuto l’indipendenza dalla Gran Bretagna. Nella repressione contro i Mau Mau gli Inglesi usarono tecniche di guerra, campi di concentramento e migliaia di persone furono uccise. Il movimento venne illegalizzato dallo stesso Yomo Keniatta per “pacificare” il paese permettendo ai proprietari inglesi di restare in Kenia. Da quando gli ultimi prigionieri politici del movimento sono stati rilasciati ed e’ stato tolto il bando sui Mau Mau, I superstiti si mobilitano per ottenere dei risarcimenti dal governo inglese e delle pensioni come veterani di un esercito di liberazione nazionale dal Kenya e soprattutto per riscattare e diffondere la memoria del movimento.
La cronaca e le prime impressioni con Vittorio Sergi, Associazione Ya Basta.
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 Interviste:
Irene Bush “Voice for the Voiceless” campagna di Terre des Hommes International, descrive il progetto “Body map exhibition” una mostra di opera di giovani artisti dalla Colombia, Kenya, Sud Africa, Mozambico e Svizzera. L’arte come forma di liberazione e di costruzione di soggettivita’.
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John Irungu, Kenya, attivista per diritti dei malati di HIV racconta la sua esperienza nella costruzione della mostra.
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Berneia C. Mwangi, Kenya Land Alliance, descrive come la sua organizzazione lotta per l’accesso alla terra. Molti dei profughi interni che spesso vivono nelle baraccopoli hanno perso i loro terreni dopo averli abbandonati a causa degli scontri a carattere etnico e politico degli anni passati.
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Ragazze dello slum di Kiambu raccontano il perche’ della loro partecipazione alla Marcia.
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Peter Chegi, Slum Federation Nairobi dello slum di Huruma
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Beverly, di VTC, donne che lottano per l’accesso libero ai farmaci per la cura dell’HIV denuncia che alcune multinazionali del farmaco hanno fatto causa al Kenya che attualmente acquista a basso costo le medicine contro l’HIV dall’India per imporre la vendita dei loro farmaci protetti da patenti e brevetti.
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