716eaa23fc0f24714ca117351ffff9bf.jpgdi Vittorio Sergi da Nairobi

Dal Forum Sociale Mondiale sono emerse con grande forza le virtù e le profonde contraddizioni politiche di questo evento. Infatti se da un lato la convergenza di Nairobi sta favorendo la costruzione di reti e di relazioni politiche tra numerosi soggetti diversi soprattutto a livello continentale, altra è la situazione di molte delegazioni straniere e della relazione del gruppo Keniota del Forum. Dopo mesi di malumori serpeggianti per quanto riguardava la gestione poco includente del gruppo del paese ospitante e le alte quote di ammisione al Forum è esplosa la protesta: protagonisti i giovani degli slums che in questi ultimi giorni erano stati le “stelle” involontarie di una nutrita passerella delle buone intenzioni.

Un centinaio di persone, soprattutto giovani ragazze e ragazzi della nota baraccopoli di Korogocho hanno improvvisato un corteo interno per protestare contro gli altissimi prezzi del cibo e dell’acqua in bottiglia venduti da ditte private all’interno del recinto dove si svolgono gli eventi. Inoltre una altro reclamo era legato alle quote di ammissione ritenute soprattutto dalle organizzazioni di base keniote troppo alte. L’ingresso per i locali era fino ad oggi fissato a 500 scellini, ovvero circa 4 euro, equivalenti al costo dell’affitto di un mese per una delle baracche di cartone in cui vivono centinaia di migliaia di persone di Nairobi e dintorni.   Sebbene dopo le proteste di alcuni missionari comboniani che vivono in questi luoghi, fossero state distribuiti 3500 accrediti gratis ai giovani delle baraccopoli la protesta contro gli accessi a pagamento ha assunto toni immediatamente politici. Infatti il Forum ha creato soprattutto nelle classi popolari di Nairobi l’aspettativa di uno spazio di visibilità politica e di confronto che è stato di fatto negato dagli organizzatori con la scelta di imporre un costo inaccessibile ai poveri della metropoli africana. Dopo aver ricevuto numerose critiche il comitato organizzatore ha ridotto la quota a 50 scellini ed ha allentato il controllo sugli accessi.Il corteo, animato dai canti e dai balli che accompagnano ogni manifestazione in queste giornate ha prima attraversato gli spazi attorno allo stadio di Kasarani indirizzando la protesta contro gli stand della impresa di comunicazione cellulare Celtel, principale sponsor del forum e contro i ristoranti gestiti secondo i manifestanti da un familiare del Ministro degli Interni.
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La polizia ha allontanato i giovani dagli stand e quindi questi si sono diretti verso gli uffici del comitato organizzatore e gli hanno occupati per due ore. Oltre a cercare di aprire un difficile dialogo con i “vecchi” organizzatori, i ragazzi con le scarpe rotte degli slum hanno distribuito un giornale autoprodotto, il “Korogocho Mirror” dal titolo eloquente: “Where are the Socialist?”. Ce lo siamo chiesti in tanti vedendo le facce attonite e la troppa passività dei delegati bianchi verso la rabbia e la passione di queste persone.

Il bersaglio delle critiche è stato il professore Edward Oyusi, uno dei principali organizzatori del comitato keniota che già nella conferenza stampa del mattino era stato criticato dai giornalisti per questi aspetti e candidamente aveva risposto che le quote di ingresso avevano la finalità di escludere per motivi di sicurezza i poveri e che le sponsorizzazioni erano necessarie a garantire l’indipendenza del forum da finanziamenti esterni tacendo le centinaia di migliaia di dollari ricevuti da governi ed ONG straniere.
Dopo l’occupazione degli uffici del comitato organizzatore i manifestanti hanno ottenuto uno spazio per permettere agli abitanti poveri di Nairobi di vendere cibo a basso prezzo. Inoltre hanno annunciato ulteriori iniziative di protesta e un ingresso in massa nei prossimi giorni senza il pagamento di alcuna quota.
La critica alla organizzazione del Forum ha messo in luce la scarsa rappresentatività del comitato keniota e le tensioni che attraversano la giovanissima democrazia del paese africano. Nel 2007 si terranno le elezioni presidenziali e la dimensione politica locale, sottostimata o non compresa a fondo dal comitato internazionale sta entrando con forza nelle dinamiche politiche ed organizzative dell’evento. Dopo essere stati senza voce e senza volto, i dannati della metropoli, i poveri degli slums e quelli delle campagne hanno riportato con questa piccola ma intensa iniziativa la lotta di classe e la fortissima violenza ed esclusione sociale che soffrono la maggior parte degli africani al centro del dibattito. Continuiamo anche oggi a seguire ed a riportare le voci dal basso da Nairobi: La partecipazione delle donne, tanto in forma individuale come organizzata è decisamente la presenza più significativa e radicale alle attività del Forum.Francisca Achidi – National Association of Womens- Nigeria
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audio 02 ] Contro le tendenze “liberal” e la scarsa rappresentatività della maggior parte delle ONG presenti a Nairobi, Ngwane rilancia l’importanza di una prospettiva rivoluzionaria e di classe di numerosi movimenti africani.
Trevor Ngwane – Anti Privatization Forum – Soweto – Sudafrica
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Le lotte contro la privatizzazione dell’acqua insieme alla denuncia degli EPA, le misure di aggiustamento strutturale proposte dalla Unione Europea in forma bilaterale agli Stati africani e le campagne per l’accesso universale ai farmaci ed alle cure mediche sono tra gli aspetti più urgenti e concreti che vengono denunciati nel Forum.
Renato Di Nicola – Abbruzzo Social Forum – Foro Italiano Acqua
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Uno di frutti inattesi delle relazioni che si stanno creando a Nairobi c’è la proposta promossa dai movimenti di base Sudafricani e del Ghana di una rete continentale per la difesa dei beni comuni e contro la privatizzazione dell’acqua. Questo ulteriore processo di espropriazione da parte delle imprese capitaliste è particolarmente feroce in Africa anche a causa della enorme capacità di cooptazione esercitata dalla Banca Mondiale e dal Fondo Monetario Internazionale sui governi africani.
African Water Network.
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