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Milano. La guerra dell’acqua. Gestione del servizio anche ai privati, o solo alle utility pubbliche? Ormai da mesi è la domanda delle cento pistole dentro l’Unione. In realtà sarà anche su questo punto che si giocherà il varo di un Prodi bis che sia meno gracile e a maggioranza più certa rispetto alle baruffe di questi mesi.

Sul ddl 772 in tema di liberalizzazione dei servizi pubblici locali, approvato a fine giugno dal Consiglio dei ministri, e in esame ormai da fine settembre in commissione Affari costituzionali, si sa che da tempo esiste un braccio di ferro dentro la maggioranza, in particolare tra il ministro Linda Lanzillotta, forte del recente parere dell’Antitrust di Antonio Catricalà e di sponde intelligenti come quelle di Bruno Tabacci, e il fronte della sinistra radicale contrario a qualsiasi ipotesi di liberalizzazione che porterebbe a camuffate privatizzazioni dell’acqua bene pubblico universale.Nella sua estenuante ars mediatoria, Romano Prodi aveva imposto che il delicato capitolo acqua fosse scorporato dal pacchetto Lanzillotta, affidando alla costituzione di un comitato ad hoc di ministri, sotto la regia di Enrico Letta, la decisione di moratoria sulle gare di affidamento dei servizi idrici. Questo almeno era il quadro delineatosi prima della crisi di governo.

Ma siccome imbarcare selettivamente qualche senatore centrista può avvenire solo accogliendo determinati punti di programma sensibili, ecco che riforme come la messa a gara dei servizi idrici (così come lo sblocco della Tav e dei rigassificatori), potrebbero davvero diventare decisive per strappare l’appoggio di singoli parlamentari moderati.Non è un caso che tra i 12 punti prodiani «prioritari e non negoziabili» già approvati dai segretari dei partiti di maggioranza per restare in sella, quello 3 sia dedicato alla Tav e quelli 4 e 5 proprio all’energia, tra cui anche la costruzione di nuovi rigassificatori, già vexata quaestio di questi mesi tra le due sinistre, e poi alle liberalizzazioni dei servizi a tutela dei consumatori, di cui l’acqua è forse il dossier più politicamente incandescente. Leggi il seguito di questo post »

no-al-dal-molin.jpgLa giornata di sabato 17 febbraio sarà straordinaria per la nostra città, invasa pacificamente e rumorosamente da migliaia di donne e uomini, di giovani e meno giovani, uniti dal No al Dal Molin. Una giornata che riproporrà, con le forme e i metodi che questo movimento ha scelto per costruire partecipazione e consenso, il dissenso contro la decisione di imporre scelte sulle teste dei cittadini; determinare a tavolino il futuro di un’intera comunità è una violenza inaccettabile.

In questi giorni assistiamo al tentativo di delegittimare il movimento di cittadini di Vicenza che da mesi si sta mobilitando contro la nuova base Usa al Dal Molin, ed era ampiamente prevedibile. Questo movimento, per la sua stessa esistenza, apre delle contraddizioni ineludibili alla politica e alle sue forme di rappresentanza. Un movimento nato dal riscoperto interesse della comunità locale per la gestione della res pubblica, capace di bypassare i confini delle appartenenze, per mettere al centro il bene comune. Un movimento che ha sempre giocato a carte scoperte, alla luce del sole, suscitando la passione di moltissimi uomini e donne, di giovani che, insieme, si sono ritrovati per salvare la città da un progetto folle, da un futuro compromesso. Si è ritenuta illegittima una decisione presa da pochi a danno di molti. Una città che si è riscoperta tradita, e che ha deciso di mobilitarsi, per resistere un minuto di più di coloro che la base la vorrebbero; un movimento plurale e composito che deciso che lottare collettivamente era legittimo e necessario, in forma pacifica ma determinata, gioiosa ma consapevole. Leggi il seguito di questo post »

acqua-bene-pubblico.jpgROMA – La moratoria delle gare per l’affidamento dei servizi idrici ci sarà ma sul campo di applicazione la discussione è ancora aperta. Ieri si è svolta una riunione tecnica a Palazzo Chigi fra i rappresentanti di ministri interessati che non ha però prodotto una decisione definitiva. Gli incontri continueranno nei prossimi giorni.L’accordo fra Rifondazione comunista e il ministro degli Affari regionali, Linda Lanzillotta è stato raggiunto: la contropartita è infatti la ripresa del cammino parlamentare del ddl sulla riforma dei servizi pubblici locali. Ad opporsi è rimasto solo il ministero delle Infrastrutture.Ma restano da sciogliere due questioni: il campo di applicazione e il veicolo in cui inserire la nuova disposizione; Sul tappeto ci sono le gare bandite dagli ambiti siciliani attualmente ancora in corso e soprattutto quella di Palermo. In questo caso però il problema è molto delicato poiché si tratta di una procedura già aggiudicata. Leggi il seguito di questo post »

L’attore da Brecht al sostegno della campagna italiana per la ripubblicizzazione: «Quella dell’oro blu è solo la punta dell’iceberg.

Vogliono privatizzare tutto, anche l’aria. È una questione di vita o di morte, non di destra o sinistra»

Un monologo, senza bisogno di dover recitare. 

ovadia.jpgMoni Ovadia rilancia dal Comune la campagna «Acqua pubblica, ci metto la firma», che ha già superato le 50 mila firme necessarie a sostenere il disegno di legge. Giuliana Beltrame, consigliera indipendente eletta nelle liste di Rifondazione comunista, si limita a un’essenziale presentazione: «Siamo orgogliosi di poter contare sulla sua testimonianza». E la conferenza stampa si concluderà con un irrituale applauso all’appassionato appello dell’attore, impegnato fino a domenica al Teatro Verdi nelle repliche di «Le storie del signor Keuner» di Brecht.
 

Ovadia rivendica a modo suo il diritto di alzare la voce: «Quando 50 anni fa Barry Commoner cominciò a lanciare l’allarme ecologico, i soliti Soloni replicarono dandogli del pazzo furioso. Accadeva lo stesso a chi all’inizio si batteva contro la schiavitù e il lavoro minorile o per l’emancipazione femminile. Adesso d’improvviso, a Davos, finanzieri e banchieri scoprono che l’ecologia è un problema. Bene. Basta intendersi. Perché ci sono due modi di concepire la vita. Mettere al centro i soldi oppure l’essere umano. A Davos vedono il business dell’ecologia. Personalmente, non ho nulla contro le imprese per bene. Tanto più se ciò darà accesso all’acqua di qualità a basso prezzo». Leggi il seguito di questo post »

L’oro blu rimane in mani pubbliche. Per il momento

Leo Lancari
Roma (il manifesto)
 Il governo ferma i processi di privatizzazione dell’acqua in corso nel paese. La moratoria è stata decisa ieri al termine di un vertice che si è tenuto a palazzo Chigi e al quale hanno partecipato il ministro dell’Ambiente Alfonso Pecoraro Scanio, della Solidarietà sociale Paolo Ferrero e degli Affari regionali Linda Lanzillotta, insieme al sottosegretario alla presidenza del consiglio Enrico Letta. Nel corso della riunione è stato anche deciso di dar vita a un comitato dei ministri che avrà il compito di seguire il disegno di legge sulla privatizzazione dei servizi pubblici messo a punto dal ministro Lanzillotta.

La richiesta di uno stop alle privatizzazioni era stata avanzata nei giorni scorsi da numerosi esponenti della maggioranza, e sollecitata anche dal ministro dell’Ambiente. «Occorre che il parlamento approvi rapidamente una moratoria per evitare che si acceleri furbescamente con le privatizzazioni», aveva detto Pecoraro Scanio, ricordando che il programma dell’Unione indica chiaramente come l’acqua sia un bene comune e non vada quindi privatizzato. «Anche la gestione deve essere pubblica – aveva proseguito il titolare dell’Ambiente – mentre alcune attività accessorie possono essere date ai privati». Un disegno di legge elaborato dal ministro per gli Affari regionali Lanzillotta, va però in senso opposto, mirando alla privatizzazione dei servizi comunali, acqua inclusa. Contro il ddl, da tempo ha preso vita un movimento che chiede invece il mantenimento delle risorse idriche come bene comune. Leggi il seguito di questo post »

La battaglia per l’acqua diventa sempre più politica. «L’acqua è come l’aria, è un bene comune e non va privatizzato», dice il ministro dell’Ambiente Alfonso Pecoraro Scanio, inserendosi nella guerra in corso fra Rifondazione e la Margherita sul ddl Lanzillotta di liberalizzazione dei servizi locali.«Ma a differenza dell’aria – spiega più pacatamente Mauro D’Ascenzi, presidente di Federutility – l’acqua non arriva da sola nelle case, dev’essere incanalata e depurata con massicci investimenti in infrastrutture che costano molti soldi.

O ce li mette lo Stato o si deve consentire a società industriali, pubbliche o private che siano, di organizzare un servizio secondo criteri di produttività ed efficienza.

Per fare questo, però, mancano i margini: le tariffe italiane sono le più basse d’Europa».S’innesca così un circolo vizioso: il servizio costa poco per cui è scadente, ma proprio per questo non si può far pagare di più. E via con l’acqua minerale, di cui noi italiani siamo i maggiori consumatori d’Europa. Giocando sull’equivoco tra la materia prima acqua, che appartiene per legge al demanio pubblico, e la gestione delle infrastrutture che la trasportano, si può arrivare molto lontano. Leggi il seguito di questo post »

governo-prodi.jpgLa denuncia dei Verdi che chiedono al governo la sospensione dei lavori. Bonelli: «Non sono state rispettate le norme sulla valutazione di impatto ambientale»
Orsola Casagrande

Vicenza
La base americana al Dal Molin non si può fare. Va contro le direttive europee e le leggi nazionali. Lo sostengono i verdi che in una interpellanza dettagliatissima presentata ieri al ministro dell’ambiente Alfonso Pecoraro Scanio chiedono che i lavori al Dal Molin vengano bloccati.
Spiega Angelo Bonelli, capogruppo dei verdi alla Camera: « Esistono direttive comunitarie che prevedono l’attuazione delle procedure di Valutazione d’impatto ambientale per tutta una serie di opere. Quelle esentate sono per esempio le opere di difesa nazionale». Ma difficilmente, sostiene Bonelli, «si può spacciare il Dal Molin come opera di difesa nazionale». I verdi inoltre sostengono che non ci sono documenti del precedente governo che esentino in qualche modo il progetto del Dal Molin dalle normali procedure e pertanto questo nei fatti già pone in seria discussione la legittimità del parere favorevole del presidente del consiglio Romano Prodi all’allargamento dell’aeroporto vicentino. Leggi il seguito di questo post »

 Il «Quarto rapporto» dell’Ipcc: previsioni sempre più precise e attendibili sui cambiamenti climatici in corso. La temperatura aumenta, e i «fenomeni estremi» diventano più numerosi e più intensi

Vincenzo Ferrara *

Il rapporto da oggi in discussione alla conferenza parigina costituisce la prima parte del «Quarto rapporto Ipcc» (Intergovernmental panel on climate changes), che sarà pubblicato a fine 2007 e a cui mancano ancora (ma sono in via di conclusione) sia la seconda parte (sull’impatto dei cambiamenti climatici e l’adattamento ad essi) che la terza parte (sulla mitigazione dei cambiamenti climatici). Il precedente rapporto Ipcc (il terzo) risale al 2001, mentre il secondo ed il primo sono rispettivamente del 1995 e del 1990.(…) In quest’ultimo rapporto l’Ipcc giunge alla conclusione che le proiezioni e gli scenari che erano stati valutati nel rapporto precedente, pur rimanendo esattamente gli stessi, devono essere interpretati correttamente. L’interpretazione viene così condotta in termini di affidabilità di tali scenari, anche in relazione agli errori commessi, ed in termini di probabilità che possano realmente manifestarsi. I punti principali sullo stato del clima globale sono i seguenti: Leggi il seguito di questo post »

che-caldo.jpgCambiamenti climatici In arrivo l’ultimo, drammatico rapporto degli scienziati

Al via la conferenza di Parigi sul clima. Prima gli esperti, poi i governi, affrontano quella che ormai non è più un’ipotesi ma una certezza: il riscaldamento globale dovuto all’attività umana e le sue conseguenze su tutta la Terra  L’effetto serra che cresce sempre più, i ghiacciai che si sciolgono, le acque che salgono di livello… E i governi ancora non riescono a mettersi d’accordo sui tagli alle emissioni di Co2. Anche se ora, forse, qualcosa comincia a muoversi

Anna Maria Merlo
Parigi ( il manifesto)

Il 2 febbraio, mentre
la Tour Eiffel verrà spenta simbolicamente per una sera dal sindaco Delanoë come incitamento al risparmio energetico (le sue accensioni fantasmagoriche degli ultimi anni vanno in senso opposto, ma pazienza) i ministri dell’ambiente presenti alla Conferenza di Parigi sulla governance climatica voluta da Jacques Chirac avranno sul tavolo il riassunto del rapporto dell’Ipcc (Intergovernmental panel on climate changes – Gruppo intergovernativo di esperti sull’evoluzione del clima) in riunione questa settimana all’Unesco. L’Ipcc è una rete di scienziati e istituti di ricerca nata nel 1988 nell’ambito delle Nazioni unite; dal ’90 ha pubblicato un rapporto ogni cinque anni. Quello di quest’anno affina e completa i dati rilevati nel 2001.

La principale conferma riguarda il riscaldamento globale: l’attività umana ne è ampiamente responsabile. Per questo il gruppo degli esperti si rivolge ai politici, a cui gli scienziati chiedono di agire senza perdere più tempo. Dei segnali arrivano dal mondo politico e dall’industria: si è visto a Davos, alla kermesse dei ricchi e potenti, dove persino la Exxon, che ha speso milioni di dollari per negare «scientificamente» che il riscaldamento globale del clima sia causato dall’attività umana, oggi ammette a mezza voce di aver avuto torto. Il nuovo slogan è «make green pay», rendi redditizio l’approccio ecologico.
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«Oro blu» e proteste, dal basso Lazio alla Sicilia

Andrea Palladino
Aprilia (Latina)

C’è una vecchia espressione napoletana che viene in mente quando si tente di descrivere lo stato dell’arte delle società che gestiscono l’acqua in Italia, «facite ammuina». Era l’ordine che il comandante di una nave dava per far vedere che c’era movimento: «Chi sta avanti vada dietro, chi sta a destra vada a sinistra…». Se è vero che le grandi imprese – quasi tutte multinazionali – sono facilmente elencabili, gli incroci societari, i sistemi di scatole cinesi, gli intrecci tra pubblico e privato sono il marchio caratteristico che si ritrova in molti Ato, gli ambiti territoriali ottimali disegnati dalla legge Galli. Così, dietro ai tre modelli possibili di gestione delle risorse idriche in Italia (mista pubblico-privato, pubblica o completamente privata) si nascondono architetture societarie che la stessa Autorità della concorrenza definisce spesso «complicate».
 

Nella provincia di Latina nel 2001 la gara per la gestione delle risorse idriche venne vinta da un raggruppamento di imprese che, in cinque anni, ha visto almeno due ridefinizioni societarie. E se oggi il 49% di Acqualatina spa, il gestore responsabile della distribuzione dell’acqua, è saldamente in mano alla multinazionale francese Veolia, il grido «facite ammuina» lo si ritrova nei conti e, di conseguenza, nelle bollette che i cittadini pagano per il bene comune più prezioso. Primo dato, quello più eclatante: aumenti che vanno dal 50 al 1.000%; secondo dato, tanti soldi per coprire consulenze infragruppo (date cioè ad aziende collegate al gruppo Veolia); terzo dato, un rapporto tra il pubblico (rappresentato dalla conferenza dei sindaci della provincia di Latina) e Veolia complesso e sbilanciato. Ad onor del vero anche i cittadini hanno voluto rispondere con la loro ammuina: in 6 mila ad Aprilia, città di 56 mila abitanti della provincia, hanno deciso che non riconoscono il gestore francese come loro padrone dell’acqua. Si sono riuniti in comitato, hanno rispedito al mittente le bollette e stanno pagando l’acqua a chi da sempre l’aveva gestita, il Comune. Leggi il seguito di questo post »

Amministratori e cittadini oggi di nuovo in piazza contro il «colpo di mano» che ha privatizzato l’acqua di 82 paesi del palermitano

Patrizia Abbate
Palermo
«L’affare del secolo in Sicilia è all’insegna del neoconsociativismo». È duro Domenico Giannopolo, ex deputato regionale Ds e sindaco di Caltavuturo, in provincia di Palermo. Il giorno dopo il «colpo di mano» che ha reso definitiva l’aggiudicazione della gara per la privatizzazione dell’acqua per tutti gli 82 comuni della provincia, né lui né il fronte anti-privatizzazione intendono demordere. Intanto scenderanno ancora una volta in piazza, oggi, proprio a Caltavuturo, dove alle 17 si sono dati appuntamento cittadini e amministratori che giovedì e venerdì hanno tentato di bloccare la riunione dell’assemblea dei sindaci che ha ratificato l’appalto aggiudicato nell’agosto scorso.  Non credono che la battaglia sia definitivamente persa. Intanto perché il contratto tra le parti non è stato ancora firmato, e dunque nel caso di un dietrofront probabilmente non ci sarebbero mega-penali da pagare all’associazione temporanea di imprese capeggiata dalla Mediterranea Acque, che si è aggiudicata la gestione di reti idriche e acqua per i prossimi 30 anni. E poi perché «siamo di fronte ad atti illegittimi e illegali sui quali abbiamo intenzione di ricorrere al Tar, mentre esposti sono già stati inoltrati alla procura», continua Giannopolo. E spiega come intanto tra la presentazione dell’istanza di partecipazione alla gara e l’assegnazione dell’appalto sia cambiata la stessa Ati: alla Genova Acque, che non esiste più, è subentrata la Mediterranea, nata dalle sue spoglie. Leggi il seguito di questo post »

Uno studio finanziato dall’Undp denuncia: gli accordi Epa distruggono l’economia africana .Nel 2008, quando verrà creata un’area di libero scambio tra Ue e Africa, il Burundi perderà il 3% del Pil. In Ghana scompariranno 193 milioni di dollari. Ma il bello, è che gli stati europei ci guadagnano
Cinzia Gubbini Il Manifesto

europa.jpgL’opinione della Commissione europea alla vigilia della firma degli accordi di partenariato economico con l’Africa (attesa per il 1 gennaio 2008), i cosiddetti Epa, è che chi si dichiara contrario a questi accordi fa troppa demagogia. Nei corridoi di Bruxelles si fa notare che non esistono studi sull’effettivo impatto che i nuovi accordi di libero scambio tra l’Unione europea e i paesi africani avranno su questi ultimi. Un impatto devastante, secondo quanto denunciano le organizzazioni dei contadini dell’Africa, che hanno marciato compatte al World sociale forum di Nairobi. Ma i governi europei, convinti praticamente all’unanimità della giustezza degli Epa – compreso quello italiano, come ribadito sulle pagine del manifesto dal ministro per le politiche comunitarie Emma Bonino – sostengono al contrario che l’economia africana è minacciata dall’importazione dei prodotti cinesi, indiani e sudamericani. Quelli europei, invece, sarebbero troppo costosi e tecnologicamente avanzati per rappresentare un reale pericolo per l’agricoltura e l’industria africana. L’avvento degli Epa, sostiene la Commissione, potrebbe piuttosto aiutare l’Africa ad aumentare la propria presenza nell’economia globale, per ora ferma al 5% nel mercato mondiale. Leggi il seguito di questo post »

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