Il «Quarto rapporto» dell’Ipcc: previsioni sempre più precise e attendibili sui cambiamenti climatici in corso. La temperatura aumenta, e i «fenomeni estremi» diventano più numerosi e più intensi

Vincenzo Ferrara *

Il rapporto da oggi in discussione alla conferenza parigina costituisce la prima parte del «Quarto rapporto Ipcc» (Intergovernmental panel on climate changes), che sarà pubblicato a fine 2007 e a cui mancano ancora (ma sono in via di conclusione) sia la seconda parte (sull’impatto dei cambiamenti climatici e l’adattamento ad essi) che la terza parte (sulla mitigazione dei cambiamenti climatici). Il precedente rapporto Ipcc (il terzo) risale al 2001, mentre il secondo ed il primo sono rispettivamente del 1995 e del 1990.(…) In quest’ultimo rapporto l’Ipcc giunge alla conclusione che le proiezioni e gli scenari che erano stati valutati nel rapporto precedente, pur rimanendo esattamente gli stessi, devono essere interpretati correttamente. L’interpretazione viene così condotta in termini di affidabilità di tali scenari, anche in relazione agli errori commessi, ed in termini di probabilità che possano realmente manifestarsi. I punti principali sullo stato del clima globale sono i seguenti:
 

1) Le concentrazioni atmosferiche attuali di anidride carbonica (380 ppm) e degli altri gas serra sono le più alte mai verificatesi negli ultimi 650mila anni, durante i quali il massimo valore di anidride carbonica atmosferica si era sempre mantenuto inferiore a 290 ppm. L’aumento dell’anidride carbonica atmosferica, passata negli ultimi 200 anni circa da 280 a 380 ppm con un incremento di oltre 35%, è causato dallo squilibrio complessivo tra emissioni globali di anidride carbonica provenienti dalle attività umane ed assorbimenti globali naturali da parte del suolo, degli oceani, degli ecosistemi terrestri e marini. Le capacità «naturali» globali sono attualmente in grado di assorbire meno della metà delle emissioni antropogeniche globali: il resto si accumula in atmosfera e vi permane per periodi medi che arrivano fino a 200 anni.
 

2) Rispetto all’effetto serra naturale è stato introdotto un effetto serra aggiuntivo così composto: una parte riscaldante dovuta ai gas serra di origine antropica pari a circa +3,0 watt m2, una parte riscaldante naturale dovuta all’attività solare pari a circa +0,12 watt/m2 ed, infine, una parte raffreddante dovuta agli aerosol, sia di origine naturale che di origine antropica, pari circa a -1,6 watt/m2. Il bilancio complessivo mostra che l’incremento netto dell’effetto serra è stato pari a circa 1,6 watt/m2. In altre parole, senza l’effetto raffreddante degli aerosol il riscaldamento climatico sarebbe stato doppio.
 

3) L’effetto dell’incremento del contenuto energetico del sistema climatico è stato osservato e misurato nei numerosi parametri che sono gli indicatori sperimentali dello stato del clima e della sua evoluzione, quali ad esempio: la temperatura media del pianeta (che è aumentata), le precipitazioni (che hanno cambiato caratteristiche), le temperature degli oceani (che sono aumentate), i ghiacci polari e quelli delle medie latitudini (che sono in forte diminuzione), ecc. In particolare la temperatura media globale è aumentata di 0,74°C dal 1906 al 2005. Ma mentre nei decenni passati aumentava ad un tasso medio inferiore a 0,06°C per decennio, negli ultimi 50 anni è invece aumentata al tasso di 0,13°C per decennio e più recentemente ha raggiunto il tasso di circa 0,25°C per decennio.
 

La temperatura media del mare è aumentata sensibilmente in superficie, molto meno negli strati più profondi. Tuttavia il riscaldamento, in alcuni oceani, si è esteso anche fino a 3.000 metri di profondità: gli aumenti maggiori di temperatura delle acque marine sono stati osservati nell’oceano Indiano settentrionale e nell’oceano Pacifico occidentale.
Nel nord Atlantico i maggiori aumenti della temperatura sono stati osservati soprattutto in questi ultimi anni. Inoltre è aumentata l’intensità degli eventi estremi come i cicloni tropicali (uragani e tifoni), le tempeste tropicali ed extratropicali, le alluvioni e le siccità, le ondate di caldo e di freddo, ecc.
 

Per quanto riguarda l’evoluzione futura del clima globale, l’Ipcc nel confermare i risultati degli scenari considerati nel suo precedente rapporto, analizza per ciascuno di essi errori ed affidabilità delle valutazioni, le diverse probabilità che tali scenari possano effettivamente verificarsi e i rischi di cambiamenti improvvisi qualora il sistema climatico si destabilizzasse a seguito di processi non lineari. Gli elementi principali di questa analisi possono così sintetizzarsi.
 

1) Nell’ipotesi minima, che viene considerata improbabile, l’aumento di temperatura media globale potrà oscillare, alla fine di questo secolo, tra 1,5 e 2,8 °C. Anche l’ipotesi massima, di aumento della temperatura media globale al di sopra di 4,5°C, viene giudicata poco probabile e anche poco affidabile, dal momento che con velocità di aumento della temperatura così elevate è possibile l’insorgenza di fenomeni non lineari o di destabilizzazione del sistema climatico, che determinano una sostanziale imprevedibilità delle condizioni future del clima. L’ipotesi più probabile, secondo Ipcc, appare quella secondo cui l’aumento della temperatura media globale sarà, compreso fra 0,6 e 0,7°C al 2030, e raggiungerà circa 3°C o poco più nel 2100.
 

2) Al 2100 il livello del mare aumenterà mediamente tra i 28 ed i 43 cm, e non tra i 15 ed i 90 cm circa previsti nel rapporto precedente; purché però non si inneschino fenomeni non lineari o di destabilizzazione del sistema climatico (velocità del riscaldamento medio globale superiore a 0,4° C per decennio). In tal caso, infatti, i ghiacci della Groenlandia e quelli della regione antartica potrebbero collassare e l’innalzamento del livello del mare potrebbe arrivare perfino a 7 metri, anche se ciò avverrà nei secoli successivi al 2100. Con la rapida fusione dei ghiacci della Groenlandia si pongono, però, alcuni problemi concomitanti, quali per esempio un sostanziale rallentamento della corrente del Golfo con una sua possibile interruzione nel secolo successivo al 2100 – che a sua volta porterà l’emisfero nord verso il raffreddamento.
 

3) La calotta polare artica (quella formata da ghiacci galleggianti) potrebbe nel 2100 scomparire durante i mesi estivi o comunque ridursi al 10% dell’attuale estensione. Drastiche riduzioni si avrebbero anche per i ghiacciai delle catene montuose poste alle medie e basse latitudini, con ripercussioni sulla disponibilità di acqua nei bacini idrologici e nelle falde acquifere da essi dipendenti.
 

4) Gli estremi climatici quali le ondate di calore, le precipitazioni intense ed alluvionali delle medie ed alte latitudini, prolungati periodi di siccità alle medie e basse latitudini, diventeranno sempre più frequenti ed intensi. Gli estremi climatici (soprattutto precipitazioni e vento) connessi con i ciclonici tropicali, quali uragani e tifoni, e al fenomeno di El Niño, tenderanno, invece, a diventare molto più intensi, pur senza aumentare di numero.
*climatologo (Articolo pubblicato su Villaggio Globale – www.vglobale.it)