che-caldo.jpgCambiamenti climatici In arrivo l’ultimo, drammatico rapporto degli scienziati

Al via la conferenza di Parigi sul clima. Prima gli esperti, poi i governi, affrontano quella che ormai non è più un’ipotesi ma una certezza: il riscaldamento globale dovuto all’attività umana e le sue conseguenze su tutta la Terra  L’effetto serra che cresce sempre più, i ghiacciai che si sciolgono, le acque che salgono di livello… E i governi ancora non riescono a mettersi d’accordo sui tagli alle emissioni di Co2. Anche se ora, forse, qualcosa comincia a muoversi

Anna Maria Merlo
Parigi ( il manifesto)

Il 2 febbraio, mentre
la Tour Eiffel verrà spenta simbolicamente per una sera dal sindaco Delanoë come incitamento al risparmio energetico (le sue accensioni fantasmagoriche degli ultimi anni vanno in senso opposto, ma pazienza) i ministri dell’ambiente presenti alla Conferenza di Parigi sulla governance climatica voluta da Jacques Chirac avranno sul tavolo il riassunto del rapporto dell’Ipcc (Intergovernmental panel on climate changes – Gruppo intergovernativo di esperti sull’evoluzione del clima) in riunione questa settimana all’Unesco. L’Ipcc è una rete di scienziati e istituti di ricerca nata nel 1988 nell’ambito delle Nazioni unite; dal ’90 ha pubblicato un rapporto ogni cinque anni. Quello di quest’anno affina e completa i dati rilevati nel 2001.

La principale conferma riguarda il riscaldamento globale: l’attività umana ne è ampiamente responsabile. Per questo il gruppo degli esperti si rivolge ai politici, a cui gli scienziati chiedono di agire senza perdere più tempo. Dei segnali arrivano dal mondo politico e dall’industria: si è visto a Davos, alla kermesse dei ricchi e potenti, dove persino la Exxon, che ha speso milioni di dollari per negare «scientificamente» che il riscaldamento globale del clima sia causato dall’attività umana, oggi ammette a mezza voce di aver avuto torto. Il nuovo slogan è «make green pay», rendi redditizio l’approccio ecologico.
Il rapporto 2007 sulle conoscenze scientifiche che verrà presentato il 2 febbraio (a cui faranno seguito il 5 aprile a Bruxelles un altro rapporto sull’impatto regionale, il 3 maggio a Bangkok un terzo rapporto sull’economia dell’effetto serra e la riduzione delle emissioni, mentre una sintesi dei tre rapporti sarà fatta a Valencia a metà novembre) «conferma il cambiamento climatico attraverso segni concreti». L’umanità inietta nell’atmosfera, ogni anno, 7,2 miliardi di tonnellate di carbonio. Nel 2001 erano 6 miliardi.
 

Attraverso strumenti di misura più efficaci, gli scienziati hanno raccolto dati che confermano la riduzione dei ghiacci della Groenlandia, che si sta producendo a un ritmo più rapido del previsto. «E’ una sorpesa climatica, una cattiva sorpresa» dice Gerhard Krinner, del laboratorio di climatologia di Grenoble. Se questo fenomeno continua, le previsioni dovranno essere corrette in senso più pessimista.  Gli scienziati sono d’accordo sul fatto che con un riscaldamento complessivo (con molte varianti regionali) di più di 2 gradi centigradi la situazione diventerebbe ingestibile, anche con conseguenze economiche di grande ampiezza; si parla di «recessione catastrofica».
 

Un’altra scoperta è che l’umanità non ha per nulla stabilizzato le emissioni di Co2, che il Protocollo di Kyoto impegna a diminuire. Ma per evitare una catastrofe, bisogna che entro il 2020 le emissioni cessino di crescere. Un risultato difficile da raggiungere, se il primo inquinatore – gli Usa – non si muove e se i futuri grandi inquinatori – i paesi emergenti del sud, Cina, India, Brasile, Sudafrica – rifiutano di partecipare agli sforzi in nome del diritto alla crescita economica. L’unica buona notizia, se così vogliamo chiamarla, è che tutti gli umani sono sulla stessa barca e nessuno alla fine può pensare di scenderne in nome della crescita della propria economia. Il livello medio degli oceani cresce di 3,3 millimetri l’anno dall’inizio degli anni ’90, a causa del riscaldamento dell’acqua e dello scioglimento dei ghiacci della Groenlandia. La crescita attuale sorpassa il ritmo degli ultimi cinquant’anni.

La maggior parte del diossido di carbonio emesso dalle attività umane viene asssorbito dai cosidetti «pozzi di carbonio» (foreste e oceani): ma gli ultimi dati rilevano che questi «pozzi» stanno perdendo efficacia e assorbono meno Co2. Anche il permafrost (strato gelato di terreno e materia organica accumulato da migliaia di anni in Siberia e nell’Artico canadese) si riscalda, si sgela e rilascia a sua volta del carbonio, come in una specie di rivolta della natura. I dati sulla velocità di questo fenomeno sono però ancora imprecisi. Invece non è confermata per il momento l’ipotesi della fine della corrente del Golfo, che paradossalmente in un ambiente di riscaldamento climatico potrebbe farci entrare in una fase di glaciazione a causa di una modifica della circolazione oceanica. Però l’intensità dei cicloni aumenta nel bacino dell’Atlantico.Con un riscaldamento di più di 2 gradi, «potremmo avere una siccità accentuata sulle coste del Mediterraneo o nel Sahel – afferma Hervé Le Treut, direttore del Laboratorio di metereologia dinamica francese – o delle inondazioni ripetute sui delta del Gange e del Mekong. Bisogna aspettars disordini geopolitici provocati dallo spostamento di milioni di persone colpite dalle inondazioni». Nel futuro, non solo ci saranno più rifugiati politici ed economici, a cui i paesi ricchi chiudono le porte: ci saranno anche le nuove figure dei «rifugiati climatici».

La Commissione europea, riflettendo alla soglia da non superare di + 2 gradi, ha proposto l’obiettivo di ridurre del 30% rispetto al ’90 le emissioni di gas a effetto serra entro il 2020. Angela Merkel, che fino a giugno presiede il Consiglio europeo, ha l’intenzione di trasformare la Ue in «pioniere» della lotta contro il riscaldamento climatico.