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Il boom della creazione di fondi internazionali d’investimento specializzati nel settore dell’acqua non si arresta. Il 27 febbraio scorso la Abn Amro, la principale banca «mondiale» dell’Olanda, ha annunciato su una pagina intera de Il Sole 24 Ore di aver aperto un «portafoglio d’investimento» specializzato per l’acqua «legato a una decina fra le più grandi imprese idriche private mondiali». Il contenuto pubblicitario illustra in maniera eclatante le ragioni che hanno spinto il capitale privato a investire massicciamente nell’acqua.

Due i messaggi chiari, brevi, attorno i quali il paginone è costruito: «Oggi ho tanta sete», «Oggi investo sull’acqua». Ovverossia: siccome c’è tanta gente nel mondo che manca d’acqua e la sete d’acqua non farà che aumentare mentre la quantità e la buona qualità dell’acqua per usi umani sono destinate a diventare sempre pù rare, fai bene, risparmiatore italiano, a dare i tuoi denari alla Abn Amro perché il business dell’acqua ti darà un ritorno molto elevato sul tuo capitale. Il primo fondo internazionale d’investimento dedicato all’acqua fu costituito nel 2000 dalla banca privata svizzera Pictet.

Da allora gli argomenti addotti per invogliare i detentori di capitali a investire nel fondo Pictet non sono cambiati. Il ragionamento è il seguente: tutti hanno bisogno dell’acqua per vivere ma più di un miliardo e mezzo di persone non hanno le infrastrutture e i servizi per l’accesso all’acqua potabile nel mentre 2,6 mancano di servizi igienico-sanitari; con l’aumento della popolazione e il desiderio delle popolazioni di elevare il loro modo di vita, la domanda mondiale per l’acqua aumenterà considerevolmente; (le stime che circolano negli ambienti finanziari situano tra i 60 e 100 miliardi di dollari annui i bisogni in investimenti necessari per acquedotti, dighe, depuratori, pozzi, fogne e per i servizi associati). Di fronte a tali bisogni i poteri pubblici – e non solo dei paesi poveri – non dispongono delle risorse finanziarie adeguate; v’è dunque bisogno del capitale privato cui si aprono praterie per una nuova fase di accumulazione. Leggi il seguito di questo post »

Bisogna essere generosi con un governo e una maggioranza che ogni giorno rischiano di cadere faccia avanti per l’influenza di un senatore. I numeri consegnati dalle urne sono quelli che sono. Bisogna anche essere moderati e pazienti, non si può pretendere tutto e subito sapendo che l’Unione è un compromesso tra forze assai distanti tra loro. Pur facendo prevalere il senso di responsabilità, qualcosa nell’agire politico del governo e delle forze che lo compongono non convince.
 

Prendiamo per esempio la questione economica e il nodo del lavoro. Tra due giorni sarà aperto il tavolo di confronto tra governo, sindacati e associazioni imprenditoriali, un tentativo di riportare in vita il metodo concertativo. Siccome siamo responsabili, eviteremo di usare questo termine – concertazione – in quanto evoca i fantasmi del passato che hanno turbato per anni il sonno (il salario, i poteri) dei lavoratori.

Restiamo al merito, cioè ai contenuti.

La puntata di domenica di W l’Italia ci ha mostrato il lavoro operaio, impiegatizio e direttivo alla Fiat, ricordandoci che la condizione salariale è diventata insopportabile, e non solo alla catena di montaggio. Il giornalista Diacona ci ha anche fatto sapere che i top-manager delle aziende pubbliche, grazie all’ultima Finanziaria, guadagnano anche più di 750 mila euro e hanno conquistato la scala mobile – quell’istituto democratico che tutelava i salari dall’inflazione cancellato da Bettino Craxi, con un larghissimo consenso politico e sindacale. Dunque, la scala mobile tolta dalle buste paga di 1.100 euro al mese è stata regalata a chi ha una busta paga intollerabile. Leggi il seguito di questo post »

Il responsabile mercato del lavoro Fammoni «Così il tavolo si mette su un binario morto» Il sindacato non è disposto a tornare sul tema del licenziamento senza giusta causa. Piuttosto si parli di maggiori tutele: nuove norme sul lavoro e ammortizzatori. Con la legge 30 è aumentato il precariato e non è diminuito il sommerso
Antonio Sciotto
«La proposta Bombassei è inaccettabile: in Italia si è già discusso a lungo di licenziamenti e articolo 18, e la Cgil non è disponibile a riaprire il dibattito. Se davvero ci verrà presentato quel tema, il confronto che si apre il 22 marzo rischia di mettersi su un binario morto». Il segretario confederale Cgil Fulvio Fammoni, responsabile per il sindacato delle Politiche attive del lavoro (quelle che, semplificando, si chiamano anche «mercato del lavoro»), chiude le porte al tema rispolverato ieri dal vicepresidente degli industriali, Alberto Bombassei, ovvero la possibilità di intervenire sulla tutela dell’articolo 18. L’abbiamo sentito non solo per discutere di giusta causa – cavallo di battaglia della Cgil, basti ricordare i tre milioni in piazza il 23 marzo del 2002 – ma anche per capire cosa il sindacato chiederà all’apertura dei tavoli, dopodomani: che destino dovranno avere, almeno negli auspici della Cgil, la legge 30 e i contratti a termine. O come debba essere utilizzato l’ormai celebre «tesoretto», il surplus di entrate fiscali che tutti si contendono. Leggi il seguito di questo post »

Il vicepresidente Bombassei chiede «flessibilità in uscita» e i tavoli partono in salita. No dalla Cgil e dalla sinistra di Cremaschi. Ieri era anche l’anniversario dell’assassinio di Marco Biagi. Visco e Treu: «Mini-modifiche alla legge 30»

Le imprese la chiamano «flessibilità in uscita». Si legge: messa in discussione dell’articolo 18. A tre giorni dall’apertura del tavolo con i sindacati – dopodomani, su pensioni, mercato del lavoro, pubblico impiego – la Confindustria entra a gamba tesa sul confronto, e con il vicepresidente Alberto Bombassei torna all’attacco dell’articolo 18. Non paghi, evidentemente, dell’aspra battaglia del 2002, forse spinti dalla debolezza del governo e dalla forza delle ipotesi «riformiste» (presenti a destra e sinistra), mentre la sinistra «radicale» è più che abbacchiata, gli industriali ci riprovano.

Bombassei, intervistato dal Corriere economia, spiega che «nella maggior parte dei paesi europei è oggi possibile licenziare con la sola tutela risarcitoria», e che dunque le imprese chiedono che «accanto agli argomenti del tavolo si parli anche di modernizzare il diritto del lavoro, partendo dai contenuti del Libro verde della Commissione Ue». Intervista uscita proprio nella mattina (ieri) in cui i tre segretari di Cgil, Cisl e Uil incontravano il premier Prodi e i ministri Padoa Schioppa e Damiano, in vista dei tavoli. Leggi il seguito di questo post »

manifesto_07_pic.jpgLa giornata del 21 marzo, primo giorno di primavera, è il momento che Libera dedica alla memoria di tutti coloro che hanno dato la vita nel nostro Paese per contrastare le mafie: E’ questa l’occasione nella quale Libera rilancia ogni anno un impegno che non deve venire mai meno.
Quest’anno in continuità con le altre edizioni ma anche con “Contromafie” i primi stati generali dell’antimafia di novembre scorso, il 21 marzo 2007 ribadisce con forza la voglia di tanti di essere contro tutte le mafie, contro la corruzione politica e gli intrecci clientelari che alimentano gli affari delle organizzazioni criminali e l’illegalità, e di voler continuare a costruire percorsi di libertà, cittadinanza, informazione, legalità, giustizia, solidarietà.Libera perla XII giornata ha scelto la Calabria, ha scelto Polistena cittadina al centro della Piana di Gioia Tauro un territorio tra i più importanti della regione per le sue potenzialità economiche e sociali ma condizionato anche dalla presenza della criminalità organizzata. 

 

manifestazione-palermo.jpg10 MARZO GIORNATA NAZIONALE PER LA  MORATORIA  SULL’ACQUA MANIFESTAZIONE NAZIONALE A PALERMO

in preparazione della

SETTIMANA DELL’ACQUA 17-25 MarzoSETTIMANA STRAORDINARIA DI MOBILITAZIONE PER LA LEGGE  D’INIZIATIVA POPOLARE PER L’ACQUA!Obiettivo ALTRE 100’000 FIRME NELLA SETTIMANA DELL’ACQUA!

Care/i referenti,come certamente saprete il 22 marzo è Giornata Mondiale dell’Acqua.Come Comitato Promotore Nazionale abbiamo di conseguenza pensato di proporre a tutte le reti e i comitati territoriali di trasformare  la settimana dal sabato 17  a domenica 25 marzo in una settimana di mobilitazione straordinaria a favore della legge d’iniziativa popolare per l’acqua.

Pensiamo si possa darci l’obiettivo di raccogliere altre 100.000 firme, facendo fare così un ulteriore salto in avanti alla campagna di raccolta firme che nel primo mese di raccolta ha sancito il suo incredibile successo con oltre centomila firme!

Ma soprattutto pensiamo che debba essere una settimana di mobilitazione permanente, con banchetti quotidiani e iniziative in modo da incontrare più gente possibile e rendere il più visibile possibile la nostra importante campagna.

Ci sembra fondamentale a questo proposito il ruolo che voi potete esercitare nello stimolare la moltiplicazione delle iniziative in ciascuno dei vostri territori.  Per questo vi chiediamo di farvi parte attiva per la piena riuscita di questa settimana di mobilitazione straordinaria,  moltiplicando gli inviti affinché ogni territorio sia sensibilizzato, ogni iniziativa sia comunicata, tutto il popolo dell’acqua concorra alla riuscita dell’obiettivo. Leggi il seguito di questo post »

 IL DISEGNO DI LEGGE LANZILLOTTA

*Prof. Alberto Lucarelli

Il cosiddetto disegno di legge Lanzillotta, in discussione al Senato, è un progetto che, sotto la bandiera del riformismo, procede verso una colossale e forzata privatizzazione di diritti e servizi pubblici locali, e sotto la superficiale apparenza di modernità costituisce in realtà un ritorno al passato. Basti ricordare che dopo tutto l’800, dominato dal principio del laissez faire, solo all’inizio del ’900 la legge sulla municipalizzazione dei servizi pubblici locali, proposta da Giolitti e approvata nel marzo del 1903, diede la possibilità ai comuni di decidere se affidare i servizi pubblici locali in concessione ai privati, come era avvenuto fino ad allora – peraltro con costi esorbitanti a carico dei comuni -, ovvero se gestirli direttamente, in proprio, in condizione di maggiore economicità ed efficienza.

In Italia, negli ultimi quindici anni, con ipocrisia e approssimazione, si è detto che la privatizzazione fosse un processo imposto dal diritto comunitario, o peggio, imposto dalla «mano invisibile» del mercato. Nulla di più falso, infatti, è stato il frutto di specifiche politiche pubbliche, il risultato di scellerate manovre finanziarie. Tuttavia, mentre fino all’ultima versione del testo unico degli enti locali del 2000, si riconosceva ai comuni il potere di scegliere il proprio modello organizzativo di gestione dei servizi (pubblico, misto, privato), con il disegno di legge Lanzillotta la modalità di gestione dei servizi diventerebbe unica: sarebbe imposta l’esternalizzazione e l’uso del modello privatistico della società per azioni. I modelli di gestione misto e in house diventerebbero eccezioni rispetto alla regola generale, ben oltre quanto richiesto dal diritto comunitario e in violazione dei principi costituzionali. Proverò a dimostrare i diversi profili di illegittimità comunitaria e costituzionale presenti nel suddetto testo. Leggi il seguito di questo post »

Arci, Rete nuovo municipio, Attac Italia, Cgil funzione pubblica scrivono insieme un libro «15 anni dopo: pubblico è meglio». Un’indagine su servizi pubblici, lavoro e partecipazione democratica

Guglielmo Ragozzino

Ieri a Roma, nella sede del Consiglio provinciale, quindi a pochi metri dai luoghi della Grande crisi politica, è stato presentato un libro dal titolo «15 anni dopo: pubblico è meglio». Il libro, pubblicato da Carta e Ediesse, è firmato da quattro associazioni: Arci, Rete nuovo municipio, Attac Italia, Cgil funzione pubblica. Consiste in un’«Indagine sulla trasformazione dei servizi pubblici, del lavoro e della partecipazione democratica», ed è a cura di Cinzia Arruzza e Corrado Oddi, una ricercatrice di Attac e un cgiellino.
«15 anni dopo» non è una delle frequenti rievocazioni del passato prossimo, con i ricordi della giovinezza di qualcuno degli autori, sbandate e rivelazioni comprese; è invece un esame, scientifico, rigoroso, appassionato di come i servizi pubblici siano sottoposti alle politiche di privatizzazione in tutto il mondo e in particolare in Europa e in Italia. Quello che precede è, più o meno, il contenuto della prima parte. Invece la seconda parte, entrando nel merito, ripropone un’inchiesta ad hoc su «cosa pensano lavoratori e cittadini»; mentre la terza e ultima parte esamina le privatizzazioni in cinque regioni italiane: Lombardia, Emilia Romagna, Toscana, Lazio, Sicilia. Leggi il seguito di questo post »

diliberto.jpgSo benissimo che a sinistra è molto più difficile costruire che distruggere. Ma oggi vedo per la prima volta da parte di Rifondazione la disponibilità a discutere di questo tema e ne sono felice. Noi siamo pronti da anni. Oliviero Diliberto: apprezzo le aperture di Bertinotti, per la prima volta c’è un terreno di lavoro comune a sinistra.

Non insisto sulla confederazione. Moderati più forti, vogliono espellerci dal bipolarismo ma siamo una forza del 12%

Andrea Fabozzi Roma
Oliviero Diliberto, segretario del partito dei comunisti italiani, il governo è salvo per un pugno di voti, ma per la sinistra della coalizione comincia la quaresima.
La crisi ha determinato un rafforzamento moderato del governo, non c’è dubbio. Siamo andati sotto non per un semplice incidente ma per l’intervento convergente di tre forze diverse, riassunte nelle biografie dei senatori a vita Andreotti, Pininfarina e Cossiga, e cioè Vaticano, Confindustria e Stati uniti d’America. Nei dodici punti Prodi ha inserito dei titoli che danno dei segnali a queste forze, sia in maniera esplicita che implicita omettendo di dire alcune cose, caso eclatante quello dei Dico. Tuttavia il discorso di Prodi di martedì mi ha rincuorato. Perché anche sui temi delicati, come le pensioni e la politica estera, è stato molto bravo a dire alcune cose che sono perfettamente in linea con il programma della coalizione. Leggi il seguito di questo post »

bertinotti.jpgGianfranco Pagliarulo*
Nell’intervista a Bertinotti su Liberazione del 26 febbraio vi sono delle novità di grande interesse per il futuro della sinistra italiana. La novità di maggior rilievo è il riconoscimento della necessità di una «massa critica» della sinistra che possa incidere sui rapporti di forza. Una «massa critica» che non c’è, per la frantumazione della sinistra (ma perché «radicale»? Per favore, aboliamo gli aggettivi).
 
Colpisce l’assenza di qualsiasi riferimento a Sinistra Europea, e cioè alla proposta avanzata dal Prc per «andare oltre» le forze di Rifondazione. Mi pare che ci sia la consapevolezza che, ad oggi, l’esito della proposta di Sinistra Europea è deludente e la stessa idea in sé, di un luogo in qualche modo predestinato dal Prc per «unire» la sinistra, è sottodimensionata e parziale rispetto ai processi che si stanno aprendo. Occorre perciò partire dalla ricostruzione – afferma Bertinotti – «di una cultura politica di sinistra» e bisogna «sganciarsi da quello che è stato fatto prevalentemente sin qui». Si veleggia in mare aperto per mettere in relazione le sinistre, ridiscutendo alla radice le culture politiche alla luce delle dure repliche del mondo d’oggi. Saggiamente non viene posta hic et nunc la questione del «luogo» dell’unità, perché sarebbe il modo meno proficuo per affrontare il nodo della «ricostruzione di soggetti politici organizzati». Leggi il seguito di questo post »

Il ministro sa che non sarà facile resistere alle pressioni interne al suo governo, ma è convinto che l’acqua possa restare un bene pubblico
Luca Fazio
Milano

Nuota controcorrente il ministro all’Ambiente Pecoraro Scanio, ma almeno nuota. Dice che «l’acqua è un bene comune che non può essere privatizzato», promette che «il governo con questa moratoria si è impegnato a mantenere pubblica la proprietà dei servizi idrici», ma ammette anche che «il percorso non sarà molto semplice». Per ora gli ambientalisti, e tutti coloro che si battono contro la privatizzazione dell’acqua, segnano un importante punto a favore. Ma non è ancora abbastanza.
 

La moratoria che blocca i processi di privatizzazione dell’acqua, considerate le forti pressioni a privatizzare, era una esigenza immediata. Ma è abbastanza per garantire che l’acqua venga considerata da tutto il governo dell’Unione come un bene pubblico?
 

La moratoria è un primo atto concreto di coerenza con quello che c’era scritto nel programma dell’Unione, ma non è un segreto che nel governo ci siano sensibilità diverse. Adesso dobbiamo cercare gli strumenti per fare in modo che entri in vigore il prima possibile, inserendola in un decreto legislativo per evitare che degeneri la situazione in alcune parti del paese. Leggi il seguito di questo post »

Guglielmo Ragozzino

Improvvisamente è arrivata la pioggia, assente da mesi, con grave delusione dei bengalesi, nostri fornitori di ombrelli. Così in vista di una futura legge sull’acqua il governo ha stabilito una moratoria che ha accontentato tutti. Quando tutti sono contenti – da Linda Lanzillotta ad Alfonso Pecoraro Scanio – spesso c’è qualcuno che ha capito male. Il problema dell’acqua in moratoria si risolve in due modi: con proprietà e gestione pubblica o con un partnerariato pubblico-privato (un tutto-privato è fuori portata in Italia). O c’è il tutto pubblico, senza compromessi, o c’è una formula ambigua, sia pure con astute coperture e magnifici ritocchi. Il sistema pubblico in Italia basta a se stesso. Gli occorrono solo i mezzi per tirare su acqua migliore e farla scorrere meglio, senza sprechi, senza sottrazioni. L’acqua, bene comune per eccellenza, è diventata rara.

Dobbiamo imparare a non sprecarla e a non farla mancare a nessuno. Nessuno deve dire: ho sete, non mi posso lavare. Una legge deve essere indirizzata in primo luogo a eliminare gli sprechi e i cattivi usi. I modi per farlo sono tanti e diversi. Oggi il problema ambientale è il maggiore di fronte alla politica mondiale, e al centro c’è l’acqua, che vuol dire uso del territorio, desertificazione crescente, erosione, inondazioni. Ogni opera pubblica ha un costo decisivo in termini di acqua: si aprono baratri che prosciugano laghi sotterranei, si deviano fiumi e si sporca un bene prezioso e unico. Nessuno fa il conto idrico-ambientale dell’opera e se qualcuno lo fa viene deriso. La schizofrenia ecologica degli autori della Tav è esemplare in proposito. Ma anche nel costruire un’auto o una casa vi è un costo idrico-ambientale che nessuno calcola. Gli industriali dovrebbero imparare a contare l’acqua così come la società, le famiglie, le imprese hanno imparato a fare i conti dei soldi. E che l’acqua sia più importante dei soldi lo ammettono tutti, ma gli unici che ci credono davvero sono coloro che ne hanno poca, per poche ore, e solo di notte.

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