You are currently browsing the daily archive for 25,03PMVen, 02 Mar 2007 21:28:00 +0100602007,2008.

diliberto.jpgSo benissimo che a sinistra è molto più difficile costruire che distruggere. Ma oggi vedo per la prima volta da parte di Rifondazione la disponibilità a discutere di questo tema e ne sono felice. Noi siamo pronti da anni. Oliviero Diliberto: apprezzo le aperture di Bertinotti, per la prima volta c’è un terreno di lavoro comune a sinistra.

Non insisto sulla confederazione. Moderati più forti, vogliono espellerci dal bipolarismo ma siamo una forza del 12%

Andrea Fabozzi Roma
Oliviero Diliberto, segretario del partito dei comunisti italiani, il governo è salvo per un pugno di voti, ma per la sinistra della coalizione comincia la quaresima.
La crisi ha determinato un rafforzamento moderato del governo, non c’è dubbio. Siamo andati sotto non per un semplice incidente ma per l’intervento convergente di tre forze diverse, riassunte nelle biografie dei senatori a vita Andreotti, Pininfarina e Cossiga, e cioè Vaticano, Confindustria e Stati uniti d’America. Nei dodici punti Prodi ha inserito dei titoli che danno dei segnali a queste forze, sia in maniera esplicita che implicita omettendo di dire alcune cose, caso eclatante quello dei Dico. Tuttavia il discorso di Prodi di martedì mi ha rincuorato. Perché anche sui temi delicati, come le pensioni e la politica estera, è stato molto bravo a dire alcune cose che sono perfettamente in linea con il programma della coalizione. Leggi il seguito di questo post »

bertinotti.jpgGianfranco Pagliarulo*
Nell’intervista a Bertinotti su Liberazione del 26 febbraio vi sono delle novità di grande interesse per il futuro della sinistra italiana. La novità di maggior rilievo è il riconoscimento della necessità di una «massa critica» della sinistra che possa incidere sui rapporti di forza. Una «massa critica» che non c’è, per la frantumazione della sinistra (ma perché «radicale»? Per favore, aboliamo gli aggettivi).
 
Colpisce l’assenza di qualsiasi riferimento a Sinistra Europea, e cioè alla proposta avanzata dal Prc per «andare oltre» le forze di Rifondazione. Mi pare che ci sia la consapevolezza che, ad oggi, l’esito della proposta di Sinistra Europea è deludente e la stessa idea in sé, di un luogo in qualche modo predestinato dal Prc per «unire» la sinistra, è sottodimensionata e parziale rispetto ai processi che si stanno aprendo. Occorre perciò partire dalla ricostruzione – afferma Bertinotti – «di una cultura politica di sinistra» e bisogna «sganciarsi da quello che è stato fatto prevalentemente sin qui». Si veleggia in mare aperto per mettere in relazione le sinistre, ridiscutendo alla radice le culture politiche alla luce delle dure repliche del mondo d’oggi. Saggiamente non viene posta hic et nunc la questione del «luogo» dell’unità, perché sarebbe il modo meno proficuo per affrontare il nodo della «ricostruzione di soggetti politici organizzati». Leggi il seguito di questo post »

Il ministro sa che non sarà facile resistere alle pressioni interne al suo governo, ma è convinto che l’acqua possa restare un bene pubblico
Luca Fazio
Milano

Nuota controcorrente il ministro all’Ambiente Pecoraro Scanio, ma almeno nuota. Dice che «l’acqua è un bene comune che non può essere privatizzato», promette che «il governo con questa moratoria si è impegnato a mantenere pubblica la proprietà dei servizi idrici», ma ammette anche che «il percorso non sarà molto semplice». Per ora gli ambientalisti, e tutti coloro che si battono contro la privatizzazione dell’acqua, segnano un importante punto a favore. Ma non è ancora abbastanza.
 

La moratoria che blocca i processi di privatizzazione dell’acqua, considerate le forti pressioni a privatizzare, era una esigenza immediata. Ma è abbastanza per garantire che l’acqua venga considerata da tutto il governo dell’Unione come un bene pubblico?
 

La moratoria è un primo atto concreto di coerenza con quello che c’era scritto nel programma dell’Unione, ma non è un segreto che nel governo ci siano sensibilità diverse. Adesso dobbiamo cercare gli strumenti per fare in modo che entri in vigore il prima possibile, inserendola in un decreto legislativo per evitare che degeneri la situazione in alcune parti del paese. Leggi il seguito di questo post »

Guglielmo Ragozzino

Improvvisamente è arrivata la pioggia, assente da mesi, con grave delusione dei bengalesi, nostri fornitori di ombrelli. Così in vista di una futura legge sull’acqua il governo ha stabilito una moratoria che ha accontentato tutti. Quando tutti sono contenti – da Linda Lanzillotta ad Alfonso Pecoraro Scanio – spesso c’è qualcuno che ha capito male. Il problema dell’acqua in moratoria si risolve in due modi: con proprietà e gestione pubblica o con un partnerariato pubblico-privato (un tutto-privato è fuori portata in Italia). O c’è il tutto pubblico, senza compromessi, o c’è una formula ambigua, sia pure con astute coperture e magnifici ritocchi. Il sistema pubblico in Italia basta a se stesso. Gli occorrono solo i mezzi per tirare su acqua migliore e farla scorrere meglio, senza sprechi, senza sottrazioni. L’acqua, bene comune per eccellenza, è diventata rara.

Dobbiamo imparare a non sprecarla e a non farla mancare a nessuno. Nessuno deve dire: ho sete, non mi posso lavare. Una legge deve essere indirizzata in primo luogo a eliminare gli sprechi e i cattivi usi. I modi per farlo sono tanti e diversi. Oggi il problema ambientale è il maggiore di fronte alla politica mondiale, e al centro c’è l’acqua, che vuol dire uso del territorio, desertificazione crescente, erosione, inondazioni. Ogni opera pubblica ha un costo decisivo in termini di acqua: si aprono baratri che prosciugano laghi sotterranei, si deviano fiumi e si sporca un bene prezioso e unico. Nessuno fa il conto idrico-ambientale dell’opera e se qualcuno lo fa viene deriso. La schizofrenia ecologica degli autori della Tav è esemplare in proposito. Ma anche nel costruire un’auto o una casa vi è un costo idrico-ambientale che nessuno calcola. Gli industriali dovrebbero imparare a contare l’acqua così come la società, le famiglie, le imprese hanno imparato a fare i conti dei soldi. E che l’acqua sia più importante dei soldi lo ammettono tutti, ma gli unici che ci credono davvero sono coloro che ne hanno poca, per poche ore, e solo di notte.

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