bertinotti.jpgGianfranco Pagliarulo*
Nell’intervista a Bertinotti su Liberazione del 26 febbraio vi sono delle novità di grande interesse per il futuro della sinistra italiana. La novità di maggior rilievo è il riconoscimento della necessità di una «massa critica» della sinistra che possa incidere sui rapporti di forza. Una «massa critica» che non c’è, per la frantumazione della sinistra (ma perché «radicale»? Per favore, aboliamo gli aggettivi).
 
Colpisce l’assenza di qualsiasi riferimento a Sinistra Europea, e cioè alla proposta avanzata dal Prc per «andare oltre» le forze di Rifondazione. Mi pare che ci sia la consapevolezza che, ad oggi, l’esito della proposta di Sinistra Europea è deludente e la stessa idea in sé, di un luogo in qualche modo predestinato dal Prc per «unire» la sinistra, è sottodimensionata e parziale rispetto ai processi che si stanno aprendo. Occorre perciò partire dalla ricostruzione – afferma Bertinotti – «di una cultura politica di sinistra» e bisogna «sganciarsi da quello che è stato fatto prevalentemente sin qui». Si veleggia in mare aperto per mettere in relazione le sinistre, ridiscutendo alla radice le culture politiche alla luce delle dure repliche del mondo d’oggi. Saggiamente non viene posta hic et nunc la questione del «luogo» dell’unità, perché sarebbe il modo meno proficuo per affrontare il nodo della «ricostruzione di soggetti politici organizzati».
 

Per molti aspetti l’analisi di Bertinotti richiama i contenuti del documento che abbiamo prodotto a novembre a nome di alcune associazioni nazionali e che, nella sua stesura, ha visto la partecipazione di Aldo Tortorella. Ma oggi c’è un’accelerazione bruciante di processi avviati da tempo. A sinistra c’è un grande disordine sotto il cielo. Ma non è detto che la situazione sia eccellente. Occorre operare perché lo diventi.

La proposta del Partito Democratico nega al nostro Paese l’esistenza della più grande forza di sinistra, sciogliendo un’ambiguità «genetica», oggi del Ds, prima del Pds, che si è sempre definito più per cosa non era che per cosa era. La stessa Rifondazione – mi pare – coglie l’insufficienza delle sue culture politiche e della sua forma partito e, specie nelle parole di Franco Giordano, tende a guardare oltre. Le forze minori di sinistra sono inchiodate da paletti identitari, spesso coniugati in modo futile e dogmatico. C’è una crescente, vastissima quantità di compagne e compagni, di aree organizzate in tanti modi, che non si riconoscono più nella attuale nomenclatura partitica. Essa, figlia della Seconda Repubblica e della sua crisi, nega, nella quotidianità, il rapporto fra delega, partecipazione e rappresentanza, che dovrebbe essere il cuore della funzione dei partiti. Umiliata la partecipazione, oscurata la rappresentanza, rimane una delega vuota e senza verifica.
 

Una nuova formazione non può che nascere dal rilancio di tale rapporto, ricostruendo una relazione virtuosa con movimenti, associazioni e persone.
Insomma, con la vita. Per questo è il punto di arrivo di un crogiuolo da costruire. E per questo non può esaurirsi in diplomazie fra quartier generali, ma deve coinvolgere la società. Si apre forse una nuova fase nella storia della sinistra italiana, dopo lo spartiacque nello scioglimento del Pci. Una fase costituente in cui, diversamente dalla precedente, l’identità sarà – se sarà – una lunga costruzione comune e non il punto di partenza. Una fase meno rassicurante, in cui occorre mettere a regime la ragione critica della sinistra italiana. Mi pare che l’intervista di Bertinotti apra un dialogo in questo direzione. Il dialogo va avviato.
*Coordinatore Associazione nazionale Sinistrarossoverd