Guglielmo Ragozzino

Improvvisamente è arrivata la pioggia, assente da mesi, con grave delusione dei bengalesi, nostri fornitori di ombrelli. Così in vista di una futura legge sull’acqua il governo ha stabilito una moratoria che ha accontentato tutti. Quando tutti sono contenti – da Linda Lanzillotta ad Alfonso Pecoraro Scanio – spesso c’è qualcuno che ha capito male. Il problema dell’acqua in moratoria si risolve in due modi: con proprietà e gestione pubblica o con un partnerariato pubblico-privato (un tutto-privato è fuori portata in Italia). O c’è il tutto pubblico, senza compromessi, o c’è una formula ambigua, sia pure con astute coperture e magnifici ritocchi. Il sistema pubblico in Italia basta a se stesso. Gli occorrono solo i mezzi per tirare su acqua migliore e farla scorrere meglio, senza sprechi, senza sottrazioni. L’acqua, bene comune per eccellenza, è diventata rara.

Dobbiamo imparare a non sprecarla e a non farla mancare a nessuno. Nessuno deve dire: ho sete, non mi posso lavare. Una legge deve essere indirizzata in primo luogo a eliminare gli sprechi e i cattivi usi. I modi per farlo sono tanti e diversi. Oggi il problema ambientale è il maggiore di fronte alla politica mondiale, e al centro c’è l’acqua, che vuol dire uso del territorio, desertificazione crescente, erosione, inondazioni. Ogni opera pubblica ha un costo decisivo in termini di acqua: si aprono baratri che prosciugano laghi sotterranei, si deviano fiumi e si sporca un bene prezioso e unico. Nessuno fa il conto idrico-ambientale dell’opera e se qualcuno lo fa viene deriso. La schizofrenia ecologica degli autori della Tav è esemplare in proposito. Ma anche nel costruire un’auto o una casa vi è un costo idrico-ambientale che nessuno calcola. Gli industriali dovrebbero imparare a contare l’acqua così come la società, le famiglie, le imprese hanno imparato a fare i conti dei soldi. E che l’acqua sia più importante dei soldi lo ammettono tutti, ma gli unici che ci credono davvero sono coloro che ne hanno poca, per poche ore, e solo di notte.