You are currently browsing the daily archive for 25,03PMVen, 23 Mar 2007 13:16:56 +0100812007,2008.

Il boom della creazione di fondi internazionali d’investimento specializzati nel settore dell’acqua non si arresta. Il 27 febbraio scorso la Abn Amro, la principale banca «mondiale» dell’Olanda, ha annunciato su una pagina intera de Il Sole 24 Ore di aver aperto un «portafoglio d’investimento» specializzato per l’acqua «legato a una decina fra le più grandi imprese idriche private mondiali». Il contenuto pubblicitario illustra in maniera eclatante le ragioni che hanno spinto il capitale privato a investire massicciamente nell’acqua.

Due i messaggi chiari, brevi, attorno i quali il paginone è costruito: «Oggi ho tanta sete», «Oggi investo sull’acqua». Ovverossia: siccome c’è tanta gente nel mondo che manca d’acqua e la sete d’acqua non farà che aumentare mentre la quantità e la buona qualità dell’acqua per usi umani sono destinate a diventare sempre pù rare, fai bene, risparmiatore italiano, a dare i tuoi denari alla Abn Amro perché il business dell’acqua ti darà un ritorno molto elevato sul tuo capitale. Il primo fondo internazionale d’investimento dedicato all’acqua fu costituito nel 2000 dalla banca privata svizzera Pictet.

Da allora gli argomenti addotti per invogliare i detentori di capitali a investire nel fondo Pictet non sono cambiati. Il ragionamento è il seguente: tutti hanno bisogno dell’acqua per vivere ma più di un miliardo e mezzo di persone non hanno le infrastrutture e i servizi per l’accesso all’acqua potabile nel mentre 2,6 mancano di servizi igienico-sanitari; con l’aumento della popolazione e il desiderio delle popolazioni di elevare il loro modo di vita, la domanda mondiale per l’acqua aumenterà considerevolmente; (le stime che circolano negli ambienti finanziari situano tra i 60 e 100 miliardi di dollari annui i bisogni in investimenti necessari per acquedotti, dighe, depuratori, pozzi, fogne e per i servizi associati). Di fronte a tali bisogni i poteri pubblici – e non solo dei paesi poveri – non dispongono delle risorse finanziarie adeguate; v’è dunque bisogno del capitale privato cui si aprono praterie per una nuova fase di accumulazione. Leggi il seguito di questo post »

Bisogna essere generosi con un governo e una maggioranza che ogni giorno rischiano di cadere faccia avanti per l’influenza di un senatore. I numeri consegnati dalle urne sono quelli che sono. Bisogna anche essere moderati e pazienti, non si può pretendere tutto e subito sapendo che l’Unione è un compromesso tra forze assai distanti tra loro. Pur facendo prevalere il senso di responsabilità, qualcosa nell’agire politico del governo e delle forze che lo compongono non convince.
 

Prendiamo per esempio la questione economica e il nodo del lavoro. Tra due giorni sarà aperto il tavolo di confronto tra governo, sindacati e associazioni imprenditoriali, un tentativo di riportare in vita il metodo concertativo. Siccome siamo responsabili, eviteremo di usare questo termine – concertazione – in quanto evoca i fantasmi del passato che hanno turbato per anni il sonno (il salario, i poteri) dei lavoratori.

Restiamo al merito, cioè ai contenuti.

La puntata di domenica di W l’Italia ci ha mostrato il lavoro operaio, impiegatizio e direttivo alla Fiat, ricordandoci che la condizione salariale è diventata insopportabile, e non solo alla catena di montaggio. Il giornalista Diacona ci ha anche fatto sapere che i top-manager delle aziende pubbliche, grazie all’ultima Finanziaria, guadagnano anche più di 750 mila euro e hanno conquistato la scala mobile – quell’istituto democratico che tutelava i salari dall’inflazione cancellato da Bettino Craxi, con un larghissimo consenso politico e sindacale. Dunque, la scala mobile tolta dalle buste paga di 1.100 euro al mese è stata regalata a chi ha una busta paga intollerabile. Leggi il seguito di questo post »

Il responsabile mercato del lavoro Fammoni «Così il tavolo si mette su un binario morto» Il sindacato non è disposto a tornare sul tema del licenziamento senza giusta causa. Piuttosto si parli di maggiori tutele: nuove norme sul lavoro e ammortizzatori. Con la legge 30 è aumentato il precariato e non è diminuito il sommerso
Antonio Sciotto
«La proposta Bombassei è inaccettabile: in Italia si è già discusso a lungo di licenziamenti e articolo 18, e la Cgil non è disponibile a riaprire il dibattito. Se davvero ci verrà presentato quel tema, il confronto che si apre il 22 marzo rischia di mettersi su un binario morto». Il segretario confederale Cgil Fulvio Fammoni, responsabile per il sindacato delle Politiche attive del lavoro (quelle che, semplificando, si chiamano anche «mercato del lavoro»), chiude le porte al tema rispolverato ieri dal vicepresidente degli industriali, Alberto Bombassei, ovvero la possibilità di intervenire sulla tutela dell’articolo 18. L’abbiamo sentito non solo per discutere di giusta causa – cavallo di battaglia della Cgil, basti ricordare i tre milioni in piazza il 23 marzo del 2002 – ma anche per capire cosa il sindacato chiederà all’apertura dei tavoli, dopodomani: che destino dovranno avere, almeno negli auspici della Cgil, la legge 30 e i contratti a termine. O come debba essere utilizzato l’ormai celebre «tesoretto», il surplus di entrate fiscali che tutti si contendono. Leggi il seguito di questo post »

Il vicepresidente Bombassei chiede «flessibilità in uscita» e i tavoli partono in salita. No dalla Cgil e dalla sinistra di Cremaschi. Ieri era anche l’anniversario dell’assassinio di Marco Biagi. Visco e Treu: «Mini-modifiche alla legge 30»

Le imprese la chiamano «flessibilità in uscita». Si legge: messa in discussione dell’articolo 18. A tre giorni dall’apertura del tavolo con i sindacati – dopodomani, su pensioni, mercato del lavoro, pubblico impiego – la Confindustria entra a gamba tesa sul confronto, e con il vicepresidente Alberto Bombassei torna all’attacco dell’articolo 18. Non paghi, evidentemente, dell’aspra battaglia del 2002, forse spinti dalla debolezza del governo e dalla forza delle ipotesi «riformiste» (presenti a destra e sinistra), mentre la sinistra «radicale» è più che abbacchiata, gli industriali ci riprovano.

Bombassei, intervistato dal Corriere economia, spiega che «nella maggior parte dei paesi europei è oggi possibile licenziare con la sola tutela risarcitoria», e che dunque le imprese chiedono che «accanto agli argomenti del tavolo si parli anche di modernizzare il diritto del lavoro, partendo dai contenuti del Libro verde della Commissione Ue». Intervista uscita proprio nella mattina (ieri) in cui i tre segretari di Cgil, Cisl e Uil incontravano il premier Prodi e i ministri Padoa Schioppa e Damiano, in vista dei tavoli. Leggi il seguito di questo post »

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