vita-precaria.jpgDi lavorare ad una certa età si finisce ma di essere precarie e precari mai!

Le norme previdenziali che interessano le forme di lavoro precario e di collaborazione temporanea, i cui contributi previdenziali in regime contributivo ed individualistico (e non piu’ solidaristico) non saranno in grado di garantire una pensione dignitosa Di lavorare ad una certa età si finisce ma di essere precarie e precari mai! Le norme previdenziali che interessano le forme di lavoro precario e di collaborazione temporanea, i cui contributi previdenziali in regime contributivo ed individualistico (e non piu’ solidaristico) non saranno in grado di garantire una pensione dignitosa. I lavoratori e le lavoratrici a tempo determinato riceveranno una pensione ridotta a causa delle forme decontributive (19 invece del 32%) a favore delle imprese per incentivare questo tipo di contratto;

Un disoccupato od una disoccupata non hanno nessuno che versi contributi pensionistici e dovranno quindi andare in pensione con un numero ridotto di anni di contributi, ed una pensione più bassa o in eta’ oramai veneranda.

I e le Co.Co. Co. riceveranno una pensione ridicola, commisurata alla percentuale dei contributi versati, prima il 10% adesso il 13%. Le nuove forme di contratto previste dalla legge 30 peggioreranno ancor di più la situazione. Inoltre con il passaggio del TFR ai Fondi Pensione chi perde un posto di lavoro verrà privato di un importante sostegno economico nel periodo di ricerca di un nuovo lavoro a vantaggio del capitale finanziario Ma, come la precarietà del lavoro è una condizione che non interessa solo i lavoratori, e le lavoratrici ma tutti coloro che lavorano, così la precarietà delle pensioni si estende a tutte e a tutti. Le recenti riforme pensionistiche degli anni 90 hanno prodotto un risultato a dir poco devastante sulla qualita’ e fruibilita’ delle pensioni pubbliche in Italia. 

In sintesi, questi gli interventi piu’ significativi:1. Abolizione dell’indicizzazione delle pensioni ai salari reali (Amato 92);2. Innalzamento di 5 anni dell’eta’ minima necessaria per accedere alle pensione di vecchiaia (Amato 92);3. Allungamento del periodo salariale di riferimento per il calcolo della pensione sulla base della retribuzione;

4. Passaggio dal sistema di calcolo retributivo al contributivo (Dini 95);

5. Riordino del comparto pensionistico ed attivazione dei fondi pensione integrativi per alcune categorie di lavoratori (Dini 95) Possono quindi così riassumersi le ricadute piu’ significativi delle riforme di cui sopra: 

•Perdita progressiva del valore reale delle pensioni, non più agganciate alla dinamica dei salari, nel corso del periodo di erogazione e fruibilità;

•Decurtazione delle pensioni percepite a regime, dal precedente 80% a poco piu ’ del 60% della media degli ultimi stipendi (con 40 anni di contributi);

•Rottura di un patto di solidarieta’ fra generazioni e abbandono della funzione di sostegno ai piu’ deboli operato dalla struttura previdenziale;

A questo quadro già fosco si aggiungono gli elementi della nuova riforma, prospettata dall’attuale Governo Berlusconi attraverso il ricorso alla Legge Delega, che porrà le condizioni di non ritorno verso una pensione a gestione privatistica. Il ricorso sempre più frequente alle forme del precariato rappresenta quindi una minaccia reale per le stabilità Sociale e prefigura un quadro in cui un numero sempre crescente di lavoratori e lavoratrici accedano ai diritti pensionistici a condizioni incompatibili con dignitosi livelli di sussistenza.

NOI CHIEDIAMO UNA PENSIONE PUBBLICA DECENTE PER TUTTE LE TIPOLOGIE DI LAVORO, NOI DICIAMO NO ALLA PRECARIZZAZIONE DEL TFR E RILANCIAMO UN PERCORSO VERSO UNA PENSIONE PUBBLICA DIGNITOSA: RIFIUTA DI FORNIRE IL TUO ASSENSO AL CONFERIMENTO DEL TFR AI FONDI PENSIONE, LAVORA CON NOI PER RISTABILIRE
LA CERTEZZA DEI TUOI DIRITTI.