Il luogo è quello dove si sono addensate polemiche politiche che d’inverno hanno attraversato l’Italia quando Riccardo Petrella ha mollato in disappunto col presidente della Regione Nichi Vendola: l’Acquedotto Pugliese. Anzi, il luogo è il marciapiede antistante l’Aqp. Sì perché le stanze dei bottoni del Palazzo non hanno voluto ospitare la carovana dell’«Acqua pubblica ci metto una firma». Ma il clima è tutt’altro che avvelenato. Perché non si discute di dimissioni ne di nomine, ma di un successo: 30 mila firme pugliesi a sostegno dell’Acqua pubblica. Fa tappa anche Bari, dunque, e non a caso davanti all’Aqp, la Carovana dell’Acqua pubblica: oggi e a Barletta e Foggia. I numeri felici della Puglia che vuole l’acqua pubblica li riassume Margherita Ciervo e Beppe di Brisco, portavoce del Comitato promotore pugliese: 30mila firme, 180 organizzazioni e 20 Comuni che fanno della Puglia la regione prima in Italia per numero di enti locali che hanno aderito. Ma nella lista, è bene ribadirlo, nosi c’è il Comune di Bari, nemmeno la Provincia.

L’Acquedotto pugliese, ricorda la Ciervo, è una Spa dal 1999, la Regione Puglia detiene la maggioranza, è comunque un ente di diritto privato «legittimo, sì, ma in contraddizione con il bene gestito che è pubblico» Trentamila firme non sono poche. È uno spicchio grosso di una torta di firme ancora più grossa: 300mila a livello nazionale, raccolte dal 13 gennaio e che saranno consegnate il 10 luglio al presidente della Camera. Ne bastavano 50 mila per essere depositata in Parlamento. Cosi voleva e vuole Riccardo Petrella e il suo Contratto mondiale per l’acqua, cosi vuole un cartello vasto di sindacati, movimenti e partiti. Sicché Petrella è il fantasma ingombrante anche senza poltrone, grazie a un ombrello largo anche in Puglia, cosi vasto da tenere assieme 180 tra organizzazioni, partiti e associazioni.

Segno evidente che la proposta di legge è questione che sta a cuore. Una proposta di legge che parte dall’assioma “l’acqua è vita” e va garantita gratuitamente a tutti, e prevede la decadenza di tutte le forme di gestione affidate in concessione a terzi e la trasformazione di forme di gestione affidate a società di capitale misto pubblico-privato in società a capitale interamente pubblico per evitare speculazioni sul prezzo e aumento di tariffe sui servizi. In realtà, ai primi di giugno è passato un emendamento al decreto Bersani sulle liberalizzazioni che fìssa una moratoria sulla privatizzazione del servizio idrico. Un bel colpo per i sostenitori dell’acqua bene comune, accaniti avversari del neoliberismo. «Temiamo che al Senato l’emendamento venga depotenziato accorciando il periodo di moratoria», dice il «carovanista» Corrado Oddi, della Funzione pubblica Cgil.

E aggiunge: «Ecco perché e importante comunque la raccolta di firme e soprattutto il lungo lavoro che ci aspetta nei prossimi mesi, Pensiamo a una giornata nazionale in autunno che servirà a sollecitare tempi rapidi affinchè la proposta sia discussa, e, speriamo, approvata». «L’unica grande opera pubblica che ci auguriamo questo governo faccia è quella di una ristrutturazione della rete idrica nazionale – tuona l’altro carovanista Renato Di Nicola, dell’Abruzzo social forum – Ci sono i finanziamenti, è nel programma dell’Unione».

Gianluigi De Vito (La Gazzetta del Mezzogiorno )