banner_t.jpg“Attribuire il Nobel a Evo significherebbe riconoscere la lotta del popolo boliviano che, per decenni e secoli è stato sottoposto allo sfruttamento”. Con queste parole, Adolfo Prez Esquivel, il vecchio attivista argentino per i diritti umani e Premio Nobel della Pace nel 1980, ha presentato la candidatura di Evo Morales al Nobel della Pace lo scorso mese di dicembre, di fronte alla giuria internazionale della Norvegia. Una candidatura che è stata sostenuta anche da personalità come Rigoberta Menchù, anche lei Nobel della Pace; da intellettuali come Mario Benedetti, Eduardo Galeano, Emir Sader, Èric Toussaint o François Huttart; da attivisti politici come José Bové o Hebe de Bonafini, e da numerosi leader sindacali, partiti politici e movimenti sociali quali il Foro di Sao Paulo o il Consiglio Bolivariano dei Popoli.

Tutti, personalità e movimenti che, da diversi angoli del mondo e da approcci e forme di lotta diversi, hanno mostrato il loro impegno con la difesa della giustizia sociale, i diritti umani e la pace. Infatti, sono queste le ragioni per cui è stato deciso di proporre come candidato il Presidente Morales, non come onorificenza personale ma proprio come espressione simbolica della lotta per la giustizia, per la democrazia intesa come diritto ed uguaglianza reale per tutti e non come mero strumento formale, per la sovranità nazionale contro la dominazione neoliberista, per il recupero delle risorse nazionali da mettere a disposizione del popolo, per la dignità dei popoli indigeni della Bolivia e dell’America Latina; insomma, come espressione simbolica della lotta per la restituzione dei diritti alla popolazione emarginata, sfruttata, impoverita.

Questi sono gli impegni che Evo Morales ha assunto con il suo popolo al suo arrivo alla Presidenza, obiettivi che ha già cominciato a realizzare: nazionalizzazione degli idrocarburi, creazione di una assemblea costituente, austerità statale, riforma agraria, alfabetizzazione, adesione a realtà d’integrazione latinoamericana come l’ALBA e il Mercosur, rispetto delle diversità culturali…

Evo Morales, campesino e indio, Presidente della Repubblica di Bolivia; un uomo avallato da un percorso di lotta come dirigente sindacale alla testa di marce, mobilitazioni ed altre forme di resistenza pacifica, camminando sempre insieme ai campesinos e indios che lo hanno portato a diventare il dirigente sindacale con pi prestigio e riconoscimento fra questi collettivi, gli stessi che, nel dicembre 2005, lo hanno portato alla Presidenza della Repubblica con più del 51% dei voti, diventando così il primo presidente nella storia della Bolivia eletto, in democrazia, per maggioranza assoluta.

Ad ogni modo, come ricordava Prez Esquivel nella presentazione della candidatura, “la proposta a premio Nobel non a Evo Morales, ma un riconoscimento ai popoli indigeni e ai movimenti sociali che recuperarono le risorse naturali e che ora lottano per recuperare il potere”.Per rafforzare questa significativa candidatura, diamo il nostro appoggio al fine di raccogliere adesioni che diano un valido sostegno alla candidatura. Facciamo appello a tutti coloro che condividono questo spirito di lotta per la pace, per la sovranità e per la giustizia, a costituire Comitati per la Campagna in ogni città al fine di coordinare la raccolta di firme e adesioni, organizzare eventi, conferenze e altre iniziative con l’intenzione di rafforzare la candidatura di Evo Morales al Premio Nobel della Pace 2007