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A Madrid la conferenza sulla desertificazione e siccità. La Convenzione sta per approvare una strategia decennale corredata da un piano d’azione mondiale contro questi fenomeni

logo.jpgLItalia si fa protagonista nella difesa dell’acqua a livello internazionale. La scorsa settimana si è avviata a Madrid l’ottava riunione degli Stati aderenti all’UNCCD, il trattato delle Nazioni Unite finalizzato alla lotta alla siccità e alla desertificazione e che vede partecipare oltre 100 Stati, la maggioranza dell’Africa Sub-Sahariana. Si è in una fase particolare della Convenzione, che sta per approvare una strategia decennale corredata da un piano d’azione mondiale per affrontare i gravi temi connessi alla desertificazione.Ieri pomeriggio, la discussione fra i Ministri sul tema dei collegamenti tra desertificazione, siccità e cambiamenti climatici globali è stata arricchita dalla proposta del Governo italiano, avanzata nell’intervento della Viceministra degli Esteri Patrizia Sentinelli.

L’Italia ha proposto agli altri Paesi di iniziare a lavorare su uno strumento giuridico aggiuntivo alla convenzione dell’UNCCD, che sia vincolante per i diversi Stati, e che fissi obiettivi misurabili rispetto alla lotta alla siccità, per il diritto all’acqua come bene comune degli esseri umani e indispensabile per la sopravvivenza degli stessi equilibri dell’ecosistema.

«Questa proposta – ha precisato Sentinelli – è la prima di una serie di iniziative concomitanti sul tema dell’acqua che il nostro Governo sta portando avanti. L’obiettivo più alto e generale è quello di far dichiarare in modo solenne in sede Nazioni Unite l’acqua come bene comune e diritto umano. A questo scopo la nostra diplomazia è già al lavoro dentro al Consiglio dei Diritti Umani delle Nazioni Unite, di cui l’Italia è stata eletta membro con diritto di voto dal maggio scorso e in cui rimarrà fino al 2010». Leggi il seguito di questo post »

Intervista al presidente del  contratto mondiale 

Castalda Musacchio
Lacqua scarseggia; se i governi non si convincono che si deve optare per uno sviluppo diverso, le risorse della terra sono destinate ad esaurirsi. Nel 2020 il rischio è che nel 60% del pianeta non si troverà più acqua potabile. Non è solo allarme, la prima conferenza nazionale dei Cambiamenti climatici promossa dal ministero dell’Ambiente e organizzata dall’Apat, apertasi ieri a Roma presso la sede della Fao lancia una vera emergenza. Una conferenza attesa che ha avuto anche un successo imprevisto, con ben oltre 20mila persone che l’hanno seguito ieri in diretta on line.

A testimonianza che la questione dei cambiamenti climatici non può davvero che essere ai primi posti dell’agenda politica. Perché il tempo è finito. Anzi siamo oltre quello massimo. O perlomeno è questo il parere degli esperti, numerosi, che si sono susseguiti dal palco della “red room” del palazzo nella prima parte della sessione dedicata appunto alle “Risorse idriche”.

Le parole chiave sono note: limitare i consumi anche domestici attraverso interventi istituzionali, riconvertire lo sviluppo, rieducare i governi a considerare pubblico ciò che è un bene comune che sta per esaurirsi, come l’acqua appunto. E lo stesso Riccardo Petrella (presidente del comitato internazionale per il contratto mondiale dell’acqua) in uno degli interventi più applauditi della conferenza è tornato a dirlo con nettezza. «Le soluzioni tecniche? Ci sono. E’ ora che la politica agisca». Leggi il seguito di questo post »

Nove giovani su 10 sono preoccupati dai cambiamenti climatici. È quanto emerge da un sondaggio del Cts, con i giovani fra 14 e 30 anni. L’inquietudine per estati torride, ghiacciai in dissolvimento ed altre anomalie climatiche risulta di estremo interesse per la quasi totalità (il 92%) del campione intervistato. Se il nord appare, nella fattispecie, più in ansia che il sud (rispettivamente 76% e 24%), oltre la metà dei giovani (52%) che hanno risposto ai quesiti dell’associazione trovano nell’aumento eccessivo della temperatura e nella siccità le manifestazioni più evidenti ma anche più inquietanti dei cambiamenti climatici. A seguire la riduzione dei ghiacciai e l’innalzamento del livello del mare (25%). Preoccupano meno la perdita di biodiversità e la maggiore intensità di piogge e uragani (11%). Poco sentita la paura per una possibile diffusione di epidemie (1%). 

Il riscaldamento del Belpaese quadruplica quello del resto del mondo. I mari arretrano, desertificazione in agguato. Rinviare una politica nazionale sarà più oneroso che investire nelle bioenergie

Sabina Morandi
Se pensate che le conferenze internazionali non servano a niente date un’occhiata alle rassegne stampa dei giorni scorsi: ministri, imprenditori e sindaci hanno inscenato un’offensiva a tutto campo per prevenire qualunque decisione vincolante sulle emissioni di gas inquinanti – vedi carbone, rigassificatori e via dicendo… Dà un’idea della guerra sotterranea che, assicurano voci informate, si sta già combattendo sul documento ufficiale previsto per domani. Ma le vecchie armi spuntate – come l’evocazione della finta crisi del gas che due anni fa non ha avuto luogo – non riescono a rovinare il Pecoraro Day. Al ministro per l’Ambiente il merito di fotografare la crisi climatica incombente con due semplici numeri: il pianeta può assorbire 12 miliardi di tonnellate di anidride carbonica ogni anno e noi, in un anno, ne produciamo fra i 26 e i 28 milioni di tonnellate.

Il che significa che, anche dimezzando la produzione di gas serra, possiamo soltanto sperare di mantenere il disastroso status quo cui siamo giunti dopo decenni di incosciente razzia. Parte quindi con le migliori intenzioni la Conferenza nazionale sui mutamenti climatici che si tiene nella sede della Fao a Roma, voluta dal ministero dell’Ambiente e organizzata dall’Apat (l’Agenzia per l’ambiente e per i servizi tecnici).

A presenziare la cerimonia d’apertura il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano – che si dice «convinto che quello del cambiamento climatico e del futuro dell’ambiente sia uno dei più gravi e complessi problemi globali» e auspica «che l’Europa parli con una sola voce» – e il presidente della Camera Fausto Bertinotti che punta invece il dito contro le «inadeguatezze culturali» e le «resistenze dure, interessi che non hanno alcuna propensione per mutare lo status quo». Leggi il seguito di questo post »

Tutti compatti nel documento sulla Finanziaria e pronti a chiedere a Napolitano  di stralciare le pensioni dalla manovra.

Il resto è complicato, ma l’unità non si tocca

All’indomani del no del comitato centrale della Fiom all’accordo del 23 luglio, l’ordinaria riunione settimanale del gruppo di Sinistra Democratica alla Camera registra un clima di preoccupazione. E l’umore non è diverso tra gli altri partiti impegnati nel percorso unitario a sinistra. La situazione è delicatissima e non solo perchè la bocciatura dell’organizzazione di Rinaldini fa emergere ancora una volta le note differenze di giudizio tra Sd e Verdi, da una parte, critici dell’intesa sul welfare ma non di quella sulle pensioni, e Prc e Pdci, dall’altra, fortemente critici di entrambi gli accordi. Questo è il risultato più scontato, che avrà un suo punto di snodo in Parlamento tra un po’. Ma il clima di legittima preoccupazione è riferito anche alla necessità di mantenere in equilibrio una situazione delicata: da un lato, la manifestazione del 20 ottobre cui ha aderito anche lo stesso Rinaldini; dall’altro, il percorso unitario a sinistra.Preoccupazione, ma, si ragiona in tutti e quattro i partiti, qualcosa di positivo c’è ed è il punto di partenza: nessuno vuol incrinare il processo unitario avviato a sinistra. Anzi, le difficoltà presentate dalla fase politica accentuano la necessità di andare avanti. Leggi il seguito di questo post »

giorgio-cremaschi.jpgSi dice di no perché si crede ancora alla possibilità di un cambiamento delle condizioni sociali, dei lavoratori, dei giovani, dei pensionati. Si dice di no perché in questa società profondamente ingiusta, piena di privilegi, il mondo del lavoro ha solo crediti da riscuotere  

Le ragioni del no all’accordo del 23 luglio 2007 sono squisitamente sindacali. Così si spiega il voto, che tanto scandalo ha suscitato, del Comitato Centrale della Fiom. Questa organizzazione, per pratica e storia, è radicata nella contrattazione che, se rigorosa, comporta il calcolo dei costi e dei benefici di un accordo. E quello dei metalmeccanici non è il solo dissenso. Nel Direttivo della Cgil le due aree della sinistra, Rete28Aprile e Lavoro-Società, hanno votato contro l’accordo, dopo un lungo periodo di conflitti. Vuol dire che la materia concreta del contendere è assai grave. Discutiamo allora dei contenuti dell’accordo, dei fatti insomma, e non del solito teatrino che si scatena sempre quando la realtà irrompe nella vita politica del paese. Cgil, Cisl e Uil hanno sottoscritto l’intesa argomentando che essa è comunque un miglioramento della realtà attuale e per questo va accettata. E’ il ragionamento di fondo che la giustifica, ma è sbagliato.

Questo accordo produce sì alcuni risultati per una parte dei pensionati e per una parte dei disoccupati, ma quei risultati sono tutti a carico del mondo del lavoro, che paga oggi e pagherà ancor di più domani. Nel protocollo del 23 luglio sono presenti guasti ad azione ritardata e progressiva. I metalmeccanici della Fiom hanno sviluppato una particolare sensibilità ad essi perché in questi anni due volte hanno subito accordi separati. Erano accordi che pure concedevano aumenti salariali, ma che contenevano insidie tali che, se non contrastate, avrebbero compromesso il futuro. Lo stesso oggi accade con il protocollo.

Partiamo dalle pensioni.

Quante discussioni sul superamento dello scalone Maroni. Ebbene, a partire dal 2013, un anno prima di quanto era previsto dalla vecchia legge, si potrà andare in pensione solo con 62 anni di età e 35 di contributi. E allora? Ma non si era detto che un aumento dell’età pensionabile di questa portata avrebbe provocato un danno sociale, che esso non era in nessun modo giustificato dall’andamento dei conti dell’Inps? E invece lo scalone viene confermato. Leggi il seguito di questo post »

971189e_wasser.jpgDopo il grande successo di Mobilitazione che ha visto il movimento per l’acqua raccogliere più di 400 mila firme con la partecipazione di 80 strutture nazionali e più di 1000 comitati locali il forum acqua si è dato a appuntamento per  l’assemblea nazionale del forum dei Movimenti per l’acqua ha fatto un bilancio dei mesi trascorsi, ponendosi poi obiettivi di breve-medio termine.

L´incontro si è svolto a Milano, dove molti degli interventi hanno teso a sottolineare i punti di forza del Movimento consolidati durante la campagna di raccolta firme conclusasi a luglio: «Il radicamento e la diffusione territoriale, la capacità di connettere le vertenze locali con la dimensione nazionale della mobilitazione, la capacità di aggregazione di esperienze e culture molto differenti fra loro, la costruzione di una rete che consente di rafforzare ciascun conflitto territoriale, l’adesione di più di un centinaio di Enti locali alla campagna». 

 In Puglia il Movimento acqua Coordinato da Margherita Ciervo (contratto Mondiale per l’acqua) e Beppe di Brisco (Attac Italia) sono più che soddisfatti circa 30000 firme raccolte a sostegno della Campagna e 23 Comuni più la Provincia di Bari (Foggia rappresenta l’unico comune Capoluogo),ma la lotta continua anche perché L’AQP si appresta a presentare il piano industriale ed è proprio da quelle scelte che il forum pugliese dei movimenti per l’acqua articolerà le azioni di lotta. Il piano industriale dell’Aqp secondo Margherita Ciervo e Beppe di Brisco del coordinamento regionale deve essere presentato a tutta la cittadinanza pugliese perché l’acqua resti di proprietà di tutti e non di scelte aziendalistiche che portano a fare dell’acqua un bene economico. Leggi il seguito di questo post »

locandina1.jpgSi è aperta il 6 settembre a Marghera (VE) la quinta edizione de “L’impresa di un’economia diversa”, appuntamento che ogni anno la Campagna Sbilanciamoci! organizza in contemporanea e in alternativa al meeting di Cernobbio dello studio Ambrosetti. Dal 6 al 9 settembre il Forum sarà dedicato ai temi dello sviluppo sostenibile e del protagonismo delle comunità locali per un’economia diversa. Riparte così dal Nordest italiano la critica della società civile al neoliberismo: Marghera, città simbolo di un modello di sviluppo da superare, sarà per quattro giorni al centro del confronto fra politica e società civile. 10 sessioni plenarie, 3 tavole rotonde, 15 workshop: oltre 80 relatori italiani si confronteranno sui temi dell’ambiente, della pace, dell’economia, della solidarietà.Particolarmente interessante quest’anno il confronto con il governo: prevista la presenza dei ministri Rosy Bindi, Paolo Ferrero, Fabio Mussi e Alfonso Pecoraro Scanio, dei vice ministri Patrizia Sentinelli e Vincenzo Visco e dei sottosegretari Paolo Cento e Franca Donaggio. A loro saranno consegnate le dieci proposte di Sbilanciamoci! per la finanziaria del 2008. Cercheremo di approfondire se e come, dopo oltre un anno di governo di centro-sinistra, è possibile pensare ad un’economia diversa, fondata sul ruolo centrale del settore pubblico e su un mercato dalle regole trasparenti e condivise” – ha dichiarato presentando l’iniziativa Giulio Marcon, Portavoce di Sbilanciamoci!. “E’ possibile scrivere una legge finanziaria capace di rimettere al centro i diritti e la solidarietà, il disarmo e lo sviluppo sostenibile, il welfare e l’ambiente?”, si chiede Marcon. “La società civile organizzata dal basso pensa sia possibile e necessario; per questo vogliamo confrontarci costruttivamente con la politica e il governo, per delineare insieme una risposta adeguata alla complessità della società in cui viviamo“. Leggi il seguito di questo post »

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