foto-operai.jpg Welfare: assemblee agitate a Mirafiori. Lavoratori arrabbiati contro la falsa abolizione dello scalone e la detassazione degli straordinari alle imprese Piccinini (Cgil): «Un voto negativo non farà cadere il governo». Rinaldini (Fiom): «La cosa peggiore sarebbe la scarsa partecipazione» 

Dire che le tute blu sono contrarie al protocollo di luglio 2007 è quasi un eufemismo. Dire che la contestazione sia stata sonora e travolgente non corrisponde esattamente al vero. L’assemblea alle carrozzerie di Mirafiori che il segretario generale della Uil, Luigi Angeletti, ha tenuto ieri davanti a 1.500 tute blu, alla fine, si è risolta in un confronto civile. I fischi e i mugugni non sono certo mancati. Ma solo per rintuzzare la claque accuratamente preparata dalla Uil. L’orientamento che esce dalla Fiat, è molto netto: l’accordo tra Prodi e Cgil, Cisl e Uil è da cancellare. D’altronde è il risultato di «una vera assemblea sindacale, non del salotto di Porta a Porta», commenta a caldo il segretario della Fiom di Torino Giorgio Airaudo.

I lavoratori e le lavoratrici hanno apprezzato molto il fatto che il segretario della Uil, così come aveva promesso, sia tornato a trovarli. A parte questa cortesia, però, non hanno usato mezze misure per rispedire al mittente un testo «concluso senza consultarci né prima né durante». Oltre al merito, quindi, c’è anche una critica di metodo. La sala mensa delle Carrozzerie è territorio off limits per la stampa. Per ricostruire quel che è veramente accaduto nelle due assemblee – l’altra si è tenuta alla verniciatura con la partecipazione della segretaria nazionale della Cgil Morena Piccinini – occorre prima assistere alla conferenza stampa improvvisata da Angeletti davanti alla “Porta 2” in corso Tazzoli e poi aspettare l’uscita degli operai del primo turno.Le due versioni concordano ampiamente. E’ lo stesso Angeletti a raccontare il dissenso, usando il “sindacalese”: «Se al voto dovessero andare tutti qui finirebbe in pareggio», dice. Su dieci interventi, quattro sono stati a favore del no. E hanno preso applausi convinti. Gli altri, invece, si sono persi in domande secondarie su Tfr e fisco. Un iscritto Fiom ha provato a schierarsi con il sì, ma è stato sommerso dalle contestazioni. Qualche fischio l’ha preso anche Angeletti, ma su uno scivolone vero e proprio. Quando, per parare le eventuali critiche all’accordo ha tirato fuori il classico argomento del sindacato, che a Roma non conta nulla. «E allora che ci stai a fare?», gli hanno urlato i lavoratori. E, chiamato in causa sull’intervista a Repubblica del suo omologo in Cgil, Guglielmo Epifani, il leader della Uil stempera i toni: «Se il governo cade o meno è per altri motivi, il protocollo non c’entra nulla».

Condannano la falsa abolizione dello scalone e la detassazione degli straordinari

 Questo è successo ieri a Mirafiori. Una fotografia un po’ diversa dalla rumorosa assemblea con i segretari generali di Cgil, Cisl e Uil di un anno fa. Ma non certo lontana da quello che pensavano, e pensano tuttora, i lavoratori.Due i temi presi di mira dalle tute blu: la falsa abolizione dello scalone Maroni e la detassazione degli straordinari. Nel primo caso, i lavoratori contestano il tradimento delle attese, facendo pagare al sindacato il carico del governo; nel secondo, la fine di qualsiasi possibilità di assunzione per i giovani. Senza parlare dello «scandalo» dei contratti a termine, che qui viene visto come l’ennesimo regalo alle imprese.Le persone all’uscita sfilano via verso i pullman. Ma le telecamere piazzate davanti alla “Porta 2” hanno lo stesso potere di una calamita: «Questi sindacati fanno tante parole e alla fine è come dicono loro», borbotta un lavoratore. «Assemblea abbastanza agitata», dice un altro. Stella, da una vita in fabbrica, oggi, con la busta paga arriva a malapena alla terza settimana; iscritta al sindacato? «Non ce la farei a pagare la tessera. Ho una figlia a carico, e una nipotina di un anno e mezzo». «Sulla previdenza ci aspettavamo almeno la libertà di scelta nel decidere se rimanere o meno. E invece niente. Scalino o scalone, siamo sempre lì», aggiunge. Ovviamente, in ballo ci sono pure gli usuranti. I lavoratori e le lavoratrici sentono puzza di bruciato e avvertono: «Se ci sono soldi per 5mila ci devono essere pure per 10mila».Per la segretaria nazionale della Cgil Morena Piccinini, «in giro c’è molta confusione». «Si stenta a partire da un punto di realtà per cominciare il confronto», continua. «Quella che ho raccolto io dai lavoratori – aggiunge Piccinini – è stata una certa tensione, soprattutto rispetto al tema dei salari e del fisco. E quindi va fatta la giusta distinzione ad attribuire questo malcontento al protocollo». Le conseguenze di un voto negativo? «Porrà dei problemi – risponde Piccinini – ma questo non significa che cadrà il governo».
Il segretario della Fiom Gianni Rinaldini intervenuto nell’assemblea al montaggio, nel secondo turno, non si è limitato solo ad esporre i contenuti dell’accordo, ma ha fatto anche un forte appello al voto (qualsiasi voto). In effetti la partecipazione dei lavoratori e delle lavoratrici al referendum è ancora una grande incognita. Nei commenti presi a caldo davanti ai cancelli, l’atteggiamento prevalente è quello della disaffezione, ma bisognerà aspettare la fine delle assemblee per capire cosa sta realmente accadendo «la cosa peggiore sarebbe la scarsa partecipazione – sottolinea Rinaldini ai giornalisti radunati davanti alla “Porta 2” – sarebbe un brutto segnale perché vuol dire che il disagio si esprime in una direzione che non fa bene a nessuno».