You are currently browsing the daily archive for 25,10PMLun, 08 Ott 2007 21:51:55 +01002802007,2008.

Dal protocollo welfare al basso costo del lavoro nei paesi emergenti. Intervista al sociologo Luciano Gallino, che spiega come si costruisce il paradigma del lavoro precario: minori diritti e salari inferiori per tutti 

«Altro che flessibilità e competitività, il problema reale è che occorre una politica del lavoro globale». Dall’Italia alla Cina. Si parte dal protocollo welfare e si finisce a parlare della riforma del mercato del lavoro cinese, con il sociologo Luciano Gallino. La precarizzazione del lavoro è un fatto globale. La «minaccia cinese» però – è la tesi di Gallino, e del suo ultimo libro, «Il lavoro non è una merce» (in uscita per i Tipi di Laterza) – è un paradigma costruito scientificamente da Unione europea e Stati uniti. «E senza una politica del lavoro globale – è la conclusione – nella scala sociale siamo noi a rischiare di scendere molto in basso, piuttosto che il contrario».

Partiamo dalla situazione italiana. Perché il protocollo del 23 luglio è insufficiente?

Il protocollo propone ritocchi minimi alla legislazione esistente e finisce soltanto per lambire il grande problema della precarietà che tocca molti milioni di italiani, giovani e meno giovani. La situazione politica non permette di fare di più, ma rispetto all’enfasi con cui è stato presentato mi sembra deludente, soprattutto nel suo tema di fondo, cioè il mercato del lavoro. Leggi il seguito di questo post »

«Superare la legge 30» diceva il programma dell’Unione. Ma il protocollo del 23 luglio conferma la reiterabilità dei contratti a termine e nulla decide per quelli a progetto. Con qualche regalo alle imprese Sara Farolfi (Il Manifesto) 

Una premessa è d’obbligo: sul protocollo del 23 luglio è in corso in questi giorni un braccio di ferro nella maggioranza di governo. Di fatto, l’accordo siglato è stato rinviato al consiglio dei ministri del 12 ottobre. Della parte sul mercato del lavoro, di cui solo alcuni aspetti qui tratteremo, due sarebbero le modifiche che troverebbero d’accordo i partiti di sinistra (Rifondazione, Verdi, Comunisti italiani e Sinistra democratica) e la Cgil (Epifani ha firmato «per presa d’atto» la parte del protocollo sul welfare, bocciato invece dalla Fiom): l’abolizione dello staff leasing e il limite ai contratti a tempo determinato. Leggi il seguito di questo post »

Parla il sociologo dell’organizzazione: «Il problema resta dare tutele a chi non ne ha»

patrizio-di-nicola.jpg«Il problema della precarietà oggi in Italia? Resta quello di fornire tutele a chi ne è completamente privo». Un auspicio che proviene da un vero esperto delle dinamiche del mondo del lavoro: Patrizio Di Nicola. Attualmente docente di sociologia dell’organizzazione e dei sistemi organizzativi complessi presso l’università “La Sapienza” di Roma, Di Nicola ha nel suo bagaglio anni di ricerca e di indagine in particolare sulla flessibilità del mercato del lavoro e sull’impatto di quest’ultimo sul sistema occupazionale.

«Ciò che è accaduto in Italia – avverte – è sintomatico. Nel nostro Paese si è avviato in modo accelerato uno smembramento del mercato del lavoro che nel resto d’Europa è stato accompagnato da un processo di crescita lento e laborioso. Per paradosso, in Italia, il lavoratore a tempo indeterminato, che ha già tutele, è il più garantito d’Europa, il lavoratore precario al contrario non ne ha affatto. Tutti gli strumenti contrattuali e legislativi sono pensati quasi in modo esclusivo per tutelare la figura del lavoratore dipendente. Gli altri? Non sono assolutamente considerati. Questo non è più accettabile». Leggi il seguito di questo post »

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Hanno rinviato una manifestazione prevista proprio il 20 ottobre per partecipare al corteo di Roma. Ma torneranno comunque in pista il primo dicembre per chiedere che le risorse idriche non finiscano in mani private. Sono i movimenti che hanno raccolto 400 mila firme a sostegno dell’acqua pubblica. E che ora chiedono all’Unione la moratoria delle privatizzazioni 

Guglielmo Ragozzino 

Per il primo dicembre è stata convocata a Roma una manifestazione «per l’acqua pubblica e gli altri beni comuni, a sostegno della legge d’iniziativa popolare e della gestione democratica e partecipativa». La decisione è del Forum italiano dei movimenti per l’acqua. In un primo tempo la data prescelta era quella del 20 ottobre, ma poi si è preferito spostare la data. «Il Forum, conseguentemente alle caratteristiche che da sempre si è dato, ha invitato quanti sono intenzionati a partecipare (alla manifestazione del 20 ottobre) e a immettere in quella mobilitazione i contenuti della nostra campagna». Leggi il seguito di questo post »

La PROPOSTA (EMILIO MOLINARI)

Da tempo mi pongo la domanda: «E’ vero che ci sono almeno 150 deputati e senatori della cosa rossa?» Se è vero è una bella forza, e allora perché non si mostrano? Sarebbe di per sé un segnale. Da qui un’altra domanda: perché non si esprimono come un soggetto unitario, per certi versi autonomo, capace di interloquire con i movimenti e condurre subito una battaglia che combini l’esigenza di conseguire risultati concreti e allo stesso tempo animare il processo di aggregazione a sinistra?

Sono solo considerazioni che prescindono dai destini del governo e dalla manifestazione del 20 ottobre. Voglio stare sul filo dei miei desideri, cioè di chi da anni è compagno di strada di questa «cosa rossa» e allo stesso tempo è persona impegnata in un movimento come quello dell’acqua, giunto al risultato concreto di fermarne la privatizzazione, con la moratoria votata alla Camera e che oggi rischia di vederselo sfumare, disperso tra le mille priorità dei partiti, delle frazioni dei partiti e negli equilibri dei processi nei quali si consuma la legislatura. Leggi il seguito di questo post »

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