La PROPOSTA (EMILIO MOLINARI)

Da tempo mi pongo la domanda: «E’ vero che ci sono almeno 150 deputati e senatori della cosa rossa?» Se è vero è una bella forza, e allora perché non si mostrano? Sarebbe di per sé un segnale. Da qui un’altra domanda: perché non si esprimono come un soggetto unitario, per certi versi autonomo, capace di interloquire con i movimenti e condurre subito una battaglia che combini l’esigenza di conseguire risultati concreti e allo stesso tempo animare il processo di aggregazione a sinistra?

Sono solo considerazioni che prescindono dai destini del governo e dalla manifestazione del 20 ottobre. Voglio stare sul filo dei miei desideri, cioè di chi da anni è compagno di strada di questa «cosa rossa» e allo stesso tempo è persona impegnata in un movimento come quello dell’acqua, giunto al risultato concreto di fermarne la privatizzazione, con la moratoria votata alla Camera e che oggi rischia di vederselo sfumare, disperso tra le mille priorità dei partiti, delle frazioni dei partiti e negli equilibri dei processi nei quali si consuma la legislatura.

L’offensiva privatistica delle multiutility va avanti nei territori ed è la base materiale, economica e finanziaria in cui maturano le «nuove maggioranze». La cosa rossa fa i suoi primi passi certo, ma non sfugge a nessuno che non suscita «passioni», che avviene con anni di in ritardo, quando il movimento è in discesa, in un clima da ultima spiaggia e quasi per disperazione, e che i 18 punti del suo programma rischiano di essere 18 titoli: il lavoro, il welfare, i beni comuni, la precarietà…

Presentati in sordina, sembrano (come avviene con il programma dell’Unione) non impegnare nessuno in lotte immediate e chiare, dentro e fuori le aule del parlamento. Invece il rispetto degli impegni presi è cosa sulla quale si gioca la credibilità della sinistra. Così la cosa rossa muove i suoi passi senza colpi di coda capaci di attrarre almeno la parte impegnata del proprio popolo, va avanti senza entusiasmi e francamente pare già un mezzo fallimento. Il colpo di coda è indispensabile, ma siccome temo che questo non verrà dai movimenti delusi e quindi estranei ai processi aggregativi della politica e nemmeno dagli accordi e dagli equilibri tra i segretari dei quattro partiti, il mio pensiero corre ai 150 parlamentari. Per dire loro: siete una forza, rendetevi visibili collettivamente. Fateci sapere in quanti siete disposti a battervi decisamente su pochi ma chiari obiettivi. Non spetta a me dare lezioni né formularli, ma l’acqua sta tra queste priorità: il movimento è maturo, c’è un impegno elettorale della coalizione, in parlamento c’è una legge d’iniziativa popolare con ben 400mila firme, è assolutamente indispensabile che nella finanziaria si voti la moratoria delle gare e delle fusioni, per evitare che riprendano alla grande. E’ necessario quantificare il Fondo per l’ammodernamento delle reti idriche e dei depuratori stanziato nella finanziaria dell’anno scorso, perché riparare le reti è l’unica, prioritaria «grande opera», dove si gioca il senso di responsabilità di una classe dirigente di fronte a una crisi idrica di portata epocale. Allo stesso modo penso sia possibile individuare obiettivi precisi e immediati anche attorno alla legge 30 e alla precarietà del lavoro, e attorno all’altra grande emergenza che è il degrado della politica, il formarsi di oligarchie economico-politiche. Un’emergenza da anni sul tappeto, ignorata anche dalla sinistra.

Lavoro, beni comuni, rinnovamento della politica, tre grandi paradigmi del nostro tempo, attorno ai quali individuare quei pochi ma chiari obiettivi che hanno il segno della svolta politica. Spesso non sono i programmi di 250 pagine e nemmeno quelli di 18 punti che cambiano la realtà, ma basta un solo obiettivo a dare questo segno se si concentrano tutte le forze, politiche e sociali, se cessano per un momento di guardare ai propri interessi specifici per condurre assieme una battaglia e vincente. L’acqua, la precarietà e la questione morale hanno questa forza, coagulano le quattro forze della federazione di sinistra, raccolgono le istanze del popolo di Beppe Grillo e vanno oltre. Ecco, se ci riuscite siate la «carica dei 150», entrate in campo come un soggetto nuovo, visibile e per certi versi autonomo, comunicate a tutti. Se 150 parlamentari si riuniscono in un’assemblea, tornano nei loro territori e diventano un punto di riferimento del movimento e di aggregazione degli amministratori locali, se cessano di essere un ceto politico che si disperde a inseguire mille interessi e priorità, preoccupato del proprio collegio elettorale e delle proprie relazioni,