«Superare la legge 30» diceva il programma dell’Unione. Ma il protocollo del 23 luglio conferma la reiterabilità dei contratti a termine e nulla decide per quelli a progetto. Con qualche regalo alle imprese Sara Farolfi (Il Manifesto) 

Una premessa è d’obbligo: sul protocollo del 23 luglio è in corso in questi giorni un braccio di ferro nella maggioranza di governo. Di fatto, l’accordo siglato è stato rinviato al consiglio dei ministri del 12 ottobre. Della parte sul mercato del lavoro, di cui solo alcuni aspetti qui tratteremo, due sarebbero le modifiche che troverebbero d’accordo i partiti di sinistra (Rifondazione, Verdi, Comunisti italiani e Sinistra democratica) e la Cgil (Epifani ha firmato «per presa d’atto» la parte del protocollo sul welfare, bocciato invece dalla Fiom): l’abolizione dello staff leasing e il limite ai contratti a tempo determinato.

Ciò detto, conviene comunque tornare sul merito di alcune questioni. Con una seconda premessa: non si parla in questa sede dei provvedimenti del capitolo «welfare» (aumento dell’indennità di disoccupazione, riforma della totalizzazione dei contributi e migliori condizioni di riscatto della laurea). Va detto però che questo protocollo è il primo intervento legislativo in materia di diritto del lavoro di questo governo. E che il programma elettorale (sulla base del quale questa maggioranza ha vinto, sia pure sul filo di lana le elezioni) parlava esplicitamente della necessità di «superamento della legge 30».

Mercato del lavoro
La parte più controversa del capitolo è quella che riguarda i contratti a tempo determinato. Dopo 36 mesi, tra proroghe e rinnovi, ogni successivo rinnovo potrà essere stipulato presso la direzione provinciale del lavoro, con l’assistenza di un rappresentante di una organizzazione sindacale: solo in caso di mancato rispetto della procedura il nuovo contratto si considera a tempo indeterminato. In pratica non esiste termine (cosa mai potrebbe infatti fare un sindacalista alla direzione del lavoro, a fronte di un lavoratore che chiede che il suo contratto venga rinnovato?). Secondo il giuslavorista Nanni Alleva, la norma è «illegittima», essendoci una sentenza della Corte europea che obbliga alla definizione di un periodo massimo per i contratti a termine.
Il protocollo stabilisce il cosiddetto diritto di precedenza: chi ha lavorato con questi contratti per la stessa azienda e per più di sei mesi, ha diritto di precedenza nelle assunzioni a tempo indeterminato. Una norma importante ma, secondo il giuslavorista, 6 mesi sono troppi. Insieme al contratto a termine, andrebbe poi regolato quello interinale (confermato dalla legge 30 per consentire alle imprese di poter avere, tramite le agenzie di lavoro, personale preparato alla bisogna, ma nella maggior parte dei casi utilizzato invece per risparmiare sul costo). Il protocollo di quest’ultimo non fa parola, potrebbe perciò succedere che, dopo anni di interinale, ci siano altri anni (all’infinito, se la norma non viene modificata) a tempo determinato. E così pure nel pubblico impiego, dove si prepara una stretta sull’utilizzo dei contratti a termine, ma dove, con l’interinale, «ciò che si butta dalla porta, rischia di rientrare dalla finestra».
Quella sullo staff leasing (contratto di somministrazione di lavoro a tempo determinato, introdotto dalla legge 30) pare poco più di una battaglia simbolica, trattandosi di una forma contrattuale pochissimo usata dalle stesse imprese (i lavoratori in staff leasing non superano le 1200 unità). Per quanto riguarda il lavoro a progetto invece, il protocollo resta sul generico («si proseguirà nelle azioni rivolte a contrastare l’elusione della normativa di tutela del subordinato»).

Il pacchetto «competitività»
Anche sotto la dicitura «competitività» si includono norme con effetti ben precisi sulle condizioni di lavoro. «Il governo attuerà una riduzione del costo del lavoro legata alla contrattazione di secondo livello al fine di sostenere la competitività e di migliorare la retribuzione di premio di risultato», si dice. Va detto però che i lavoratori che usufruiscono del premio di risultato sono, secondo i dati della Fiom, circa 2 milioni, (per quei pochi si tratterebbe comunque di circa 75 euro). In più viene decisa la riduzione dei contributi aggiuntivi per le ore di straordinario: le aziende che effettuano un elevato numero di ore straordinarie pagheranno perciò meno contributi. Da notare, infine, che entrambe le misure vanno incontro a precise richieste di parte aziendale. Potenziare, nel primo caso, la contrattazione di secondo livello, alleggerendo perciò stesso il contratto nazionale. E aumentare, nel secondo caso, l’or