Gli economisti di Rive Gauche si riuniscono oggi a convegno a Roma. Si parla di economia della precarietà ma anche delle politiche del governo Prodi. Studiosi, sociologi, giuslavoristi e leader politici della sinistra d’alternativa

Rosario Patalano
Risanamento finanziario, flessibilità del mercato del lavoro e politiche di liberalizzazione e privatizzazione rischiano purtroppo di essere, nonostante le contestazioni della sinistra e dei suoi ministri, gli elementi caratterizzanti la politica economica del governo Prodi.
Si tratta della strategia “moderata” – nata con l’emergenza del 1992-1993 e riproposta con esiti infelici tra il 1996 e il 2001 – che la sinistra non può che osteggiare, dal momento che i suoi unici sbocchi sono la deflazione salariale e la riduzione di ogni margine di protezione sociale per i lavoratori. Per anni siamo stati abituati ad ascoltare il parere di economisti, formalmente tecnici “imparziali”, ma sostanzialmente “intellettuali organici” ad un disegno politico, che ci hanno semplicemente detto che questa era la minestra, e che non c’era altro da fare. Lo hanno fatto invocando sempre il Moloch delle cifre sul debito pubblico, come per chiudere la bocca ad ogni possibile contradditorio. Chi sostiene ancora una tale logica, contro l’evidenza dei fatti non può che essere un “pugilatore a pagamento” che ha abbandonato ogni capacità critica per difendere determinati interessi.

Il modello moderato non è stato altro che una variante “morbida” del progetto neoliberista che dagli anni Ottanta ha segnato la politica economica mondiale provocando il generale peggioramento dei livelli di vita delle classi sociali più deboli. Nei paesi occidentali queste politiche hanno esteso la deregolamentazione ad ogni settore della vita economica, colpendo soprattutto il mercato del lavoro. Senza alcuna verifica empirica si è detto che la maggiore flessibilità avrebbe garantito più alti livelli occupazionali. La flessibilità è stata così introdotta in Italia col consenso del sindacato dal pacchetto Treu, ma si può dire che ubi Erasmus (Treu) innuit ibi Lutherus (Berlusconi) irruit : la flessibilità con Berlusconi è diventata precarietà, incertezza, disperazione per migliaia di lavoratori, soprattutto giovani. Oggi gli Erasmi del centro sinistra guardano con eccessivo ottimismo al modello danese della flexicurity , la conciliazione tra la flessibilità del mercato del lavoro e l’estensione della rete di protezione sociale. Un’altra illusione su cui saranno sacrificati gli ultimi diritti dei lavoratori, senza ottenere alcuna contropartita sicura e che finirà per aprire un’altra porta alla Destra per le sue irruzioni.

La lotta contro la precarietà del lavoro diventa oggi il grande discrimine su cui si devono confrontare le politiche economiche della sinistra. Questa coalizione si trova ormai di fronte ad un conflitto di fondo sui problemi del lavoro che non può più trovare compromessi. Il no deciso della Fiom al “pacchetto Welfare”, nello scorso luglio, è il primo importante strappo dalle componenti moderate del governo Prodi, la manifestazione del 20 ottobre prossimo segnerà molto probabilmente il punto più alto dello scontro in alto nella maggioranza. Tra questi due eventi, quasi come un ponte, si pone il Convegno Rive Gauche. L’economia della precarietà, che si terrà a Roma, al Centro congressi Cavour, martedì 9 ottobre (dalle ore 9.30 alle 19.30), organizzato da il manifesto in collaborazione con Paolo Leon e Riccardo Realfonzo e che vedrà la partecipazione di economisti, sociologi e giuslavoristi orientati a un’analisi critica della politica economica del governo Prodi.

A due anni di distanza dal primo convegno Rive Gauche (promosso da Realfonzo e Sergio Cesaratto) del settembre 2005, possiamo dire che sui temi della politica economica è ormai maturata una forte opposizione critica alla componente moderata nell’Ulivo. Un passaggio fondamentale in questa direzione è stato fatto nel luglio 2006 con l’appello degli economisti per la stabilizzazione del debito pubblico (si veda il sito http://www.appellodeglieconomisti.com), promosso da Realfonzo ed Emiliano Brancaccio, che ha rappresentato un primo momento di convergenza su una proposta di politica economica alternativa. Per la prima volta il tabù del debito pubblico veniva smontato riprendendo e sviluppando una critica scientifica ai parametri di Maastricht impostata alla fine degli anni novanta da Luigi Pasinetti. Il favore con cui l’appello è stato accolto nell’ambito della disciplina economica e, per ammissione dello stesso segretario di Rifondazione Giordano, il peso assunto dalla proposta nella discussione del Dpef dell’anno scorso, hanno rafforzato il progetto di definire una politica economica alternativa fondata su impostazioni analitiche diverse da quelle che stanno alla base dell’orientamento moderato. Si è arrivati così a questo secondo convegno degli economisti di Rive Gauche con l’obiettivo esplicito di costruire i capisaldi per l’unità della sinistra sui temi di politica economica, a cominciare dai temi del lavoro.
L’agenda del convegno è fittissima, articolata in due sessioni (“Impianto neo-liberista dell’Ue, Mezzogiorni, condizioni di lavoro” e “Struttura economica italiana, lavoro, salario, precarietà”) con numerosi e qualificatissimi interventi. Il dibattito delle diverse sessioni sarà moderato da Galapagos, Piero Sansonetti e Valentino Parlato. Il convegno sarà chiuso da una tavola rotonda, moderata da Gabriele Polo ed introdotta da Realfonzo, sul tema: “Lavoro, precarietà, welfare: quali capisaldi di politica economica per l’unità a Sinistra”, a cui parteciperanno, Oliviero Diliberto, Paolo Ferrero, Franco Giordano, Fabio Mussi, Nicola Nicolosi, Alfonso Pecoraro Scanio, Gianni Rinaldini e Cesare Salvi. Nonostante la varietà dei percorsi scientifici dei diversi relatori, dal convegno, ne siamo sicuri, uscirà certamente un sintesi capace di proporsi come paradigma alternativo alla solita minestra a cui Padoa ci vuole abituare.