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FORUM PUGLIESE DEI MOVIMENTI PER L’ACQUA
Comitato Acqua di Capitanata

 RIUNIONE COORDINAMENTO
 VENERDI’ 23 Novembre 2007 ore 17:30
 PRESSO LA CGIL DI FOGGIA

 

Cari Tutti
come ben sapete Sabato 1 dicembre 2007 a Roma ci sarà La Manifestazione Nazionale “Ripubblicizziamo l’acqua, difendiamo i Beni Comuni” tutti noi siamo interessati all’appuntamento come Forum Pugliese dei Movimenti per l’acqua creando uno spezzone al Corteo di Roma, a livello politico siamo riusciti a strappare un’ulteriore moratoria approvata al Senato che blocca di fatto tutte le Privatizzazioni.

La nostra esperienza collettiva, plurale e partecipativa e´ il segno più evidente di una realtà vasta e diffusa, di un movimento vero e radicato nei territori, che vuole fermare i processi di privatizzazione portati avanti in questi anni dalle politiche liberiste, che reclama il riconoscimento dell´acqua come bene comune e diritti umano universale da sottrarre alle logiche del mercato e del profitto, che lotta per ottenere la ripubblicizzazione del servizio idrico e la sua gestione democratica e partecipativa. Leggi il seguito di questo post »

 Se negli ultimi 5 anni le buste paga sono state tagliate del 10% dipende dalle scelte della borghesia, dei partiti riformisti e dei sindacati Ora ci troviamo di fronte a un dramma sociale che rischia di diventare irreversibile e mette in questione la stessa democrazia

Piero Sansonetti
Chissà se adesso qualcuno capirà che l’emergenza salari è vera, forte, non è una fissazione della sinistra; e poi capirà che questa emergenza non dipende dal destino, o da sfortunate coincidenze, ma dipende dalle grandi scelte politiche compiute in questi anni dalle classi dirigenti. Governi, partiti, sindacati.
La ricerca della Cgil, che ci informa del taglio netto dei salari (in soli cinque anni) di 2000 euro all’anno reali (cioè, più o meno, del 10 per cento) non fa che confermare dati e sensazioni che già conoscevamo. E che tuttavia riescono appena a sfiorare il dibattito politico, la lotta politica, l’informazione, le battaglie di opinione pubblica. Ora che le cifre sono chiare, indiscutibili, “enormi”, è possibile augurarsi che anche la Politica sia costretta a prenderne atto?
La perdita, da parte dei lavoratori dipendenti, di 2000 euro all’anno dalle loro buste paga, non è un semplice dato statistico. E’ la proclamazione definitiva di un dramma sociale. Che non consiste solo nell’inversione di una tendenza, che dal 1969 sino alla fine degli anni anni ’80 era stata costante – quella verso il miglioramento delle condizioni economiche e dei diritti delle classi lavoratrici – ma consiste nel fatto che il lavoro non è più una garanzia di non-povertà. Certamente il lavoro precario non mette al riparo dalla povertà, ma non lo fa neanche il lavoro fisso, protetto dalle leggi, dai sindacati e dallo Statuto dei lavoratori. Leggi il seguito di questo post »

Il rapporto dell’Isfol su formazione e lavoro in Italia. Le donne più svantaggiate 

Francesco Piccioni 

precari.jpgSi moltiplicano le ricerche su lavoro e salari in Italia. E tutte convergono verso la stessa conclusione: i salari sono ridicolmente bassi, il lavoro richiesto in cambio tanto e dequalificato, la precarietà avanza e si consolida.
I dai resi noti ieri dall’Isfol confermano con dovizia di dettagli questa situazione – non troppo paradossalmente, anche i ricercatori dell’istituto soffrono gli stessi problemi dei loro «indagati. E l’affiancano a dati meno noti sulle carenze della formazione (se c’è una pecca è nel non distinguere abbastanza nettamente tra il concetto di «istruzione» e quellodi «formazione»), che fanno però perfettamente il paio con la condizione lavorativa.

Gli occupati sono tanti – 23 milioni – e il tasso di disoccupazione è sceso al minimo storico del 6%. Ma altissima è anche la percentuale di chi è «inattivo» – non lavora e non lo cerca – pur avendone l’età. Le ragioni di questa «disaffezione» variano con l’età, ma in generale gli impieghi disponibili non rispondono alle attese (in particolare di giovani e donne). Molte offerte infatti riguardano «lavori poco o per niente qualificati», più del 50% prevedono contratti temporanei «in ingresso»; soprattutto, le retribuzioni sono al di sotto non solo delle attese, ma spesso anche del minimo necessario. Leggi il seguito di questo post »

 di Fabio Sebastiani
 «Alberto Bombassei ha detto chiaramente quale modello contrattuale vuole. Così, tra quindici anni sarà peggio che con le gabbie salariali».
 

A Bologna i comitati aziendali europei. La doppia sfida sui modelli contrattuali e sulla nascita di un vero sindacato europeo
Il segretario della Fiom: «Se non facciamo in fretta rischiamo di diventare un sindacato di mercato»

Il segretario generale della Fiom sceglie l’assemblea nazionale dei Comitati aziendali europei (Cae) per lanciare l’allarme sulla proposta del vice-presidente della Confindustria che pretende un contratto centrato sul livello aziendale. Parole molto chiare che mettono l’accento su un nervo scoperto, il ruolo del sindacato. Se la prospettiva è quella di dare al salario un ancoraggio legato all’azienda, cosa rimarrà delle organizzazioni sindacali che invece sul contratto nazionale basano gran parte della propria azione? Vale la pena di ritirare fuori, e Rinaldini lo fa, un tema che la Fiom nel 1998 sintetizzò così: la scelta è tra sindacato europeo e sindacato di mercato. Cioè, di fronte alla globalizzazione e alla riduzione degli spazi “nazionali” o le organizzazioni dei lavoratori sono in grado di fare un salto verso uno “spazio negoziale” più ampio oppure si dovranno ridurre a una piccola agenzia in grado solo di svolgere al massimo qualche “consulenza” in materia di relazioni industriali e nemmeno più in grado di limitarsi alla sola azione difensiva. E i lavoratori chi li rappresenta? Leggi il seguito di questo post »

Garibaldo «L’esperienza del sindacato è un capitale da investire, non da lasciar consumare»

«Quando avevamo tutte le risposte, ci hanno cambiato tutte le domande». L’aforisma di Eduardo Galeano, riproposto da Umberto Romagnoli in apertura del convegno dell’IpL dedicato alla nuova «regolazione sociale del lavoro», è diventato un po’ la sintesi della condizione sindacale davanti alla globalizzazione. Una «crisi radicale», perché la logica della competizione internazionale – per definizione – travolge la contrattazione collettiva confinata (quando pure esiste) al solo ambito nazionale.

Lo stesso «mestiere del sindacato» – spiega Andrea Lassandari – consiste nel «cercare di sottrarre risorse al profitto per destinarle al salario»; ma da oltre 20 anni fa fatica a limitare il movimento opposto. E nel modello della flexicurity, che spazio troverà mai? Quello del «sindacato di servizio», rispondono già Cisl e Uil (e non solo loro); una sorta di grande «caf» che però non potrebbe pretendere il monopolio, soffrendo la concorrenza di normali aziende di consulenza private. Sullo sfondo c’è persino la perdita di ruolo politico nello scambio con lo stato sulle regole.

Francesco Garibaldo individua la dimensione della crisi e le sue cause nei colossali mutamenti degli ultimi 25 anni. Sono cambiati i «criteri di governance e le modalità di organizzazione dell’impresa», allentati i «confini dell’azienda» con la nascita della «catena di produzione» (ed è poi il «fiommino» Maurizio Landini a darne testimoninza concreta con il caso della vertenza Electrolux); si è trasformato il mercato e con esso anche lo stato, venendo meno le «strutture di tipo gerarchico» (lo stato-nazione su tutti) davanti a modi di relazione in cui la stessa capacità di «produrre norme» è sottoposta a un «regime di concorrenza». Lo sanno bene i dirigenti degli stati, costretti a «subordinare la propria azione alle esigenze generali della globalizzazione» e dei suoi attori principali: imprese multinazionali e capitale finanziario. Leggi il seguito di questo post »

Il grande treno dei diritti non si può più fermare…

striscione-10.jpgQuelli che nel 2001 c’erano e molti, moltissimi altri che non c’erano.
Dopo la richiesta di 225 anni di carcere per 25, tra le migliaia di manifestanti che nel 2001 esercitarono il diritto a resistere alla violenza delle forze dell’ordine, a Genova, prende corpo la realtà dei movimenti.

Fin dalle prime ore della notte, le principali stazioni ferroviarie d’Italia  sono state invase da migliaia di persone che, nonostante la volontà di Trenitalia, hanno conquistato il diritto a raggiungere il capoluogo ligure, per riaffermare il diritto a manifestare, oggi come allora. Il corteo ha percorso le strade di Genova per ribadire che la storia di quelle giornate, la storia dei movimenti di allora, e di quelli che verranno, non può essere scritta nelle aule dei tribunali o dalla politica ufficiale, ma appartiene ad una moltitudine di uomini e donne che non hanno smesso di lottare per la dignità, contro la guerra, contro l’ingiustizia. Leggi il seguito di questo post »

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Appello per la manifestazione

1 DICEMBRE 2007  ROMA con ritrovo ore 14.30 Piazza della  

MANIFESTAZIONE NAZIONALE RIPUBBLICIZZARE L’ACQUA, DIFENDERE I BENI COMUNI!

MORATORIA SUBITO CONTRO TUTTE LE PRIVATIZZAZIONI!

IMMEDIATA APPROVAZIONE DELLA LEGGE D’INIZIATIVA POPOLARE!

UNA GRANDE OPERA PUBBLICA : RISTRUTTURARE LE RETI IDRICHE!

GESTIONE PUBBLICA E PARTECIPATA DAI LAVORATORI E DALLE COMUNITÀ LOCALI!

Siamo donne e uomini appartenenti a comitati territoriali e associazioni, forze culturali e religiose, sindacali e politiche. Insieme abbiamo costituito il Forum Italiano dei Movimenti per l’ Acqua.  Insieme abbiamo raccolto più di 400.000 firme a sostegno della proposta di legge di iniziativa popolare per la tutela, il governo e la gestione pubblica dell’acqua.La nostra esperienza collettiva, plurale e partecipativa e’ il segno più evidente di una realtà vasta e diffusa, di un movimento vero e radicato nei territori, che vuole fermare i processi di privatizzazione portati avanti in questi anni dalle politiche liberiste, che reclama il riconoscimento dell’acqua come bene comune e diritti umano universale da sottrarre alle logiche del mercato e del profitto, che lotta per ottenere la ripubblicizzazione del servizio idrico e la sua gestione democratica e partecipativa. Leggi il seguito di questo post »

Primo passo verso il coordinamento regionale degli enti locali a sostegno della legge per la ripublicizazione dell’Acqua

enti-per-lacqua.jpg“Il miglior privato possibile garantisce se stesso, non i cittadini”

di Antonella Ardito 

La Provincia di Bari prende posizione su un tema caro (in tutti i sensi) ai pugliesi: l’acqua. E lo fa ospitando la prima riunione sul territorio nazionale per costituire il coordinamento Regionale Pugliese degli enti locali per l’acqua pubblica: in Puglia sono state raccolte 30.000 firme a sostegno della legge di iniziativa popolare per la ripublicizzazione dei servizi idrici che punta a mettere un no deciso alla privatizzazione degli Acquedotti e sostiene la necessità di una gestione pubblica di questo bene finito. In sei mesi in tutta Italia sono state raccolte 406.000 firme, presentate il 10 luglio scorso. come ha sottolineato Marco Bersani, rappresentante nazionale del Forum dei Movimenti dell’Acqua, “è qui al sud che si sono raccolte il maggior numero di firme, è qui dove la carenza del bene è quotidiana che sono state fatte le lotte più grosse da parte dei cittadini ed ora serve che le istituzioni creino il coordinamento e quel legame con la politica e si presentino in commissione Ambiente alla Camera per fare ascoltare le ragioni della Puglia. Leggi il seguito di questo post »

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