Porto Alegre ovunque: illustrata la nuova formula dei movimenti, non un singolo vertice ma centinaia di eventi sparsi nel pianeta Oltre ottanta paesi e mille organizzazioni diverse hanno risposto all’appello del Wsf per una giornata mondiale di mobilitazione altermondialista per il 26 gennaio. Ieri a Roma la presentazione, in collegamento con Iraq e Palestina

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Un motore di ricerca per l’alternativa. Si potrebbe definire anche così la strana macchina del World social forum 2008, che per il prossimo 26 gennaio ha indetto in tutto il mondo una giornata di mobilitazione: non un solo Forum, com’è stato fino a oggi, ma centinaia di eventi organizzati in ogni angolo del pianeta da tutte le organizzazioni che condividono la piattaforma del movimento. Una strana macchina, plurale e articolata, sospinta da energie umane e tecnologiche, che marcia ancora a pieno regime. Questo, almeno, dicevano le cifre, i temi e l’agenda illustrata ieri dai portavoce del Wsf italiano – Alessandra Mecozzi della Fiom-Cgil, Raffaella Bolini dell’Arci, Piero Bernocchi dei Cobas… – in una conferenza stampa ieri a Roma, nella Città dell’Altra economia. Significativo anche il nome della via che ospitava la sala: via Dino Frisullo, l’attivista prematuramente scomparso, che alle battaglie scomode e alle minoranze neglette ha dedicato la vita.

«Rispondo subito alla domanda – ha esordito Raffaella Bolini – che più mi viene rivolta in questi giorni dalla stampa: questa modalità di azione del Wsf non è un sintomo di debolezza. Anzi. Siamo qui per parlarvi di una scommessa difficile: rendere visibile ciò che non appare». Un Wsf in buona salute, dunque, e aver evitato un incontro «centralizzato» è stato solo un risparmio economico ed energetico. Le discussioni accese sull’accettare o meno la presenza dei presidenti amici o delle organizzazioni politiche in quanto tali? Superate nella pratica, sembrerebbe: superate nel lavoro di radici e tessiture che porta alla costruzione di grandi momenti di mobilitazione di massa su questioni e scadenze di importanza sostanziale.

Per il resto, ognuno procede su singole questioni territoriali, articolando le iniziative che meglio ritiene. «Il movimento ha fatto propria la pratica delle donne – dice ancora Bolini – che consente mediazioni e non rotture». E Piero Bernocchi aggiunge: «E’ una pratica inedita per chi, come me, viene dalle battaglie del Novecento. I movimenti di oggi insegnano a non opporre soltanto dei no, ma a produrre alternative. Insegnano forme nuove. E poi – ha aggiunto il portavoce dei Cobas – che cos’è un’organizzazione come Via Campesina, se non una internazionale dei contadini in questo secolo in cui sperimentiamo forme nuove?»

Se non proprio un’internazionale, la mappa a tutto schermo allestito dal collettivo di mediattivisti del Wsf sembrava senz’altro un laboratorio di spazi, azioni e intelligenze provenienti dai luoghi dei conflitti che interrogano l’agenda altermondialista. Tutto si è messo in moto «con un invito di venti righe», ha detto Bolini. E ieri, sul sito ufficiale del Social forum (www.wsf2008.net) si erano già manifestate oltre 1.000 diverse organizzazioni in 80 paesi dei cinque continenti. C’è chi «s’impegna sul problema dell’acqua, sui migranti o sul modello di sviluppo, sulla guerra – dice ancora Bolini – un’alleanza di temi e fili comuni che indica il percorso da Seattle al prossimo Forum Mondiale del 2009 che si svolgerà in Amazzonia, centro di grandi conflitti sociali e ambientali». Si è messa in rete anche la Russia, dove sono previste oltre trenta attività – dal piano culturale a quello sociale – che interesseranno anche le zone più decentrate del paese. In Australia è invece in agenda una grande manifestazione nazionale in difesa degli aborigeni, che rischiano di scomparire. Negli Stati uniti, grandi manifestazioni per il ritorno degli sfollati di New Orleans alle proprie case, e per il recupero delle aree devastate dall’uragano, in mano alle speculazioni immobiliari. Dalla Palestina sotto assedio manifesteranno i pacifisti. Un convoglio umanitario formato da israeliani e palestinesi partirà da Gerusalemme e cercherà di raggiungere Gaza allo stremo.

In collegamento da Ramallah, dopo quello dall’Iraq occupato, Mustafa Barghouti ha fornito i numeri di una tragedia infinita: «Bush – ha detto – nel suo recente viaggio ha dato il via libera a Israele per chiudere la partita con Gaza. L’embargo di Gaza non è rivolto contro Hamas, ma contro il popolo. Senza elettricità, i bambini muoiono nelle incubatrici, i malati non hanno più ossigeno». Come spezzare l’assedio? Moltiplicando le iniziative di sostegno, ma soprattutto «impedendo ai propri governi di comprare armi da Israele», la quarta potenza mondiale per le esportazioni militari. «Come Mandela, dico che la Palestina è l’apartheid di questo secolo. Perché l’Europa non agisce come per il Sudafrica allora?», ha concluso Barghouti.

gerardina Colotti(Il manifesto)