Truffe sugli appalti per intascare fondi pubblici, decapitata Acqualatina, uno dei più grandi gestori d’oro blu d’Italia. Sei dirigenti arrestati, anche un politico dell’Idv 

Andrea Palladino 

Giornata nera per Acqualatina, l’azienda partecipata dalla francese Veolia che da anni ormai è al centro di contestazioni da parte dei cittadini di Aprilia e Latina. Il vertice del gestore misto pubblico privato dell’acqua (51% pubblico, 49% in mano a Veolia e al gruppo Pisante) è stato azzerato di fatto dalla guardia di Finanza con una serie di arresti ordinati dal giudice per le indagini preliminari della Procura di Latina Tiziana Coccoluto. A finire in manette sei persone. Spicca il nome di Paride Martella, presidente della Provincia di Latina dal 1994 al 2004, ex presidente di Acqualatina, ex-Udc poi passato all’Italia dei Valori. Ci sono anche l’attuale amministratore delegato Silvano Morandi, Raimondo Besson – vicepresidente della società e amministratore delegato di Sorical, che gestisce il servizio idrico in Calabria, nonché consigliere d’amministrazione di Acea Ato2; Giansandro Rossi e Bernard Cynà ex amministratori delegati della società; Louis-Marie Pons, ex consigliere d’amministrazione e rappresentante in Italia di Veolia.

I reati contestati – le indagini erano iniziate nel 2004 – sono gravi e particolarmente significativi. I provvedimenti parlano di associazione a delinquere, abuso di ufficio, frode nelle pubbliche forniture, falsità ideologica in appalti pubblici e truffa aggravata per il conseguimento di erogazioni pubbliche. Il vero core business dell’acqua, in altre parole.Al centro dell’inchiesta vi sarebbero le consulenze e i lavori che Veolia e altre società legate al gruppo francese avrebbero offerto, senza gara d’appalto, alla controllata Acqualatina. Fatti denunciati già da tempo dal comitato dei cittadini per l’acqua pubblica e da Legambiente di Latina, che, in diversi dossier, avevano evidenziato la mancanza di trasparenza nella gestione di Acqualatina – contestando oltretutto l’aumento delle tariffe per i cittadini.

La società è un pezzo importante dell’impero dell’acqua e dei servizi ambientali creato da Veolia, che si estende fino alla Calabria e alla Sicilia. La creazione di Acqualatina fu uno dei primi affidamenti del servizio idrico ad una società mista pubblico-privata avvenuto in Italia. Oggi i soci privati di Acqualatina controllano la distribuzione dell’acqua in Campania (con una partecipazione in Acque Campane Spa), in Calabria (con il 47% di So.Ri.Cal., società che fornisce l’acqua ai Comuni) e in Sicilia, dove Veolia ha acquisito le quote di Enel Hydro in Siciliacque.

Le diverse società hanno poi creato recentemente un consorzio, Unihydro, diretto da Raimondo Besson, uno dei componenti del consiglio d’amministrazione di Acqualatina, arrestati ieri dalla Guardia di Finanza.

Ed è proprio Raimondo Besson la figura chiave che permette di capire il funzionamento delle società miste pubblico private che hanno in mano gran parte delle risorse idriche italiane. Romano, ingegnere, ex dirigente della Regione Lazio durante la giunta Badaloni, fu l’artefice della legge regionale che disegnò nel 1996 gli ambiti idrici. Dal 2001 passa direttamente al servizio dei soci privati. Viene nominato vice presidente di Acqualatina e, dopo poco, amministratore delegato di So.Ri.Cal, il gestore che oggi controlla tutti i finanziamenti pubblici per la rete idrica in Calabria. Continua, però, a mantenere un saldo rapporto con le amministrazioni pubbliche. Nel 2003 e nel 2004 viene incaricato dal comune di Roma per il «monitoraggio e controllo» della gestione dell’Ato 2 (ambito idrico della provincia di Roma affidato ad Acea), mentre era già vice presidente di Acqualatina, su indicazione del gruppo Veolia. Nel 2007 il comune di Roma lo indica come membro nel cda di Acea Ato 2.

I francesi, però, non sono soli nella gestione dell’acqua a Latina e nel Sud Italia. La società che di fatto controlla la partecipazione del gruppo nei diversi gestori dell’acqua si chiama Siba, Società Italo Britannica Acque, il cui Il 75% delle azioni è in mano a Veolia, mentre il restante 25% è della Emit, società controllata da Giuseppe Pisante, già arrestato negli anni ’90 quando era a capo della Acqua Spa. Sarebbe proprio la Sibauna delle società che avrebbero fornito i servizi ad Acqualatina saltando le normali gare d’appalto, facendo scattare le indagini della Procura e gli arresti di ieri.

L’inchiesta di Latina apre quindi un nuovo scenario nella discussione sulla privatizzazione dell’acqua, con sviluppi imprevedibili. Di certo il modello di gestione mista pubblico privata – già denunciato proprio in Calabria dal pm De Magistris – comincia a mostrare un profilo da prima repubblica. Con una preoccupazione in più: la stessa cordata Veolia – Pisante ha iniziato già da tempo ad occuparsi anche di rifiuti ed inceneritori.