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Contro un approccio solo fiscale al problema e perché le detassazioni in discussione non ricadano sui lavoratori deboli e sul contratto nazionale È un bene che la questione salariale sia oggi al centro del dibattito pubblico. A causa dell’inflazione e di retribuzioni del tutto inadeguate (in Europa solo il Portogallo si colloca sotto l’Italia quanto a livello dei salari), la condizione del lavoro dipendente nel nostro Paese è ormai insostenibile. Va detto tuttavia con chiarezza che non si tratta di una novità. Negli ultimi 25 anni la quota di ricchezza attribuita ai redditi da lavoro è diminuita di oltre 15 punti di Pil, mentre la quota attribuita ai profitti è balzata dal 2 al 16%. Dopo gli accordi del 1992-93, che abolirono la scala mobile e vararono la concertazione, circa il 3% del Pil (45 miliardi di euro in valori correnti) è passato dal monte-salari ai redditi da capitale. Non stupisce che nel corso di questo periodo il valore reale delle retribuzioni non sia cresciuto e per molte categorie sia addirittura diminuito. Leggi il seguito di questo post »

Il prezzo dei prodotti necessari a sopravvivere in gennaio è aumentato del 4,8% contro il 2,9% dell’indice generale

salario.jpgL’inflazione corre. Anzi galoppa per i prodotti che l’Istat definisce ad «alta frequenza d’acquisto». In gennaio, a conferma del dato provvisorio diffuso il 5 febbraio, l’indice dei prezzi al consumo ha segnato un incremento dello 0,4% su dicembre, mentre rispetto al gennaio 20007 l’incremento tendenziale è salito al 2,9%, il più alto degli ultimi 7 anni, anche se ancora inferiore all’incremento medio europeo che si attesta al 3,2%.

Ma nei dati comunicati ieri c’è una novità assoluta: i prodotti ad «alta frequenza d’acquisto», cioè i prodotti che abitualmente i cittadini consumano tutti i giorni o quasi. Per «l’alta frequenza» l’aumento tendenziale schizza al 4,8%. Secondo lo studio Istat sono considerati «ad alta frequenza di acquisto» gli alimentari, le bevande, i tabacchi, le spese per l’affitto, i carburanti, i trasporti urbani, i giornali, la ristorazione fuori casa, le spese di assistenza, i beni non durevoli per la casa e i servizi di pulizia e manuntenzione per la casa. Si tratta di spese che (anche se non tutte) possono essere definite «necessarie» per la sopravvivenza.

Questo pacchetto di spese pesa per circa il 39% nel paniere dei beni e servizi rilevato dall’Istat. Che spiega come sistematicamente dal 2002 (l’anno di introduzione dell’euro) hanno registrato «aumenti superiori, a volte sistematicamente superiori, al tasso medio di inflazione». In ogni caso l’incremento tendenziale del 4,8% registrato in gennaio è il più alto degli ultimi 11 anni. Ma questo spiega anche come da anni la gente «comune» avvertisse che l’inflazione saliva più di quanto appariva dai dati ufficiali dell’Istat. Per anni si è parlato in modo generico di inflazione «percepita», ora sappiamo che quella inflazione non era solo percepita, ma reale. Leggi il seguito di questo post »

Questa mattina il primo incontro «tecnico» tra sindacati e Confindustria.

L’area Lavoro e società (Cgil): il documento unitario va migliorato

Alleggerimento del carico fiscale sui salari e incentivazioni alla contrattazione di secondo livello, semplificazione del numero dei contratti, e rivisitazione degli strumenti indicatori del costo della vita in vista di una triennalizzazione dei contratti. Su questi temi – concordati venerdì scorso tra Cgil Cisl e Confindustria, nella cena disertata da Angeletti – parte oggi il confronto tra Cgil, Cisl e Uil e Confindustria sulla riforma del modello contrattuale. Un documento unitario siglato tra i tre sindacati c’è – ancora monco però della parte su democrazia e rappresentanza – Cisl e Uil scalpitano, mentre la Cgil è alle prese con il dissenso interno della Fiom, delle aree programmatiche Lavoro e società e Rete 28 Aprile, e di diverse camere del lavoro, e in attesa del direttivo convocato per il 12 marzo (senza il mandato del quale la trattativa non può concludersi).

Perciò ieri a corso d’Italia si teneva a precisare che quello di questa mattina sarà un incontro tecnico, per impostare il lavoro. Anche se, nota Paolo Pirani (Uil), «sarà anche tecnico, ma le scelte che a quel tavolo si prenderanno sono tutte politiche». «Non entreremo nel merito delle singole questioni» dice Nicoletta Rocchi, segretaria confederale Cgil e membro della delegazione trattante, «sarà un incontro breve, un approfondimento tecnico sui tre temi concordati». Leggi il seguito di questo post »

Timori padronali Le imprese temono che sia finita l’era della moderazione. In piazza anche i dipendenti pubblici

L’aumento salariale strappato dalla IG Metall per i lavoratori delle acciaierie nel nordovest della Germania, il più alto da 15 anni, innervosisce il padronato. La rivalutazione delle paghe del 5,2% «non potrà certo essere un esempio per altre branche», ha detto il presidente dell’associazione dei datori di lavoro Dieter Hundt. I metallurgici «si sono assicurati una durevole partecipazione allo sviluppo positivo del settore», ribatte Berthold Huber, presidente della Ig-Metall. Il contratto è stato siglato all’alba di mercoledì, dopo settimane di «scioperi di avvertimento» che avevano creato difficoltà a giganti come ThyssenKrupp e Salzgitter. Incombeva un referendum tra i lavoratori per proclamare uno sciopero a oltranza, che avrebbe pesato su aziende piene di commesse. L’accordo raggiunto nel «distretto pilota» verrà presto esteso alle altre regioni. Leggi il seguito di questo post »

Scioperi in tutto il paese, la detassazione straordinari ha prodotto poco. Intanto si sono persi 50 mila posti

Sarkozy ha defiscalizzato gli straordinari, la sola decisione presa finora per tradurre in pratica la promessa elettorale «lavorare di più per guadagnare di più». Secondo la ministra delle finanze, Christine Lagarde, «più di mezzo milione di imprese» hanno fatto ricorso agli straordinari da ottobre a oggi, in particolare nell’industria e nel settore degli alberghi-ristoranti (367mila imprese hanno meno di 10 dipendenti. Per il personale, «lavorare di più» si è tradotto in un «guadagnare di più» tra «i 50 e i 120 euro netti al mese».

Ma il ricorso agli straordinari non ha riempito le tasche della maggior parte dei lavoratori francesi. Anzi. In questo periodo, si stanno moltiplicando le proteste per chiedere «più potere d’acquisto». Il movimento non riguarda solo i dipendenti pubblici, scontenti della proposta governativa di un aumento del solo 0,8% (mentre l’inflazione corre a più del 2% – a gennaio i prezzi sono aumentati del 2,39%). Nel pubblico impiego ci sono state numerose giornate di protesta negli ultimi mesi, sia per gli stipendi che contro i tagli al personale (28 mila funzionari di meno nel 2008, di cui 11.200 solo nella scuola). La protesta interessa ora anche il settore privato. Lunedì erano in sciopero i dipendenti l’Oréal, «perché anche noi lo valiamo»: chiedono un aumento del 9% e vogliono che sia collettivo, per tutti, mentre la società aveva introdotto la contrattazione individuale nel 2004. Per gli stessi motivi hanno protestato i dipendenti di Conforama (supermercato di mobili) e quelli di Air France, con scioperi a singhiozzo. Leggi il seguito di questo post »

Una stagione all’inferno è quella che ogni anno vivono migliaia di stranieri impiegati come lavoratori stagionali nelle campagne del Sud Italia. “Una stagione all’inferno” è anche il titolo del nuovo rapporto di Medici Senza Frontiere (MSF) sulle condizioni di vita, salute e lavoro degli stagionali. 

stagionali_20081.jpgTra giugno e novembre 2007 una clinica mobile di MSF ha viaggiato nelle regioni del sud offrendo assistenza sanitaria a quegli immigrati che prestano le proprie braccia nei campi di coltivazione e nelle serre.MSF ha visitato e intervistato oltre 600 stranieri, i risultati dell’inchiesta sono allarmanti: gli stranieri si ammalano a causa delle durissime condizioni di vita e lavoro cui sono costretti.

Già nel 2004 MSF aveva visitato le campagne del Sud Italia per portare assistenza sanitaria agli stranieri impiegati come stagionali e per indagare questa scomoda realtà. Nonostante le reiterate promesse da parte di autorità locali e nazionali, a distanza di tre anni MSF ha potuto constatare che nulla è cambiato.

“Qui come si vede stiamo malissimo: senza acqua, luce, andiamo in bagno in mezzo allo sporco, spesso non abbiamo da mangiare e durante l’inverno rischiamo di morire di freddo. Abbiamo veramente bisogno d’aiuto. Vivendo in queste condizioni non riesco ad immaginare di avere un futuro.

A., 20 anni, viene dal Mali, vive nelle campagne di Foggia

 http://www.medicisenzafrontiere.it

La fotografia impietosa della Corte dei Conti: tangenti nei lavori pubblici e nella sanità. Sotto accusa anche la gestione commissariale dei rifiuti in Campania

«La corruzione è il male che affligge ancora la pubblica amministrazione». La Corte dei conti apre col botto l’anno giudiziario 2008. Uno scenario sinistro, dove il malcostume galoppa e lo sviluppo rimane fermo. E’ tutto nero su bianco nella relazione del procuratore generale della magistratura contabile, Furio Pasqualucci, secondo cui «profili di patologie» sono evidenti «nel settore dei lavori pubblici e delle pubbliche forniture, nonché nella materia sanitaria». In particolare, aumentano le condanne per danni materiali e per danni all’immagine della pubblica amministrazione a causa del diffuso pagamento di tangenti (per concussione o corruzione) durante la stipula di contratti.

Una lista degli illeciti lunga, lunghissima che il procuratore generale pronuncia sotto gli occhi attenti del presidente della Repubblica Napolitano e del ministro dell’economia Padoa Schioppa. E così si scopre un giro di tangenti che il più delle volte sarebbe diretta conseguenza di «artifici ed irregolarità nella dolosa alterazione di procedure contrattuali», o di «trattamenti preferenziali negli appalti d’opera». Il dato parla da solo: su un totale di 1.905 sentenze di condanna emesse in primo grado nel 2007 dalle sezioni regionali della Corte dei conti per un totale di oltre 92 milioni di euro, l’11,4% ha riguardato danni causati da corruzione, tangenti e concussione. Uno dei casi più eclatanti è stata la condanna da 2,4 milioni di euro per i danni materiali e morali all’Enipower spa. Leggi il seguito di questo post »

poverta.jpgLa Banca d’Italia ha appena pubblicato l’indagine sui bilanci delle famiglie. Tutti hanno evidenziato la distribuzione della ricchezza che è concentrata nel decile più alto: il 45% della ricchezza è posseduta dal decile più alto. Se la ricchezza è un indicatore importante, il reddito è un indicatore che più di altri interessa la capacità contrattuale del sindacato. Infatti, la ricchezza interessa di più l’attività fiscale dello stato che l’attività contrattuale. In questo senso l’idea di una patrimoniale non è così fuori posto, in particolare se consideriamo che il reddito da capitale ha manifestato dei forti tassi di crescita in termini di flusso e di stock.

Ma l’indagine della Banca d’Italia permette una valutazione del reddito da lavoro dipendente, indipendente, da trasferimenti e da capitale. Attraverso la raccolta delle indagini della Banca d’Italia dal 1993 al 2006 è stato possibile “quantificare” la minore-maggiore disponibilità delle diverse tipologie di reddito.

Proviamo a considerare i due estremi dell’indagine della Banca d’Italia, cioè 1993 e 2006. Il reddito da lavoro dipendente nel 1993 era pari al 43,7% del Pil, mentre nel 2006 era pari al 40,7%. Sostanzialmente il reddito da lavoro dipendente ha perso peso “economico” all’interno del flusso di reddito realizzato dal paese nel corso di questi ultimi 13 anni. Il reddito da libera professione passa dal 12,9% del pil al 15,1%, cioè cresce in misura maggiore della crescita del pil. Il reddito da trasferimenti (previdenza ed altro) passa dal 22,1% al 23,5% del pil. L’incremento, seppur contenuto, è legato agli interventi dello stato per far fronte alla crisi del sistema economico. Il reddito da capitale passa dal 21,3 al 20,7% del pil. Leggi il seguito di questo post »

insieme_big.jpgPensata da associazioni e semplici cittadini del capoluogo dauno, prenderà vita il prossimo 3 febbraio dalle ore 18:30 a Foggia, presso l’isola pedonale di Corso Vittorio Emanuele, una manifestazione di solidarietà verso tutti coloro che, negli ultimi giorni, hanno ricevuto minacce e intimidazioni da parte della criminalità locale e contro ogni azione mafiosa o illegale

“Noi giovani vogliamo dare un segno di orgoglio e civiltà in questa città, ogni giorno ferita dall’arroganza e dalla violenza di chi intende continuare a vivere sulla sofferenza e lo sfruttamento degli altri; di chi agisce nel buio, nell’omertà e nell’indifferenza generale opponendosi ad ogni forma di crescita umana, morale e culturale.

Vogliamo esprimere vicinanza a tutte le persone offese, consapevoli che la prossima volta potremmo essere noi ad essere presi di mira.
Vogliamo, senza se e senza ma, dire no alla violenza e alla mafia.
Vogliamo tenere la testa alta e lo sguardo diritto in avanti consapevoli che c’è molto da fare e cambiare a cominciare dalla nostra responsabilità ad impegnarci e migliorare.
Cominciamo con il parlarne”.
Questo l’appello che esprime la volontà di muoversi ed esserci insieme il prossimo 3 febbraio.

Queste le associazioni che, sino ad ora, hanno aderito all’iniziativa: Acli, Arci-Foggia, Area Nuova, Ass. sulla Strada di Emmaus, Associazione Periferie, Attac-Foggia, AUSER (Associazione di volontariato per l’autogestione dei servizi e la solidarietà), Azione Cattolica, Centro Interculturale “Baobab”, Circolo La Merlettaia, Fratelli della stazione, Foglio di Via, I grilli di Foggia,  Movimento di obiezione alle spese militari – Difesa popolare nonviolenta, Moto Perpetuo, Pastorale Giovanile della Diocesi di Foggia-Bovino, Rinascita Universitaria, Sinistra Giovanile, Unigiovani. 

di Emiliano Fittipaldi

In Italia privati e comuni si contendono un affare che vale 2,7 miliardi di euro.
E appalti, bandi e crisi idriche finiscono spesso nel mirino dei pm
foto-espresso.jpgIl rischio di finire con l’acqua alla gola l’Italia non l’ha mai avuto. Sono ormai dieci anni che la penuria di oro liquido preoccupa esperti e amministratori locali, che devono fare i conti con piogge scarse e bacini trasformati in pozzanghere. Sia al Sud, dove l’ultimo rapporto dell’Autorità sulle risorse idriche indica possibili guerre tra territori poveri di risorse. Sia al Nord, dove inefficienze e sprechi portano la rete a perdere fino al 50 per cento dell’acqua immessa nelle condutture. Infrastrutture vecchie, cattiva gestione e furti, mali endemici del settore, non allontanano però i privati da un business che, con un giro d’affari annuo di 2,7 miliardi, fa gola a molti, da quando la legge Galli del 1994 ha permesso l’ingresso di imprenditori e società miste nella gestione delle neonate Spa. I 91 nuovi Ambiti territoriali ottimali hanno semplificato il sistema, e la necessità di investimenti per le infrastrutture (secondo Federutility servono 60 miliardi di euro per i prossimi 30 anni) ha attirato aziende come mosche al miele: controllare i servizi idrici permette di mettere le mani su fondi pubblici a nove zeri, con la possibilità di aumentare le tariffe per coprire i costi. Per ora l’opposizione dei comuni e dei cittadini ha limitato la carica di imprese e multinazionali, nemiche giurate di associazioni e partiti della sinistra radicale. Leggi il seguito di questo post »

wsf2008-foggia.jpgIl ‘World social forum’ a Foggia per discutere di diritto e acqua
di: Valeria Scotellaro (www.mediafoggia.it)

Ottava giornata di mobilitazione e di azione globale del World Social Forum (Wsf). Sabato scorso, a Foggia, nell’auditorium della Biblioteca Provinciale si è discusso di ‘diritto e acqua’.
Erano presenti Beppe di Brisco, del Forum pugliese dei movimenti per l’acqua, l’assessore comunale alle politiche sociali, Michele del Carmine, Renato di Nicola, dell’Abruzzo social forum e Antonio Delellis, del forum Acqua Molise (in foto, da sinistra, Di Brisco, Del Carmine, Di Nicola).

Hanno aderito alla Manifestazione Foggiana: Arci, Attac, Amnesty, Emergency, Legambiente ‘circolo Gaia’, Kollettivo di lettere, Centro studi naturalistici, le Associazioni ‘Perlasinistra’ e ‘Liberamente’, il Comitato acqua di capitanata, i Verdi, il partito della Rifondazione Comunista e il partito dei Comunisti Italiani.

“E’ stata l’occasione – dicono gli organizzatori – per mettere al centro i temi ambientali, l’emergenza clima, la biodiversità e la diversità culturale, il modello di sviluppo, l’energia e l’economia, la concezione della comunità e della democrazia” Leggi il seguito di questo post »

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