Questa mattina il primo incontro «tecnico» tra sindacati e Confindustria.

L’area Lavoro e società (Cgil): il documento unitario va migliorato

Alleggerimento del carico fiscale sui salari e incentivazioni alla contrattazione di secondo livello, semplificazione del numero dei contratti, e rivisitazione degli strumenti indicatori del costo della vita in vista di una triennalizzazione dei contratti. Su questi temi – concordati venerdì scorso tra Cgil Cisl e Confindustria, nella cena disertata da Angeletti – parte oggi il confronto tra Cgil, Cisl e Uil e Confindustria sulla riforma del modello contrattuale. Un documento unitario siglato tra i tre sindacati c’è – ancora monco però della parte su democrazia e rappresentanza – Cisl e Uil scalpitano, mentre la Cgil è alle prese con il dissenso interno della Fiom, delle aree programmatiche Lavoro e società e Rete 28 Aprile, e di diverse camere del lavoro, e in attesa del direttivo convocato per il 12 marzo (senza il mandato del quale la trattativa non può concludersi).

Perciò ieri a corso d’Italia si teneva a precisare che quello di questa mattina sarà un incontro tecnico, per impostare il lavoro. Anche se, nota Paolo Pirani (Uil), «sarà anche tecnico, ma le scelte che a quel tavolo si prenderanno sono tutte politiche». «Non entreremo nel merito delle singole questioni» dice Nicoletta Rocchi, segretaria confederale Cgil e membro della delegazione trattante, «sarà un incontro breve, un approfondimento tecnico sui tre temi concordati».

Del documento unitario ieri ha discusso il coordinamento nazionale dell’area programmatica Lavoro e società. Dalla discussione è uscito un orientamento unitario per la costruzione di un’iniziativa comune con quei pezzi di Cgil che hanno espresso contrarietà al documento stesso. In primo luogo la Fiom, poi la Rete 28 Aprile di Giorgio Cremaschi, ma anche diverse camere del lavoro (Bologna e Torino per esempio), e alcuni segretari di categoria che se pure non sono arrivati alla bocciatura non hanno mancato di esprimere diverse criticità. L’obiettivo, spiega Nicola Nicolosi, sarebbe quello di emendare il testo «in senso migliorativo», su due punti in particolare. Il contratto nazionale, «che non può solo difendere il potere d’acquisto, ma anche aumentarlo, essere dunque strumento solidaristico ma anche redistributivo», e gli enti bilaterali, potenziando i quali si rischia di depotenziare la contrattazione. «Non è un’azione “contro”», tiene a precisare Nicolosi, «ma “per” la Cgil».

Nella bozza unitaria siglata da Cgil, Cisl e Uil il contratto nazionale si limita a «difendere» il potere di acquisto, con il concetto di «inflazione realisticamente prevedibile» – l’adeguamento del paniere Istat, in relazione alla triennalizzazione dei contratti, è uno dei temi di cui oggi le parti inizieranno a discutere – mentre gli aumenti salariali verrebbero assorbiti dalla contrattazione di secondo livello (che oggi pratica appena il 10% delle aziende), subordinati ai parametri della produttività, qualità, redditività, efficienza e efficacia. Oggi si parlerà anche di fisco – dalle detrazioni sul lavoro dipendente agli incentivi alle imprese per estendere la contrattazione di secondo livello, sulla scorta di quanto già avviato dal protocollo di luglio sul welfare – e di riduzione del numero dei contratti (circa 400 sono quelli registrati al Cnel, 70 quelli che fanno capo a Confindustria).
Resta ancora fuori per ora la parte su democrazia e rappresentanza, «una parte indispensabile» dice Nicoletta Rocchi, passata nelle mani dei tre segretari generali. Il tema è spinoso da sempre, ma sembra che l’accordo non sia poi così lontano. «In fin dei conti – ricorda Pirani – con il protocollo sul welfare abbiamo superato le differenze, e gli stessi metalmeccanici hanno un meccanismo che ha retto».