You are currently browsing the daily archive for 25,02amLun, 25 Feb 2008 00:41:29 +0100552008,2008.

Contro un approccio solo fiscale al problema e perché le detassazioni in discussione non ricadano sui lavoratori deboli e sul contratto nazionale È un bene che la questione salariale sia oggi al centro del dibattito pubblico. A causa dell’inflazione e di retribuzioni del tutto inadeguate (in Europa solo il Portogallo si colloca sotto l’Italia quanto a livello dei salari), la condizione del lavoro dipendente nel nostro Paese è ormai insostenibile. Va detto tuttavia con chiarezza che non si tratta di una novità. Negli ultimi 25 anni la quota di ricchezza attribuita ai redditi da lavoro è diminuita di oltre 15 punti di Pil, mentre la quota attribuita ai profitti è balzata dal 2 al 16%. Dopo gli accordi del 1992-93, che abolirono la scala mobile e vararono la concertazione, circa il 3% del Pil (45 miliardi di euro in valori correnti) è passato dal monte-salari ai redditi da capitale. Non stupisce che nel corso di questo periodo il valore reale delle retribuzioni non sia cresciuto e per molte categorie sia addirittura diminuito. Leggi il seguito di questo post »

Il prezzo dei prodotti necessari a sopravvivere in gennaio è aumentato del 4,8% contro il 2,9% dell’indice generale

salario.jpgL’inflazione corre. Anzi galoppa per i prodotti che l’Istat definisce ad «alta frequenza d’acquisto». In gennaio, a conferma del dato provvisorio diffuso il 5 febbraio, l’indice dei prezzi al consumo ha segnato un incremento dello 0,4% su dicembre, mentre rispetto al gennaio 20007 l’incremento tendenziale è salito al 2,9%, il più alto degli ultimi 7 anni, anche se ancora inferiore all’incremento medio europeo che si attesta al 3,2%.

Ma nei dati comunicati ieri c’è una novità assoluta: i prodotti ad «alta frequenza d’acquisto», cioè i prodotti che abitualmente i cittadini consumano tutti i giorni o quasi. Per «l’alta frequenza» l’aumento tendenziale schizza al 4,8%. Secondo lo studio Istat sono considerati «ad alta frequenza di acquisto» gli alimentari, le bevande, i tabacchi, le spese per l’affitto, i carburanti, i trasporti urbani, i giornali, la ristorazione fuori casa, le spese di assistenza, i beni non durevoli per la casa e i servizi di pulizia e manuntenzione per la casa. Si tratta di spese che (anche se non tutte) possono essere definite «necessarie» per la sopravvivenza.

Questo pacchetto di spese pesa per circa il 39% nel paniere dei beni e servizi rilevato dall’Istat. Che spiega come sistematicamente dal 2002 (l’anno di introduzione dell’euro) hanno registrato «aumenti superiori, a volte sistematicamente superiori, al tasso medio di inflazione». In ogni caso l’incremento tendenziale del 4,8% registrato in gennaio è il più alto degli ultimi 11 anni. Ma questo spiega anche come da anni la gente «comune» avvertisse che l’inflazione saliva più di quanto appariva dai dati ufficiali dell’Istat. Per anni si è parlato in modo generico di inflazione «percepita», ora sappiamo che quella inflazione non era solo percepita, ma reale. Leggi il seguito di questo post »

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