Il professore critica le idee di Giavazzi e il dibattito innescato da Ichino, candidato del Pd «Significa minare pezzi fondanti della democrazia. La legge va rivista, ma non sull’art.18»

Angela Mauro
Lo Statuto dei lavoratori va rivisto in alcune sue parti, ma proporne l’abolizione significa minare ai fondamenti della stessa Costituzione della Repubblica. Parla così Luciano Gallino, docente di Sociologia all’Università di Torino, intervenendo nel dibattito scaturito dalla scelta del Pd di candidare Pietro Ichino (favorevole all’abolizione dell’articolo 18 dello Statuto) e ripreso da un editorale di Giavazzi che sul Corriere della Sera suggerisce a Veltroni di sostituire l’intera norma con regole più moderne. L’articolo 18 non si tocca, è il giudizio del professore: è uno dei «pilastri della democrazia italiana». Ma Gallino ha suggerimenti anche per la Sinistra Arcobaleno.

Lo Statuto dei lavoratori ha ancora senso?
Chi propone di abolire la legge 300 del ’70, meglio nota come Statuto dei Lavoratori, sembra non tener conto del fatto che è stato un tentativo, incompleto ma importante, di tradurre in legge specifica una serie di indicazioni che stanno nella Costituzione. Cito l’articolo 36, il 41, il 46 che parlano di diritto a una retribuzione proporzionata alla quantità di lavoro, della possibilità di contribuire alla gestione dell’azienda e altre cose. Pensare di abolire lo Statuto significa abolire alcuni articoli della parte fondativa della Costituzione. Detto questo, ci sono delle parti da modernizzare, ma non nel senso in cui se ne parla…

Esempi?
Bisogna tener conto delle modifiche intervenute nell’organizzazione dell’attuale produzione, distribuita su territori vasti e con un forte ricorso a forniture esterne. Oggi quasi nessuno produce in casa tutto, ma compra componenti e servizi da fuori, anche dall’estero. Alla luce di questo, è da rivedere l’articolo 19 sulla costituzione delle rappresentanze sindacali aziendali perchè un conto era quando sotto lo stesso capannone lavoravano in 2mila, un altro è oggi che in gruppi di 15-20 lavorano in aziende differenti. Da rivedere poi sarebbe il Titolo V dello Statuto sulle norme sul collocamento e l’articolo 4 sugli impianti audiovisivi, che, alla luce degli sviluppi delle nuove tecnologie, risulta tecnicamente obsoleto. E’ da rivedere l’articolo 9 sulla salute e l’integrità fisica dei lavoratori, che oggi appare generico e fiacco.

Ichino chiede l’abolizione dell’articolo 18 che contiene garanzie contro i licenziamenti ingiustificati.
No. L’articolo 18, come anche il 13 sulle mansioni del lavoratori, il 15 sugli atti discriminatori, il 28 sulla repressione della condotta antisindacale, sono assolutamente fondamentali: sono pilastri della democrazia italiana, non solo della condizione del lavoratore. Pensare di smantellarli vuol dire tagliare le gambe a un pezzo importante di democrazia.
A proposito di rappresentanza sindacale, Confindustria e anche il Pd sembrano d’accordo sulla contrattazione decentrata.
E’ da guardare con molta attenzione e sospetto. L’unico modo per cercare di regolare la parte di Pil che va ai lavoratori rispetto a quella che va da altre parti è la contrattazione collettiva nazionale: se cade quella, cade ogni possibilità di regolare la distribuzione del Pil tra quota lavoro e altre situazioni. Negli ultimi 40 anni i lavoratori hanno perso 10 punti di Pil…

Che pensa del programma del Pd?
Non l’ho studiato a fondo, ma mi sembra superficiale e un po’ troppo blando su grossi temi come la crisi economica. Anche la proposta di assicurare mille euro mensili ai precari, non l’ho capita. Il problema dei precari non è che guadagnano meno di mille euro al mese, il loro vero problema è che non sanno bene quanti mesi di stipendio riceveranno. Quindi, proporre mille euro al mese significa non sapere di cosa si parla.
La Sinistra Arcobaleno propone il salario sociale. Idea migliore?
Mi lascia perplesso. Di fatto è un’ indennità di disoccupazione ed è vero che gli ammortizzatori sociali, pur migliorati nel protocollo del 23 luglio, sono ancora molto al di sotto del necessario. Sostenere maggiormente i disoccupati può essere di grande giovamento.

C’è un’altra proposta sulla quale Pd e industriali sembrano convergere: la detassazione degli straordinari.
Si sa che gli straordinari non sono salutari. Lavorare stanca e quando si lavora di più si corrono maggiori rischi di sbagliare, con tutto quello che ne consegue sul versante della sicurezza. Gli operai della Thyssen morti a dicembre lavoravano, un giorno sì e uno no, per 15 ore al giorno. La detassazione degli straordinari non è la strada da percorrere, anzi è molto regressiva.

Torniamo alla Sinistra Arcobaleno: un giudizio generale sul suo programma?
Non mi convince la proposta di indicizzazione annuale di salari e pensioni: mi ricorda il calmiere dei prezzi. I salari sono decisi dal rapporto tra forza politica ed economica, per mantenerli elevati bisogna modificare quel rapporto di forza. Nessuno ha mai visto un calmiere dei prezzi funzionante. Per il resto, molte cose mi trovano consenziente, ma noto un ritardo nell’organizzazione della struttura politica e nell’elaborazione programmatica. Trovo interessante l’idea di abolire il copyright, condivido il no al Ponte sullo Stretto. Quanto alla Tav, penso che sia importante incentivare il trasporto delle merci su rotaia: se qualcuno mi dimostra che con la Tav si può fare, sto a sentire, ma finora non ho visto tanti documenti in questo senso. Piuttosto, preferirei che reintegrassero i treni soppressi da Torino a Parigi. Sono d’accordo anche sulla proposta di tassare le rendite finanziarie al livello della media europea. Non si capisce perchè in Italia gli interessi sui conti correnti siano al 27 per cento, mentre sulle rendite c’è una tassazione del 12 per cento o poco più. Negli Stati Uniti le rendite sono tassate al 25 per cento.


05/03/2008