manifestazione contro la direttiva bolkesteinI lavoratori distaccati – quelli inviati da un’impresa all’estero – possono guadagnare meno dei loro colleghi contrattualizzati da una società del posto. Cose che succedono, nella pratica; ma da ieri questa discriminazione è diventata legale, avvalorata da una sentenza della Corte di Giustizia del Lussemburgo.

I giudici comunitari hanno infatti stabilito che alla direttiva europea sui lavoratori distaccati non deve necessariamente venire applicato il salario minimo del paese in cui un’impresa manda i propri dipendenti a lavorare. In pratica che il principio della libera prestazione dei servizi, sancito dall’articolo 49 dei Trattati, primeggia sulla non discriminazione salariale. Di fatto: si promuove il dumping sociale.

La Commissione europea ha reagito indirettamente alla sentenza – che riguarda un contenzioso tra il land tedesco della Bassa Sassonia e l’impresa Object und Bauregie, vincitrice di un appalto di edilizia pubblica – invocando, per bocca del commissario al lavoro Vladimir Spidla, «una maggiore cooperazione amministrativa tra gli Stati membri», per facilitare l’impiego dei lavoratori distaccati, circa un milione in Europa. Lo stesso Spidla ha poi aggiunto di volersi «battere contro ogni forma di dumping sociale», ma all’interno del quadro della direttiva. Il problema è che è proprio questa, almeno per come viene letta dalla Corte del Lussemburgo, a generare dumping sociale; il problema, insomma, è a monte.

Ed è un problema grosso, sostiene Francio Wurtz, capogruppo del Gue (comunisti e verdi scandinavi) al Parlamento europeo: «questa è la terza sentenza di fila – dopo il caso Laval-Vaxholm e quello Viking – che in poche settimane arriva a legittimare il dumping sociale».

Il tutto, insiste Wurtz, «sulla base dell’art. 49 sulla libera prestazione dei servizi». L’approvazione della famosa direttiva Bolkestein sulla liberalizzazione dei servizi nella Ue implicava una revisione della norma sui lavoratori distaccati, in modo da aumentare le garanzie e le tutele ed evitare il dumping sociale. Le cose sono però andate diversamente: nessuna revisione e la Corte, di recente, legifera costantemente in senso contrario.

Quest’ultima volta il contenzioso è nato intorno all’appalto per la costruzione del penitenziario di Gottingen-Rosdorf, vinto dalla Object und Bauregie. Secondo la legge della Bassa Sassonia tutte le imprese, comprese quelle subcontrattate, devono applicare almeno il salario minimo previsto dal contratto collettivo vigente, pena una penale dell’1% del valore dell’appalto. Un’impresa polacca subappaltatrice ha invece versato ai suoi 53 dipendenti impegnati nel cantiere il 46,57% del salario minimo e per questo il governo regionale ha chiesto 85.000 euro di penale alla Object und Bauregie per violazione dell’obbligo sulle retribuzioni. Ieri la Corte di Giustizia ha invece detto che le disposizioni regionali sul salario minimo non sono compatibili con la direttiva sui lavoratori distaccati, in pratica che la penale non va pagata. E i salari, quindi, possono essere differenziati.