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Il presidente della giunta regionale Toscana Claudio Martini non ha perso le staffe, come molti prevedevano, perché all’ultimo momento «improrogabili impegni» l’hanno tenuto lontano dal dibattito promosso domenica a Firenze, all’interno di Terra Futura, dal Forum toscano e nazionale dei movimenti per l’acqua sulla ripubblicizzazione del servizio idrico in Toscana e in Italia, partendo da importanti esperienze europee che hanno deciso che l’acqua non può essere considerata una merce.
Certo, di motivi – diciamo così – per rendere Martini almeno inquieto ne sono emersi molti in quella discussione. Il primo sta nel fatto che la giunta regionale ha approvato a maggioranza una proposta di legge di riordino dei servizi pubblici, che ora andrà in discussione in consiglio, che di fatto, se verrà approvata, sancirà la privatizzazione del servizio idrico in Toscana, consegnandolo nelle mani di Acea e Suez, mentre le testimonianze emerse nella discussione di domenica [da Parigi, Bruxelles e Siviglia] ci consegnano una realtà assai diversa e in controtendenza. Leggi il seguito di questo post »

 

Abbiamo deciso di rompere il silenzio dopo aver letto l’ultimo manifesto, firmato Forza Nuova, in cui si riassume,in pochi punti,la posizione dell’ organizzazione neofascista che invita la cittadinanza a mobilitarsi per la costituzione di ronde di vigilanza e di controllo. Un modo semplice e “fai da te”,per liberarsi degli extracomunitari e dei rom e per riacquistare il controllo e la sicurezza del nostro territorio. Una soluzione,quella proposta da Forza Nuova, incostituzionale che creerebbe un clima di tensione e aumenterebbe il senso di sfiducia che il cittadino già nutre nei confronti dell’istituzione pubblica. Sia la situazione locale che quella nazionale è davvero preoccupante. Si è abusato del termine immigrazione, non più affiancato ad accoglienza e integrazione ma a criminalità e xenofobia. Si è abusato del termine sicurezza, un’esigenza trasversale, che oggi trova riparo nel giustizialismo,inteso,in modo pratico,come: “Tuteliamoci con le nostre armi”.

La paura,il bisogno di sicurezza e l’allarmismo creato dai mass-media ha provocato confusione e odio nei confronti dello straniero che,ora,è divenuto capro espiatorio e unico portatore di criminalità e violenza. Come dire,“L’uomo nero del terzo millennio”! Leggi il seguito di questo post »

Roberto Farneti
A Taranto ci si ammala sempre di più di tumore e il mancato rispetto dell’ambiente da parte dell’Ilva continua ad essere tra le principali cause dell’inquinamento cittadino. Dopo il recente ultimatum di Regione Puglia e ministero dell’Ambiente, che minacciano di chiudere la fabbrica siderurgica se non si ridurrà la quantità di diossina emessa dai camini, un’altra inquietante vicenda viene alla luce grazie alla magistratura. Mercoledì scorso i carabinieri del Noe di Lecce sono entrati nello stabilimento dell’Ilva di Taranto dove hanno sequestrato circa 16mila tonnellate di pet-coke (carbone da petrolio), importato dagli Stati Uniti e destinato alla miscelazione con carbone fossile per la produzione di coke siderurgico. Il legale rappresentante dello stabilimento è stato anche denunciato per aver depositato il pet-coke su area priva di autorizzazione allo smaltimento nel sottosuolo di acque di dilavamento, per assenza di autorizzazione alle emissioni in atmosfera e per gestione illecita del rifiuto, in quanto destinato ad un impiego diverso da quello previsto. Il valore del pet-coke sequestrato è di circa due milioni di euro. Leggi il seguito di questo post »

«Razzismo e populismo»L’Europa difende i rom dal pogrom all’italiana

In Italia c’è un’emergenza, l’emergenza razzismo. Si parla del nostro paese in Europa e sono stati nominati esplicitamente i pogrom, i campi di sterminio e le deportazioni, nella seduta straordinaria che il parlamento di Strasburgo ha dedicato al «caso Italia». Si parla degli attentati incendiari di Napoli, di Ponticelli- «dove lo Stato ha delegato alla camorra il compito di sloggiare i rom dalla città», come ha ricordato Claudio Fava – e delle deportazioni di massa, delle razzie e dei maltrattamenti contro i rom. 

E alla fine della seduta, e proprio sulla base di quel che sta accadendo in Italia, l’Europarlamento ha chiesto «con forza l’adozione di una direttiva per difendere i cittadini da ogni tipo di discriminazione». Una «protezione sociale specifica» è stata inoltre chiesta per i cittadini rom.


Duro, durissimo il commissario per gli Affari sociali Vladimir Spidla che, nel corso dell’intervento di apertura al dibattito, ha di fatto liquidato e stigmatizzato tutte le decisioni che il governo Berlusconi si appresta a varare in materia di sicurezza e in materia di rom e romeni residenti in Italia. Leggi il seguito di questo post »

nichi VendolaIl fuoco è tornato. Violento e purificatore. Illumina la processione nottambula dei rancori e dei pregiudizi. Incenerisce la retorica degli “italiani, brava gente”. Divampa nella neo-lingua italiana, ormai libera da ogni forma di sorveglianza e di auto-controllo, visto che il nuovo lessico del trash televisivo unifica la nazione e le classi sociali. Sputa le sue lingue incandescenti sull’uomo nero e sulla sua intera etnia: rom, rumeni, sinti, tutti assunti a fattispecie lombrosiana di quella antropologia criminale con la quale abbiamo inzuppato immaginario e senso comune. Ecco dunque il fuoco che condanna all’esorcismo e alla cenere quella macchia extra-umana, quello “zingaro ladro di bambini” che risorge come un antico rimosso nello spigolo sporco della nostra più malata modernità. Eccolo il Medioevo che avanza, corredato da Internet e da You Tube, mentre l’establishment tutto finge di non vedere. Eccola la legalità bipartizan che osserva imperturbabile l’opera scientifica di pulizia etnica messa in campo dagli eserciti camorristi nello sterminato hinterland partenopeo. Complimenti all’Italia riconciliata nel galateo parlamentare, dove si celebra non tanto la fine della “guerra civile” simulata che ha reso urlata e viscerale la politica al tempo dell’avvento di Berlusconi, ma dove si rende solenne l’esaurimento forzoso della politica come spinta conoscitiva e trasformatrice degli assetti sociali dominanti, dove si canta il de profundis alla politica intesa come alternativa, passione civile, persino utopia. Leggi il seguito di questo post »

Nella notte tra l’8 e il 9 maggio 1978, Vito Palazzolo e Tano Badalamenti decidono che è l’ora di far saltare in aria Peppino Impastato.

Giornali, magistrati e politici si inventarono tesi meschine, tra cui il suicidio, nonostante la ricostruzione dell’assalto, del pestaggio e della deflagrazione fosse evidente. Peppino condusse una vita contro, per 30 anni, da quando rinnegò il regime mafioso della sua famiglia, fino alla lotta al fianco dei contadini e all’agrodolce missione socioculturale di Radio Aut.

 

Badalamenti è morto di vecchiaia 3 anni fa, nel Massachusetts, mentre scontava una condanna di 45 anni – dal 1987 – per Pizza Connection. Solo nel 2002, in Italia, venne ritenuto colpevole dell’omicidio Impastato.

La causa di Peppino, ancora oggi, seppur resa popolare dalle tante dediche provenienti dal mondo delle arti, è rimasta una bandiera di pochi. La sua storia non è – e mai sarà – un fatto tradizionale, non è patrimonio di questa o quella parte politica, non deve nemmeno lontanamente sfiorare il rischio di diventarne un’insegna.

 

I funerali di Peppino Impastato

E’ invece una lezione di grande civilità; non c’è davvero altro da dire, su Peppino, se non che il suo fosse un coraggio mosso da un forte senso della collettività. Quando la mafia si appropria degli spazi e dei tempi vitali, è lo stesso concetto di essere umano che si svuota di significato.

29 anni fa moriva Peppino Impastato.
Perché le sue azioni, come quelle di tante altre vittime della mafia, non sfumino, anno dopo anno, nel commiato e nella commozione, ma restino degli esempi di dignità, chiediamo a tutti voi di ricordarvene anche per il resto dell’anno. Nelle vostre scelte, nelle vostre responsabilità, nelle vostre coscienze.

 

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