Checchino Antonini
Disastro ambientale, danneggiamento e deviazione di acque, deturpamento di bellezze naturali, associazione a delinquere per il traffico illecito di rifiuti speciali e pericolosi: il catalogo dei reati tirato fuori dai carabinieri del Noe, il nucleo del controllo ecologico, è impressionante al punto che il presidente della Regione Puglia, Nichi Vendola, alla luce dei primi esiti dell’operazione “Black river”, ha “titolato” così: «Una Gomorra subappenninica». Il “fiume nero” è quello che scorre sotto il cumulo di 500mila tonnellate di rifiuti di qualsiasi tipo accatastati illegalmente nell’alveo del Cervaro, un torrente che dall’appennino scorre verso il Gargano. A Castelluccio dei Sauri, meno di venticinque chilometri da Foggia, i carabinieri hanno scoperto una discarica abusiva grande come otto campi di calcio, 330mila metri cubi, la più grande d’Europa.

Una massa enorme che, se smaltita correttamente avrebbe imposto una spesa di almeno due milioni e mezo di euro. E all’alba di ieri sono scattate 42 ordinanze di sequestro di beni e del laboratorio di analisi utilizzato per le false cerificazioni e gli arresti di dodici imprenditori, il gestore della vicina discarica autorizzata, ma esaurita, di Deliceto, i responsabili di un impianto di frantumazione inerti, Valente snc, e un nugolo di autotrasportatori. «Una regìa condivisa da malavita organizzata e imprenditori senza scrupoli – ha detto Nichi Vendola – capaci persino di alterare il corso naturale di un fiume per lucrare ai danni della popolazione e del territorio della Capitanata».

«Scaricavano, comprimenvano e passavano avanti», è la foto scattata da Tonino Soldo di Legambiente: «E nessuno si è accorto di questo? I vigili del comune di Deliceto, le guardie provinciali?». L’indagine ruota attorno all’attività di Agecos, un’azienda di Deliceto rappresentata da Rocco Bonassisa, socio del Foggia calcio, 39 anni, uno dei 12 agli arresti domiciliari. Con lui l’ingegnere responsabile dei lavori, Donato Schiavone. Bocche cucite nella zona, questa è l’impressione dopo la clamorosa scoperta che dimostra come, «senza un approccio rigoroso e sostenibile nei confronti del ciclo di smaltimento, la questione rifiuti resta terreno fertile di truffatori e attentatori alla salute pubblica», continua il presidente della Regione. I danni ambientali calcolati dagli inquirenti non sarebbero inferiori ai 315milioni di euro. La scoperta nel corso di accertamenti dei carabinieri del Noe di Bari sull’ampliamento della vecchia discarica autorizzata che raccoglie i rifiuti solidi urbani di una decina di comuni. «E’ vero è un disastro – conferma Legambiente – anche perché quel maledetto fiumiciattolo, scorre a valle dal comune di Monteleone di Puglia fino all’Oasi di Lagosalso, area del parco nazionale del Gargano, sito di interesse comunitario. Esaurita la discarica a fianco, hanno travasato parte del percolato nell’area dei rigagnoli che confluiscono nel fiume, l’alveo veniva attraversato dai camion e da stradine abusive».
Agecos sembra essere il monopolista dei rifiuti della zona, lavora anche nella discarica di Foggia, è stato interessato anche a una discarica di rifiuti speciali da costruire nel recalcitrante comune di Ortanova, a una 15 da Foggia.
Già dieci anni fa fu bloccata una discarica simile nella borgata di Segezia. Seguirno lettere minatorie all’associazione del Cigno verde che ha immediatamente lanciato un appello ai comuni e alla provincia per opere di disinquinamento. «E’ una situazione pesante spiega Soldo – serve un monitoraggio del fiume e del suolo, si rischia la morte del giovane parco regionale dell’Incoronata, un santuario circondato da un bosco risalente a Federico II, una delle poche aree verdi della città di Foggia».