You are currently browsing the monthly archive for luglio 2008.

Una sentenza che nega i gravi fatti accaduti. Chiesti 76 anni, condannati in 15 a 24.

Grazie alla prescrizione, nessuno pagherà

 

Quindici condannati e 30 assolti dopo 11 ore di Camera di consiglio. Quando il giudice Delucchi legge la lunga sentenza sono in molti a scuotere la testa nei banchi occupati dalle parti civili e dai loro legali. Un calcolo sommario arriva a contare 24 anni complessivi comminati a un terzo dei 45 imputati, pene quasi tutte condonate, aggravanti tutte escluse. E nessuno è stato condannato per falso ideologico, l’unico reato che avrebbe resistito alla prescrizione. Una sentenza che nei fatti non riconosce le torture ma soltanto alcuni maltrattamenti specifici. «Ma le torture ci sono state – spiega Sara Busoli, uno dei legali di parte civile – lo dimostra il fatto che sono stati trasmessi alla Procura gli atti delle testimonianze di alcuni poliziotti e di alcuni sanitari dell’Amministrazione penitenziaria». Insomma le torture ci furono, le polizie e il Dap hanno provato a coprirle.

La concessione delle provvisionali, ossia l’anticipo del risarcimento danni che dovrà essere deciso in separato giudizio, stanno a significare che questa è una sentenza complessa da leggere a vari livelli. Il primo è certamente legato alla lunghezza della Camera di consiglio. Per molti osservatori è stato un modo per eludere i Tg di prima serata. Il Tribunale era sorvegliato da decine di poliziotti e carabinieri con i blindati posteggiati in maniera discreta, ma pronti a fronteggiare ogni evenienza. Poche le parti civili presenti visto che la sentenza è stata repentinamente anticipata – era prevista per lunedì prossimo – per scampare all’emendamento ammazzaprocessi in aula, tra il pubblico, molti genovesi che hanno preso parte alle iniziative di questi anni per verità e giustizia. Tra gli altri il consigliere comunale Prc Antonio Bruno, il neosegretario Paolo Scarabelli e l’eurodeputato Vittorio Agnoletto all’epoca portavoce del Genoa Social Forum. Leggi il seguito di questo post »

Istat: per la prima volta dal 2002 calano i consumi delle famiglie in termini reali (soprattutto al Sud) Spesa alimentare ferma a 466 euro al mese in media, scelta “low cost” per un terzo degli italiani

Roberto Farneti

A furia di tagliare il potere d’acquisto di salari e pensioni, l’Italia sta tornando agli anni ’50, quando comprarsi un paio di scarpe nuove o mangiare carne “rossa” era un privilegio per pochi. Può sembrare un’iperbole, ma i dati diffusi ieri dall’Istat parlano chiaro: ormai, per arrivare alla fine del mese, le famiglie italiane sono costrette a stringere la cinghia. La parola d’ordine per almeno un terzo dei nuclei (il 50% al Sud) è “risparmiare”, il che vuol dire limitare gli acquisti all’indispensabile e comunque scegliere i prodotti che costano meno.
Si riduce il tenore di vita dell’italiano medio ma a rimetterci è l’intera economia, come testimoniano le stime sulla bassa crescita del nostro Prodotto interno lordo. Alla scarsa competitività di buona parte delle nostre imprese sui mercati internazionali, si somma la mancata spinta della domanda interna, come ha ammesso di recente anche la presidente di Confindustria Emma Marcegaglia. 
E’ di ieri l’ennesimo campanello d’allarme: per la prima volta dal 2002, fa sapere l’Istat, nel 2007 la spesa media mensile per i consumi è calata in termini reali. Il calcolo è presto fatto: se in valori assoluti le statistiche hanno registrato un aumento dei soldi spesi – 2480 euro, 19 in più rispetto al 2006, pari allo 0,8% – è sufficiente depurare il dato dagli effetti indotti dalla dinamica inflazionistica (+1,8%) per capire che ci troviamo di fronte a una flessione negli acquisti. Leggi il seguito di questo post »

a

APPUNTAMENTI

luglio: 2008
L M M G V S D
 123456
78910111213
14151617181920
21222324252627
28293031  

Blog Stats

  • 101.905 hits