La Proposta della Commissione sull’assistenza sanitaria transfrontaliera nella Ue non è una proposta sociale! E’ la strada per una sanità sul modello americano.

La proposta della Commissione sull’assistenza sanitaria transfrontaliera nella Ue è parte della agenda sociale rinnovata presentata il 2 luglio. “Questo non ci deve indurre in errore a pensare che questa sia una direttiva sociale,” dice Carola Fischbach-Pyttel, Segretario generale della FSESP.

“C’è stata una possizione tempestosa quando si è avuta la fuga di notizie sulla versione del progetto di direttiva per la sanità nel dicembre 2007. E giustamente!”, aggiunge il Segretario generale . “Questo progetto è stato identificato come una proposta radicale per introdurre elementi di mercato nella sanità; Il progetto di proposta fu successivamente ritirato dalla Commissione all’ultimo minuto”

Questa volta, sotto l’ombra del pacchetto sociale, la Commissione ha affermato che si tratta di una “versione riveduta”. Ma dopo la lettura della proposta, si vede che è solo una nuova strategia di pubbliche relazioni. ” La canzone resta la stessa” – dice Carola Fischbach-Pyttel. “La proposta di direttiva è basata sull’articolo 95 del Trattato e le misure adottate ai sensi di quell’artcolo hanno per oggetto l’instaurazione ed il funzionamento del mercato interno.

I pazienti possono avere il diritto di trovare adeguate cure sanitarie oltre frontiera ma non hanno il diritto di essere trattati laddove ne hanno più bisogno, vicino alle loro case. La Commissione europea assume che facilitando la mobilità transfrontaliera dei pazienti contribuirebbe a migliorare l’efficienza e l’efficacia di tutti i sistemi sanitari europei. Ancora non vi è alcuna giustificazione per questo presupposto. Al contrario: le cure sanitarie transfrontaliere potrebbero portare gravi riduzioni sulla spesa sanitaria con gravi conseguenze per gli investimenti nelle infrastrutture della sanità pubblica. “Perché investire nei vostri ospedali se potrete inviare i vostri pazienti in un paese a basso costo? O anche più facilmente, perchè non rinviare i pazienti ai rispettivi sportelli unici nazionali per cercare la necessaria assistenza sanitaria da qualche parte nell’UE? Questo è davvero nell’interesse dei pazienti?

Afferma ancora Carola Fischbach-Pyttel: “La realtà è che la direttiva non affronta le esistenti disuguaglianze nell’accesso, comprese le questioni delle liste di attesa e della corruzione. Si evita con cautela di parlare dei diritti dei pazienti o dell’assistenza sanitaria di qualità nei paesi di residenza.” I pazienti quindi potrebbero ancora aspettare mesi o addirittura anni, per ricevere le cure di cui necessitano. Il fatto che i pazienti possono essere rimborsati solo per un servizio sanitario ai sensi della normativa e dei livelli nel loro paese potrà solo peggiorare le cose. “Questo non è parità di accesso – conclude il segretario generale della FSESP – ma è la lunga strada che porta alla assistenza sanitaria basata solo su quanto si può spendere. Ed è tragico che la Commissione europea ci indirizzi sulla strada del sistema sanitario americano che, ad oggi, esclude 48 milioni di cittadini da ogni assistenza sanitaria.”

Enzo Bernardo

Ufficio Internazionale Fp Cgil