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Guido Caldiron
«La paura condiziona il modo di intendere la vita. Nella scala dei valori la massima priorità è assegnata alla sicurezza, che prende il posto della libertà e dell’uguaglianza. Di conseguenza si assiste a restrizioni giuridiche e a un apparentemente ragionevole “totalitarismo della difesa dai pericoli”. L'”economia della paura” si arricchisce con la nevrosi collettiva. Il cittadino diffidente e sospettoso sarà grato se “per la sua sicurezza” sarà scannerizzato, passato ai raggi, perquisito e interrogato. La sicurezza diventa, come l’acqua e la corrente elettrica, un bene di uso comune gestito dal servizio pubblico e dall’economia privata, che ne ricava un profitto».

Quando, nel 1986, Ulrich Beck, aprì con La società del rischio una nuova fase di riflessione sulla vita nell’età della globalizzazione non immaginava ancora quanto le sue intuizioni avrebbero trovato una piena conferma nella realtà internazionale.  Leggi il seguito di questo post »

Avevano nei giorni scorsi giustificato il tracollo di Fannie e Freddie con la classica litania dei carrozzoni a partecipazione pubblica, protetti dal governo federale americano e inquinati dalle solite clientele politiche. Poi però la crisi si è nuovamente spostata al centro del capitalismo privato americano, e gli ultras del liberismo sono rimasti per l’ennesima volta a corto di argomenti. Lehman Brothers, una delle quattro banche d’affari più grandi del listino di Wall Street, ieri ha dichiarato fallimento. Cade dunque un altro importantissimo mattone dell’immenso domino finanziario globale, e c’è da ritenere che diversi altri nei prossimi mesi subiranno una fine analoga.

Lehman rappresenta una delle massime interpreti del famigerato “subprime capitalism”, vale a dire il sistema che nel corso degli ultimi anni ha stravolto e reinventato il circuito monetario dei crediti, dando luogo a quella che potremmo considerare una sofisticata istituzionalizzazione del meccanismo dell’usura. La logica dei subprime ha infatti per lungo tempo funzionato così. Prendi un lavoratore americano, di norma residente in un sobborgo periferico e già abbastanza carico di debiti e di pignoramenti. Fregatene della sua elevata probabilità di insolvenza e offrigli mutui e carte di credito a tassi particolarmente alti. Quindi spezzetta in mille parti i debiti del tizio in questione, trasformali in titoli e diffondili in ogni angolo del globo, con il prestigioso marchio della banca d’affari emittente posto in bella mostra sulle cedole. Leggi il seguito di questo post »

 

“Il laissez faire liberista all’origine del fallimento” 

Anna Maria Merlo PARIGI

Attac aveva ragione? Certo, risponde l’economista Dominique Plihon, presidente del consiglio scientifico di Attac, il movimento nato per proporre la tassazione delle transazioni finanziarie e la regolazione del capitalismo globale.

Negli Usa lo stato ha salvato il gigante delle assicurazioni Aig, dopo i casi delle società di credito immobiliare Fannie Mae e Freddie Mac. Cosa significa questo ritorno dello stato nell’economia?

Le iniziative statali provano che il mercato è incapace di autoregolarsi, che il laissez faire dei mercati è un fallimento totale. Siamo alla fine di un ciclo, iniziato 20-30 anni fa, con la fase neo-liberista, della deregulation, delle liberalizzazioni, dove il mercato era l’elemento centrale. Ora si apre un nuovo ciclo, dove gli stati sono chiamati a svolgere un ruolo – anche se i governi in carica oggi non amano questo, perché l’ideologia dominante sostiene che la mano pubblica non deve intervenire. Il nuovo ciclo è già iniziato, con le prime nazionalizzazoni di banche. Ma è destinato ad andare più lontano: lo stato e le autorità pubbliche dovranno controllare in modo più severo il funzionamento dei mercati.

Come mai i governi ci ripetono che le casse sono vuote, che non ci sono soldi per finanziare programmi sociali, e poi la Banca centrale europea puo’ mettere sui mercati 100 miliardi di euro in due giorni? Leggi il seguito di questo post »

L’ideologia del Libero Mercato non è Ancora Finita

 

di Naomi Klein

The Guardian 19 settembre 2008

Qualunque cosa gli eventi di questa settimana vogliano dire, nessuno dovrebbe dare credito a quello che si continua a ripetere in giro e cioè che la crisi finanziaria attuale sancisce la la morte dell’ideologia del “libero mercato”.

L’ideologia del libero mercato è sempre stata serva agli interessi del capitale, e la sua presenza viene e va in funzione della sua utilità a quegli interessi.

Duante gli anni del boom economico, è comodo predicare il laissez faire, dato che un governo assente permette alle bolle speculative di gonfiarsi. Quando poi queste bolle esplodono, l’ ideologia diventa un ostacolo, e sparisce temporaneamente fintanto che il governo galoppa in soccorso dei mercati.

Ma una cosa è certa: e cioè che l’ideologia tornarà di nuovo in maniera prepotente, non appena le attività di soccorso saranno terminate. L’ingente debito che lo stato sta accumulando per garantire la libertà provvisoria agli speculatori, sarà solo una parte dei costi globali causati da questa crisi, costi che includeranno la razionalizzazione attraverso pesanti tagli dei programmi sociali, oltre ad una rinnovata spinta alla privatizzazione di quel poco che è rimasto del settore pubblico. Ci è anche stato detto che le nostre speranze per un futuro meno inquinato sono, purtroppo, troppo costose.

Quello che non sappiamo è come reagirà la gente. Considerando che in Nord America, tutte le persone al di sotto dei 40 anni sono cresciute con qualcuno che ripeteva loro che il governo non poteva fare nulla per migliorare le loro esistenze, che il governo è il problema e non la soluzione, che il laissez faire era l’unica possibilità. In questo momento stiamo assitendo ad un governo iperattivo, intensamente deciso ad intervenire, apparentemente desideroso di fare qualsiasi cosa per salvare gli investitori da loro stessi. Leggi il seguito di questo post »

 

Edizioni Alegre – Attac Italia 
144 pagine EURO 12

> Per richiedere il libro scrivere a segreteria@attac.org

Indice

- Introduzione di Fabrizio Consalvi

-  Origini, cause e sviluppo della finanziarizzazione 
“Gli anni Ottanta, dalla crisi del debito al neoliberismo: come siamo arrivati al punto in cui siamo” di Ernesto Screpanti. 
Le crisi economiche degli anni Novanta e la crisi attuale dei mutui subprime” di Susan George

-  Effetti della finanziarizzazione sul modello sociale 
“Da Maastricht a Lisbona: il nuovo modello economico-sociale europeo” di Michel Husson
“La politica dei redditi e le relazioni sindacali nell’epoca della globalizzazione” di Giorgio Cremaschi

-  Effetti della finanziarizzazione sulla disparità di genere 
“La demolizione dello stato sociale e le nuove disparità di genere” di Daniela Danna
“Finanziarizzazione, nuova divisione internazionale del lavoro e disparità di genere” di Valeria Sodano

-  Le relazioni sociali nella finanziarizzazione e le risposte dei cittadini 
“La solitudine competitiva nell’era del mercato globale” di Marco Bersani
Le proposte dei movimenti altermondialisti per un sistema di tassazioni globali” di Andrea Baranes

-  Impatto della finanziarizzazione sui beni pubblici 
“Beni pubblici per la sicurezza sociale: nuove vulnerabilità e empasse dell’azione politica in epoca tardo-neoliberista” di Tommaso Vitale
“Funny games:esiste una ragione per privatizzare le public utilities?” di Stefano Lucarelli ed Alessandro Santoro

Il Forum sociale è servito a completare la formazione di una rete continentale europea contro la privatizzazione dell’acqua. Appuntamento al Forum alternativo di Istanbul, nel marzo del 2009.

Tommaso Fattori Forum italiano dei movimenti per l’acqua

Guarda il video dell’assemblea di Malmoe del 21 Settembre 2008

[22 Settembre 2008]E’ domenica ed e’ appena terminata l’assemblea finale dei movimenti per l´acqua nella giornata conclusiva del quinto Forum Sociale Europeo. La decisione e’ presa, con un accordo che va dalla Scandinavia alla Turchia: si costituisce la rete europea dei movimenti per l’acqua pubblica, nel continente che ospita le piu’ grandi multinazionali globali del settore, nel continente che ha visto popolari e socialisti a braccetto richiedere la liberalizzazione dei servizi pubblici ai paesi del Sud in sede di accordi Gats della Wto.

Lavorare localmente, connettersi globalmente e’ la pratica «storica» dei movimenti altermondialisti. Con la coscienza che attraverso l’acqua potrà svilupparsi un più generale movimento in difesa dei beni comuni fondamentali e dei servizi pubblici, oggi sbriciolati dalla globalizzazione privatista. Il Forum Mondiale di Belem a gennaio 2009
renderà evidente – a partire dallo stesso contesto in cui si svolgerà: lo straordinario ecosistema amazzonico – come sia impossibile parlare d’acqua senza parlare di foreste e biodiversità, di terra, salute o energia. D’altro canto, la stretta interrelazione fra questioni sociali e ambientali e’ stato un elemento di fondo del Forum di Malmoe e una delle più nette direzioni di lavoro che, come movimento altermondialista, ci stiamo dando. Leggi il seguito di questo post »

Proposte per un rilancio del processo costituente avanzate durante il seminario sulla costruzione di istituzioni europee democratiche in apertura del quinto social forum europeo a Malmo in Svezia
18 settembre 2008 –

Nicola Vallinoto www. peacelink.it

Si e’ appena conclusa la prima batteria degli oltre 250 seminari che costituiscono il programma del primo social forum organizzato per la prima volta nei paesi nordici. Dopo gli appuntamenti di Firenze, Parigi, Londra ed Atene il forum approda sul Mar Baltico in un momento di grave crisi internazionale.
Il forum sociale europeo giunto alla sua quinta edizione dovra’ superare un’esame di maturita’ e dimostrare di saper proiettare l’altra Europa disegnata nella Carta dei principi in un progetto politico capace di trasformare le attuali istituzioni europee in un’Europa politica e sociale in grado di rispondere alle esigenze e alle richieste dei cittadini europei.
Alcune prime risposte sono arrivate durante il primo seminario della rete della Carta dei principi dell’altra Europa intitolato “Europe: How to build democratic institutions” e dedicato alle prossime sfide per democratizzare le istituzioni europee. Leggi il seguito di questo post »

 

di Alex Zanotelli, Cosenza 15 Agosto

Nel cuore di questa estate torrida e di questa terra calabra ,lavorando con i giovani nelle cooperative del vescovo Brigantini( Locride) e dell’Arca di Noè ( Cosenza ), mi giunge, come un fulmine a ciel sereno, la notizia che il governo Berlusconi sancisce  la privatizzazione dell’acqua. Infatti il 5 agosto il Parlamento italiano ha votato l’articolo 23 bis del decreto legge numero 112 del ministro G. Tremonti che nel comma 1 afferma che la gestione dei servizi idrici deve essere sottomessa alle regole dell’economia capitalistica.

 

Tutto questo con l’appoggio dell’opposizione ,in particolare del Pd ,nella persona del suo corrispettivo ministro-ombra Lanzillotta. ( Una decisione che mi indigna ,ma non mi sorprende, vista la risposta dell’on  Veltroni alla lettera sull’acqua che gli avevo inviata durante le elezioni!) Leggi il seguito di questo post »

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