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I prestiti capestro della Depfa alle società laziale e calabrese. Si chiama project financing, si basa sui derivati ed è lo strumento con cui la finanza va alla conquista dei beni comuni privatizzati. Che ora rischiano di finire travolti dalla crisi economica. Il caso dell’acqua

È un cocktail micidiale quello che si sta formando tra il capitale finanziario internazionale e i servizi pubblici locali in Europa. Dalla metropolitana di Londra fino all’acqua della Calabria, passando per la Toscana e per la provincia di Latina: la stessa vita quotidiana, l’acqua da bere, i trasporti, l’energia rischiano di essere messi sotto tutela dalle banche d’affari, che puntano al grande business dei fondi pubblici. Il grimaldello si chiama project financing e si basa sui prodotti derivati, la sofisticata e pericolosa finanza che ha inguaiato non pochi enti pubblici.
In Europa il mercato è gestito da tre colossi: Depfa, Dexia e Fortis. I clienti potenziali sono le società che gestiscono gli acquedotti, l’energia, il trasporto pubblico. I primi a lanciare silenziosamente l’allarme sono stati alcuni comuni degli Stati uniti, che hanno scritto al congresso a fine novembre chiedendo aiuto, mostrando i conti comunali intossicati dai derivati, dai contratti di swap, dai prestiti legati a tassi rinegoziati di volta in volta, seguendo l’andamento del mercato finanziario. Anche a Londra sono preoccupati, gli investimenti per la ristrutturazione della storica metropolitana potrebbero saltare, visto che l’irlandese Depfa Bank – colpita dalla crisi – sembra abbia problemi di liquidità.
Ed è proprio la Depfa che in Italia si sta specializzando nel finanziamento del settore delle public utilities, concedendo prestiti milionari ai gestori dell’acqua in Calabria e in provincia di Latina, ambedue controllati operativamente dalla multinazionale Veolia. A che condizioni? Questo è il punto più critico.

La Regione Calabria, socia di Veolia in Sorical, il gestore degli acquedotti, non ha voluto divulgare informazioni sul contratto di finanziamento. «Sono dati delicati», hanno commentato dai palazzi regionali. Gli unici numeri certi riguardano la cifra, 240 milioni di euro, nulla di più. Un silenzio particolarmente preoccupante, visto che sulla gestione dell’acqua in Calabria aveva iniziato ad indagare anche il pm De Magistris prima del trasferimento a Salerno.
A Latina i 38 sindaci che nel 2002 hanno affidato alla società mista pubblico-privata Acqualatina, controllata per il 49% dalla francese Veolia, il 22 dicembre dovranno votare la cessione di parte della sovranità sull’acqua al sistema finanziario. Qui la Depfa ha concesso 115 milioni di euro, in cambio di garanzie che hanno posto il sistema idrico di Latina sotto il controllo della banca irlandese. Il contratto di finanziamento tra Acqualatina e Depfa è stato firmato a Londra il 23 maggio dello scorso anno dall’amministratore delegato Silvano Morandi. Uomo di Veolia, guida la società idrica da vero manager privato. Mentre a Londra indebita la società con contratti basati su derivati, ad Aprilia autorizza la riduzione del flusso idrico a chi non può pagare facendo scortare i tecnici con guardia private armate. Due lati della stessa gestione.
Acqualatina è in difficoltà, ha accumulato perdite di bilancio notevoli, non riuscendo a incassare molte bollette dopo aumenti che, in alcuni casi, hanno raggiunto il 300% rispetto alla precedente gestione comunale. L’ancora di salvezza viene offerta dalla Depfa in cambio del pegno sulle azioni del socio privato e di almeno il 18% dei soci pubblici, raggiungendo il 66,7% delle quote. Nessuno vuole dire quale comune ha già firmato l’atto di pegno delle azioni. La segreteria tecnico-operativa dell’Ato 4 comunica solo i nomi dei comuni che hanno approvato il finanziamento.
Nel contratto siglato a Londra – ricevuto solo da alcuni comuni più di un anno dopo la stipula – si legge che in caso di «evento rilevante» il controllo passa nelle mani del nuovo padrone, la banca irlandese. Accanto ai pegni, la garanzia richiesta è pressoché totale: i crediti della società e i crediti che eventualmente i comuni possono vantare nei confronti di Acqualatina. La struttura del contratto – che prevede anche il ricorso all’hedging, uno degli strumenti finanziari più rischiosi – si basa poi su una previsione dell’andamento della società stimato al momento della firma. Che succede se qualcosa cambia? Che succede se i 7000 cittadini di Aprilia che contestano la bolletta dovessero vincere la loro battaglia? Il «modello» del contratto verrebbe ridiscusso. E già oggi a distanza di un anno dalla firma del finanziamento i conti non tornano. Ad esempio la spesa dell’energia che era preventivata nel piano economico presentato alla banca è notevolmente aumentata, con un incremento dei costi operativi di alcuni milioni di euro. Variazioni che, a discrezione della Depfa, potrebbero essere considerate «evento rilevante» – che pone a rischio cioè la possibilità di rimborso del prestito – facendo entrare i banchieri nella gestione dell’acqua a Latina.

I sindaci dei tanti piccoli comuni nel sud del Lazio si troveranno davanti strumenti finanziari concepiti dalle banche internazionali, ben differenti dai classici mutui della Cassa depositi e prestiti. Derivati e contratti di hedging sui quali potranno decidere solo a cose fatte, solo un anno e mezzo dopo la firma del finanziamento. Se poi l’acqua dovesse mancare – e le interruzioni di flusso in provincia di Latina sono praticamente quotidiane – dovranno rivolgersi ad una banca in Irlanda o ad una multinazionale con sede a Parigi. Se le cose poi dovessero andar male, se i cittadini non riuscissero a pagare più le bollette a quattro cifre del gestore, dovrebbero cedere il posto di azionisti a dei signori irlandesi, venuti da una banca, la Depfa, appena declassata dalle agenzie di rating internazionali.

Per ora i sindaci della provincia di Latina non hanno ancora scritto lettere preoccupate al parlamento, come hanno invece fatto i loro colleghi negli Stati uniti dopo la crisi finanziaria. Hanno però un’ultima chance il 22 dicembre, quella di evitare che la finanza speculativa internazionale possa entrare nella gestione dei loro acquedotti. Anche perché ultimamente è una finanza che fa acqua da tutte le parti.

di Andrea Palladino